Strange feeling tonight. Too many no activity days, a new tale is growing, word after word, an insane idea, on a path leading far from the real world. Or maybe deeply inside it. Open eye dreams are filling up my days, while the rain falls on this filthy city, without washing off its dirt, just washing off our hopes. Walking along the shore we will find them again, collecting them like sea-shells. Hold your hopes strong, don't let this black rain to wash them away from you. Don't let it.
Welcome to the moor of my mind, to the bog of my mood. In this place you'll find reflections in a shattered mirror, shadows in an autumnal day, changing dark clouds in my mind's nocturnal sky. This place is such a stuff as dreams and nightmares are made on, a journey record which gives shape to a different world. Welcome to my world.
Tuesday, 25 September 2012
Friday, 21 September 2012
PrimoVictoria
Songwriters: BRODEN, JOAKIM / SUNDSTROM, PAR
Through the gates of hell
As we make our way to heaven
Through the Nazi lines
Primo victoria
We've been training for years
Now we're ready to strike
As the great operation begins
We're the first wave on the shore
We're the first ones to fall
Yet soldiers have fallen before
In the dawn they will pay
With their lives as the price
History's written today
In this burning inferno
Know that nothing remains
As our forces advance on the beach
Aiming for heaven though serving in hell
Victory is ours their forces will fall
[ Lyrics from: http://www.lyricsmode.com/lyrics/s/sabaton/primo_victoria.html ]
Through the gates of hell
As we make our way to heaven
Through the Nazi lines
Primo victoria
On the 6th of June
On the shores of western Europe 1944
D-day upon us
We've been here before
Used to this kind of war
Crossfire grind through the sand
Our orders were easy
It's kill or be killed
Blood on both sides will be spilled
In the dawn they will pay
With their lives as the price
History's written today
Now that we are at war
With the axis again
This time we know what will come
6th of June 1944
Allies are turning the war
Normandy state of anarchy
Overlord
As we make our way to heaven
Through the Nazi lines
Primo victoria
We've been training for years
Now we're ready to strike
As the great operation begins
We're the first wave on the shore
We're the first ones to fall
Yet soldiers have fallen before
In the dawn they will pay
With their lives as the price
History's written today
In this burning inferno
Know that nothing remains
As our forces advance on the beach
Aiming for heaven though serving in hell
Victory is ours their forces will fall
[ Lyrics from: http://www.lyricsmode.com/lyrics/s/sabaton/primo_victoria.html ]
Through the gates of hell
As we make our way to heaven
Through the Nazi lines
Primo victoria
On the 6th of June
On the shores of western Europe 1944
D-day upon us
We've been here before
Used to this kind of war
Crossfire grind through the sand
Our orders were easy
It's kill or be killed
Blood on both sides will be spilled
In the dawn they will pay
With their lives as the price
History's written today
Now that we are at war
With the axis again
This time we know what will come
6th of June 1944
Allies are turning the war
Normandy state of anarchy
Overlord
Tuesday, 18 September 2012
This is what matters
Non ci sono coincidenze, tutto e' una coincidenza soltanto. Ho vissuto di coincidenze. Due donne nate lo stesso giorno, praticamente con lo stesso nome, simili in tante cose ma diverse in tutto. Due avatara della stessa Dea. Rincorrersi nei sogni, rincorrere un sogno. Un tocco capace di varcare l' Oceano. Fato o Caso, cosa importa? Lei e' qui, io sbagliando strada mi sono trovato nel posto giusto. Stiamo percorrendo lo stesso sentiero nel Labirinto.
Questo e' cio' che conta.
There are not coincidences, everything is just a coincidence. I have lived of coincidences till now. Two women born the same day, practically bearing the same name, similar in many things but different in everything. Two different avatars of the same Goddess. Running after each other in the dreams, to chase a dream. A touch able to cross the Ocean. Fate or Case, what does it matter? She is here, making a mistake I found myself in the right place. We are walking the same path into the Labyrinth.
This is what matters.
Friday, 14 September 2012
Thursday, 13 September 2012
Bus drivers
The central figure in this story is the bus driver. I thought that bus drivers' alienation was typical of Londoner drivers, instead it is possible to find it in smaller cities like Nottingham as well. I see humans but not humanity. Often, showing just a little bit of humanity could make the difference in the someone else life.
http://www.telegraph.co.uk/news/uknews/crime/9538167/Judge-criticises-bus-drivers-inability-to-show-small-act-of-kindness-after-student-who-was-20p-short-of-a-bus-fare-raped.html
http://www.telegraph.co.uk/news/uknews/crime/9538167/Judge-criticises-bus-drivers-inability-to-show-small-act-of-kindness-after-student-who-was-20p-short-of-a-bus-fare-raped.html
Metropoli Farneticante
Arrivarono da oltre il mare ed edificarono la loro citta' sulle rive di un fiume. Acque scure ben presto infestate dei cadaveri dei nemici sconfitti, i cui corpi affondarono nei fondali fangosi. Le pianure a nord del fiume, coperte da un'immensa foresta, furono private dei loro alberi: abeti giganteschi, querce maestose e faggi e carpini imponenti caddero sotto colpi di scure, diventando combustibile e cedendo la terra a nuove costruzioni. I colli a sud del fiume furono fortificati, cavalieri in armatura presero stanza in castelli turriti.
La citta' crebbe, invecchio', luride strade strette fra palazzi maestosi. Divenne una metropoli sotto la spinta di un'industria instancabile. Sub-umani ed appartenenti di nuove razze di Inumani migrarono nelle sue periferie: schiavi nelle manifatture i piu' deboli, soldati per costruire un impero i piu' feroci. Una sola razza, fredda e calcolatrice, nata in luoghi celati da nebbie, dominava incurante sulla citta' e i suoi possedimenti.
Il cemento e la pietra presero il posto delle foreste, una nuova foresta pietrificata che racchiudeva, come uno scrigno, pietre preziose fatte di boschetti antichi e giardini di oscura bellezza, luoghi di quiete e cimiteri, distese infinite di lapidi e distorti alberi stanchi. E nei suoi meandri abitati da ratti e umanita' decaduta, una nuova entita' andava crescendo: un Demone vorace e mai sazio, nutrito con le spoglie degli Spiriti antichi che avevano abitato le foreste vergini ed il sangue dei nuovi flussi migratori.
La citta' crebbe, tentacolare, fagocitando le piu' piccole citta' satellite, trasformandosi in un organismo immenso la cui ossatura era formata da oscuri tunnel usati dalle sue milizie per mantenere il controllo piu' ferreo anche nelle periferie derelitte. Secolo dopo secolo, la razza dominante si ritiro' in palazzi sempre piu' inaccessibili, facendo solo ben programmate uscite pubbliche, mentre nuove forme di controllo venivano sperimentate sulla popolazione a sua insaputa. Una strisciante forma di omologazione si sparse lentamente strada per strada, quartiere per quartiere, dal piu' antico nucleo del centro cittadino, fino alle ultime moderne periferie che venivano rapidamente edificate per supportare le differenti classi sociali. Col tempo, tutte le strade finirono per rassomigliarsi, mentre gli edifici stessi assumevano lo stesso aspetto: i vecchi mutavano, i nuovi venivano costruiti simili ai vecchi, cio' che non poteva essere cambiato veniva nascosto con insegne luminose di catene di negozi tutti aventi lo stesso nome. Abbigliamenti omologati vennero imposti agli abitanti, chi cercava di mantenere un'indipendenza di pensiero veniva lentamente e senza clamore escluso dall'accesso ad ogni possibilita' di migliorare la sua condizione. Controllori dalle menti omologate vennero collocati in posizioni chiave. Ogni accesso al Sapere, a quello vero, fu abilmente impedito, fino a ridurre le varie razze popolanti la metropoli una sola gente priva della capacita' di affrancarsi.
E mentre i Pallidi Signori della citta', devoti alle varie forme di lotta e violenza, capaci solo di combattere perche' incapaci di provare amore e passione per qualsiasi altra cosa, accrescevano il loro potere e la loro ricchezza, la miseria cresceva fra le popolazioni sottomesse. Le nazioni conquistate dalle loro orde, spogliate ed impoverite, divennero un bacino di schiavi volontari, attirati dalla speranza di un futuro migliore. Futuro che in principio sorrise a molti, finche' la ricchezza dello schiavo rendeva ancor piu' ricco il padrone. Ma quando le cose cambiarono nel mondo, quando nuove guerre sconvolsero ogni terra al di la' dei mari, fu necessario cambiare il sistema di sfruttamento, perche' il Demone nato dalla fusione di ossa e matallo, escrementi e sangue che erano le fondamenta della metropoli e il suo scheletro, potesse essere regolarmente nutrito e non si rivoltasse contro coloro dalle cui menti fosche era stato partorito. E cosi', nuove masse di schiavi furono importate nella metropoli, imprigionati nei suoi meandri, sfruttati per costruire opere colossali, per riprendere ai loro simili cio' che era stato concesso, torturati ed uccisi per il sadico piacere di pochi, ed infine le loro carni usate per sfamare il demone.
Guardando la metropoli da fuori, da un'ipotetico punto sospeso nel suo cielo, essa si presentava uguale ed omogenea, con strade una uguale all'altra distese a circondare i magnifici monumenti eretti alla vanagloria dei Pallidi Signori. Invece la sua popolazione era varia, le molte razze differenti per statura e colore pitturavano le vie tutte uguali: pelli nere e rosse, capigliature ispide o fluenti, crani rasati, corpi coperti di tatuaggi, carni trafitte da ossi e metalli, cresciute in simbiosi con meccanismi elettronici, corpi deboli o forti, energumeni stolidi, creature longilinee, sottili come fogli di carta o soverchiate da masse di grasso, bellissime, deformi, agili e scattanti o lente e possenti. Ma per quanto i loro corpi fossero diversi, tutte le loro menti erano uguali, tutte le loro menti erano, in un modo o in un altro, sotto controllo.
E al centro di tutto, e al contempo esteso ovunque grazie ai buii cunicoli sotterranei, il Demone, idiota e malevole, rideva e farneticava e si nutriva, crescendo sempre piu grande dentro il suo guscio che era la citta' stessa. E premendo, infestando la veglia e i sonni dei suoi abitanti, il Demone comincio' a far sentire la sua forza, ancora incubata, in sprazzi di violenza, in pura follia scatenata nelle strada da folle impazzite che depredavano e bruciavano, o negli anfratti buii dove la depravata crudelta' veniva consumata come il pasto di una fiera ferita. Qualcuno, fra i Pallidi Signori, comincio' a temere che la situazione potesse sfuggire di mano.
E il Demone, farneticante, continua tutt'ora a crescere, nutrito di sofferenza, fin quando rompera' il guscio, dilagando ed avvelenando tutto cio' che tocchera'.
La citta' crebbe, tentacolare, fagocitando le piu' piccole citta' satellite, trasformandosi in un organismo immenso la cui ossatura era formata da oscuri tunnel usati dalle sue milizie per mantenere il controllo piu' ferreo anche nelle periferie derelitte. Secolo dopo secolo, la razza dominante si ritiro' in palazzi sempre piu' inaccessibili, facendo solo ben programmate uscite pubbliche, mentre nuove forme di controllo venivano sperimentate sulla popolazione a sua insaputa. Una strisciante forma di omologazione si sparse lentamente strada per strada, quartiere per quartiere, dal piu' antico nucleo del centro cittadino, fino alle ultime moderne periferie che venivano rapidamente edificate per supportare le differenti classi sociali. Col tempo, tutte le strade finirono per rassomigliarsi, mentre gli edifici stessi assumevano lo stesso aspetto: i vecchi mutavano, i nuovi venivano costruiti simili ai vecchi, cio' che non poteva essere cambiato veniva nascosto con insegne luminose di catene di negozi tutti aventi lo stesso nome. Abbigliamenti omologati vennero imposti agli abitanti, chi cercava di mantenere un'indipendenza di pensiero veniva lentamente e senza clamore escluso dall'accesso ad ogni possibilita' di migliorare la sua condizione. Controllori dalle menti omologate vennero collocati in posizioni chiave. Ogni accesso al Sapere, a quello vero, fu abilmente impedito, fino a ridurre le varie razze popolanti la metropoli una sola gente priva della capacita' di affrancarsi.
E mentre i Pallidi Signori della citta', devoti alle varie forme di lotta e violenza, capaci solo di combattere perche' incapaci di provare amore e passione per qualsiasi altra cosa, accrescevano il loro potere e la loro ricchezza, la miseria cresceva fra le popolazioni sottomesse. Le nazioni conquistate dalle loro orde, spogliate ed impoverite, divennero un bacino di schiavi volontari, attirati dalla speranza di un futuro migliore. Futuro che in principio sorrise a molti, finche' la ricchezza dello schiavo rendeva ancor piu' ricco il padrone. Ma quando le cose cambiarono nel mondo, quando nuove guerre sconvolsero ogni terra al di la' dei mari, fu necessario cambiare il sistema di sfruttamento, perche' il Demone nato dalla fusione di ossa e matallo, escrementi e sangue che erano le fondamenta della metropoli e il suo scheletro, potesse essere regolarmente nutrito e non si rivoltasse contro coloro dalle cui menti fosche era stato partorito. E cosi', nuove masse di schiavi furono importate nella metropoli, imprigionati nei suoi meandri, sfruttati per costruire opere colossali, per riprendere ai loro simili cio' che era stato concesso, torturati ed uccisi per il sadico piacere di pochi, ed infine le loro carni usate per sfamare il demone.
Guardando la metropoli da fuori, da un'ipotetico punto sospeso nel suo cielo, essa si presentava uguale ed omogenea, con strade una uguale all'altra distese a circondare i magnifici monumenti eretti alla vanagloria dei Pallidi Signori. Invece la sua popolazione era varia, le molte razze differenti per statura e colore pitturavano le vie tutte uguali: pelli nere e rosse, capigliature ispide o fluenti, crani rasati, corpi coperti di tatuaggi, carni trafitte da ossi e metalli, cresciute in simbiosi con meccanismi elettronici, corpi deboli o forti, energumeni stolidi, creature longilinee, sottili come fogli di carta o soverchiate da masse di grasso, bellissime, deformi, agili e scattanti o lente e possenti. Ma per quanto i loro corpi fossero diversi, tutte le loro menti erano uguali, tutte le loro menti erano, in un modo o in un altro, sotto controllo.
E al centro di tutto, e al contempo esteso ovunque grazie ai buii cunicoli sotterranei, il Demone, idiota e malevole, rideva e farneticava e si nutriva, crescendo sempre piu grande dentro il suo guscio che era la citta' stessa. E premendo, infestando la veglia e i sonni dei suoi abitanti, il Demone comincio' a far sentire la sua forza, ancora incubata, in sprazzi di violenza, in pura follia scatenata nelle strada da folle impazzite che depredavano e bruciavano, o negli anfratti buii dove la depravata crudelta' veniva consumata come il pasto di una fiera ferita. Qualcuno, fra i Pallidi Signori, comincio' a temere che la situazione potesse sfuggire di mano.
E il Demone, farneticante, continua tutt'ora a crescere, nutrito di sofferenza, fin quando rompera' il guscio, dilagando ed avvelenando tutto cio' che tocchera'.
Friday, 31 August 2012
London is drowning
London Calling
(Strummer/Jones)
London calling to the faraway towns Now that war is declared-and battle come down London calling to the underworld Come out of the cupboard, all you boys and girls London calling, now don't look at us All that phoney Beatlemania has bitten the dust London calling, see we ain't got no swing 'Cept for the ring of that truncheon thing
The ice age is coming, the sun is zooming in Meltdown expected, the wheat is growing thin Engines stop running but I have no fear London is burning and I live by the river London calling to the imitation zone Forget it, brother, an' go it alone London calling upon the zombies of death Quit holding out-and draw another breath London calling-and I don't wanna shout But when we were talking-I saw you nodding out London calling, see we ain't got no highs Except for that one with the yellowy eyes The ice age is coming, the sun is zooming in Engines stop running and the wheat is growing thin A nuclear error, but I have no fear London is drowning-and I live by the river The ice age is coming, the sun is zooming in Engines stop running and the wheat is growing thin A nuclear error, but I have no fear London is drowning-and I live by the river Now get this London calling, yeah, I was there, too An' you know what they said? Well, some of it was true! London calling at the top of the dial After all this, won't you give me a smile? I never felt so much a' like
Thursday, 30 August 2012
The Lord of the Beers
Three Pints for the Elven-kings the cider drinkers,
Seven for the Dwarf-lords in their Undergrounds of stone,
Nine for Mortal Men doomed to get drunk,
One for the Drunk Lord behind his dark bench
In the Pub of Mordor where Beers flow.
Seven for the Dwarf-lords in their Undergrounds of stone,
Nine for Mortal Men doomed to get drunk,
One for the Drunk Lord behind his dark bench
In the Pub of Mordor where Beers flow.
One Beer to rule them all, One Beer to find them,
One Beer to bring them at the pub and with the alcohol bind them
In the Pub of Mordor where Beers flow.
One Beer to bring them at the pub and with the alcohol bind them
In the Pub of Mordor where Beers flow.
The Highwayman
La luna era un galeone che solcava il cielo. Il mondo era tinto di bianco dalla sua luce. Nubi sfibrate correvano spinte dal vento davanti alla sua faccia. E le cime degli abeti del bosco si agitavano alle raffiche calde nella notte estiva. Emergendo dal buio, preceduto dal secco suono di zoccoli ferrati, un cavaliere giunse dalla strada a Nord. La strada che in pochi percorrevano e che ancor meno completavano.
Incurante delle ombre che scivolavano fra i tronchi degli alberi, la' dove la luce lunare non arrivava. Il cavaliere percorse l'ultimo tratto di strada, una linea che tagliava in due il bosco. Giunse in campo aperto, distese d'erba e fiori, teste coronate e file di lance che si piegavano sotto il vento. La pianura si apriva in ogni direzione davanti a lui. Ancora lontana una luce calda gli faceva da guida, indicando la presenza della locanda.
Senza affrettarsi procedette verso la luce, oltrepassando un crocevia, una croce polverosa bordata di pietre. Chiuso da staccionate di pali, un piazzale illuminato da lanterne ad olio che ondeggiavano, appese a gruppi di tre, su alti pali di legno. Volteggio' giu' di sella, il viso ombreggiato dalla lunga tesa di un cappello sdrucito. Pelle nera e borchie metalliche sotto il mantello scuro, e lame nascoste ed acciaio tra le pieghe dei vestiti. Un mazzo di lacci di cuoio appeso al fianco. Lego' il cavallo, nero come la notte, alla staccionata dell'abbeveratoio. Gli occhi dell'animale erano rossi nel buio.
Gli stivali risuonarono sul selciato. La porta della locanda traspariva luce gialla dal vetro piombato. Un Vampiro Guardiano gli si fece incontro dalla tenebra di un angolo, poi retrocedette nel buio addossato all'edificio, un sibilo di rabbia e paura disperso da una raffica di vento. L'uomo lo ignoro', procedette sicuro all'ingresso della taverna costruita in pietra.
Spalancando la porta accedette ad un ambiente dalla luce soffusa. Poco movimento, quattro avventori non umani, il propietario dietro il bancone e la figlia dell'uomo che si fermo' immobile sulla porta della cucina. Il proprietario lo guardo' passare in silenzio, duro lo sguardo, mentre lo superava ignorandolo e con passo lento raggiungeva il tavolo piu' lontano. La figlia del propietario mosse verso di lui, mentre prendeva posto al tavolo scelto, ondeggiare di fianchi e neri capelli sciolti.
I loro occhi si incrociarono, la consapevolezza di essersi gia' conosciuti sebbene non si fossero mai incontrati.
-Cosa ti porto, straniero?- Un sussurro, un timore.
-Lo sai gia'.
-Ti ho sognato...
-Era piu' di un sogno.
Immagini di un bicchiere pieno di liquore verde e di un corpo nudo, la sensazione di forti braccia che la avvolgevano e il calore del fuoco sulla pelle della schiena. Un ansito la sola manifestazione del ricordo, del sogno durato tutta una notte. Volteggiare della sottana, passi affrettati e la giovane dai capelli neri scomparve in cucina.
L'uomo si tolse il cappello. Un naso adunco e pelle bruciata dal sole, occhi come braci ardenti infossati e adombrati in un volto spigoloso. Labbra sottili dalla linea dura, denti accuminati. Vorace e pericoloso. La sala era pervasa di silenzio, il sottile sibilo del gas nelle lampade era udibile se si faceva tacere il proprio cuore.
La giovane fece ritorno, un vassoio con una bottiglia e un bicchiere. -Dopo. Fuori della porta della cucina.-disse e scomparve ancora.
L'uomo si verso' il liquore, denso e verde e aromatico. Lo sorseggio' lentamente. Il propietario della locanda lascio' il suo posto dietro al banco, bicchieri lucidi e bottiglie ordinate in fila. Sguardo deciso, l'aspetto di chi ha lavorato tutta una vita, si e' sudato tutto quello che ha avuto.
-Ti serve una stanza?-chiese.
-Quella in cima alle scale sulla sinistra.
-Sei gia' stato qui?- Dubbio nella voce, una vena di sospetto.
-No.- Lo strofinare di una moneta d'argento sul tavolo, spinta con due dita. -Sveglia lo stalliere. Che il ragazzo stia attento, il mio cavallo morde. Non lo deve avvicinare da dietro.
-Certo, glielo diro'.
L'argento scomparve. L'uomo usci' dalla cucina, poche parole inudibili, poi una porta che si apriva e sbatteva nel chiudersi.
Piu' tardi, nella camera, la pallida luce della luna al tramonto sul petto nudo. Lo sguardo era mobile, mai fermo. La pianura era piena di segni di vita, e piu' oltre la foresta pure. E le montagne perse nella tenebra. Pericoli e dolori, una terra che non apparteneva all'Uomo. La morte era in agguato, esseri antichi reclamavano la loro indipendenza e lottavano contro l'Impero. I luoghi sicuri erano lontani, questa era la Frontiera. Le citta' erano poche, le truppe armate battevano tutte le strade. Eppure un viaggiatore poteva non incontrare nessuno per giorni. Distanze infinite e poche certezze. Nessuna di sopravvivere. Enormi ricchezze per i piu' forti, e per chi era fortunato o protetto dagli Dei. C'era molto da saccheggiare, tra le rovine di una guerra antica, le ultime tracce di una cultura annientata.
La bottiglia stretta al collo in una mano, il braccio abbandonato lungo il fianco. L'aria fresca entrava dalla finestra aperta, sollevo' il bicchiere. Labbra macchiate di verde. Tutte le porte erano state infine serrate. Nessun rumore, i Guardiani erano immobili e silenziosi. Un talismano oscuro pendeva ad una catena sul suo petto. Un chiavistello gratto' metallico, il fruscio di una porta socchiusa, un'ombra scivolo' lungo il muro. Posata la bottiglia e il bicchiere volteggio' fuori della finestra. I suoi piedi nudi non produssero rumore sul selciato. Si raddrizzo' lento, imponente nel buio. Un passo e fu vicino a lei. Udiva il cuore della ragazza, il suo desiderio, la sua paura.
-Chi sei...
-Mi conosci. Tu mi hai chiamato.
-Ti ho sognato...
-Era piu' di un sogno.
Il suo tocco e un torrente di emozioni la travolsero. Le sue braccia la accolsero, niente piu' importava.
Dopo lui disse: -Domani notte, aspettami fuori della strada che porta ad Est, la' dove incrocia il sentiero che parte dalle stalle. Guarda ad Est cercandomi quando la luna stara' per tramontare.
Le sue parole si spensero, veloce si arrampico' fino alla sua finestra. Lei guardo' la finestra chiudersi, stringendosi le vesti al petto.
Prima dell'alba un galoppo lontano annuncio' la sua partenza. Nessuno aveva avvertito che stava lasciando la locanda.
I soldati vennero nel pomeriggio che languiva, giacche rosse impolverate, spade e moschetti. Un prete dallo sguardo avido, bocca dalla piega dura. Il suo cavallo era il piu' alto di tutti. Vesti rosse come il sangue, mani sporche di sangue innocente. Presero senza pagare, cercavano l'Highwayman.
-E' stato qui-, disse il prete, scandagliando la grande sala con lo sguardo. -Cosa cercava?
-Non ne ho idea-, rispose il locandiere, il capo a fatica mantenuto chino, i denti stretti per la rabbia. -Ha pagato il suo liquore e la stanza. Se ne e' andato prima dell'alba.
-Cercava qualcosa.
Scese la sera, la notte scivolo' ad avvolgere la locanda, i soldati ridevano e urlavano intorno ai fuochi. Fu facile per la figlia del locandiere scivolare fra le loro file dal retro della stalla, una corsa affrettata nel sentiero bordato di erbe secche, e scomparire nel buio.
Un albero secco, un piccolo tronco contorto, stava inclinato nel luogo dell'incontro. Alti ginepri nascondevano lo spiazzo. Voli di uccelli da preda nel buio e il respiro di una terra che non conosce il perdono. Clop-a-lot, clop-a-lot. Era lui che arrivava, una figura nera contro la luna bassa. Gli occhi rossi del suo cavallo, il vento come un brivido e il suo mantello che si agitava.
Il tempo era un soffio, un battito del cuore; il tempo era dilatato, l'ululato del vento. Non ebbe idea di quando ne' di come, si ritrovo' fra le sue braccia. Ma i suoi occhi erano ghiaccio nero, nessun calore sul suo viso. Solo la linea secca e piatta delle labbra sottili. Lo sguardo spaventato da uccello ferito non fece breccia alcuna. La mano scivolo' al mazzo di lacci di cuoio.
-Chi sei...?
-Sono colui che non avresti mai dovuto incontrare.
-Lasciami andare...ti prego...
I lacci scorsero intorno alla sua gola.
-Tu mi hai chiamato.- Una voce dura e fredda e lontana.
Lei scuote la testa. -No... non io.
I lacci strinsero, gli occhi di lei si sbarrarono. La bocca una O silenziosa. Un ansito, un sospiro, un gemito, mentre moriva come quando faceva l'amore. La luce si spense piano, solo il buio, poi neanche piu' il dolore.
L'Highwayman cavalco' via veloce, tornando ad Est e scomparendo nella tenebra. Clop-a-lot, clop-a-lot. Zoccoli sul suolo indurito della strada, nessun segno nella sua polvere. La trovarono al mattino, che i soldati se ne erano andati. Stesa nell'erba, bianca e gli occhi fissi al cielo vuoto, un mazzo di lacci di cuoio stretto intorno alla gola.
Wednesday, 29 August 2012
Tuesday, 28 August 2012
The Seven Sisters
Seven Sisters is one of the names of Pleiadi constellation, and the seven Dover chalk cliffs' name. But it is a London area as well. Speaking about the area, at my arrival to London I got a wrong information. A Briton, who I worked with, told me the name came from a landlord of the area, probably the Earl of Northumbria, the last of the Great Saxon Earls, who had seven daughters. But the name has nothing to share nether whit the constellation nether whit the cliffs. And even less with the unlucky Earl who generated just females.
Instead it came from, and is used from the 1732, a group of seven trees grew in circle on the Page Green area, seven huge Elms whit a Walnut tree planted in the middle of them.
Instead it came from, and is used from the 1732, a group of seven trees grew in circle on the Page Green area, seven huge Elms whit a Walnut tree planted in the middle of them.
The Elm has an important role in the mythology of the Isles, linked to the Underworld and the Elves. About these trees, which are on the maps from 1600s but probably date back to the Roman Age, grew on a shrine or pagan holy ground, was said that "flourished without growing bigger". This was certainly due to the toxins which the Walnut (Juglans nigra) releases into the ground from its roots. Indeed the Walnut entered in the popular believing as malefic plant, often linked whit the witches or similar beliefs. In South of Italy is believed that sleeping underneath a Walnut during a full moon night bring misfortune and lost of manhood, while Lord Dunsany, writer in London, included a Walnut tree in some of his own horror tails -and big spider-form creatures, as well, which lived inside the hollow of the Walnut-. But you can prove it in your own trying to grow plants of Tomato underneath a Walnut. But don't eat what you'll eventually harvest.On the 1876 the Seven Sisters were replanted more to eastwards, still on Page Green, due the savage urban growth which was going to modify drastically the area. Forgiven all that was holy to the ancestors. But it's well-know, in every Pantheon, Mammon is the strongest god.
The group of trees was replanted again on 1997. This time Hornbeam (Carpinus betulus) was used, since it was no possible using Elms (Ulmus) due a disease, the "Dutch Elm Disease". This disease (DED) was first observed in Holland, and is caused by a fungus (Ophiostoma ulmi) which is beetle-dispersed. The Elm bark beetle (Scolytidae multistriatus, S. scolytus and Hylurgopinus rufipes) hollows out their tunnels just beneath the bark, spreading the fungus eating the wood. The fungus, growing among the cells, clogs up the vascular (water conducting) system, resulting in a progressive withering of the crown first, until a quite quick death of the tree.
The Hornbeam, as well, is a native tree as Elm, grows well in clay soil, is resistant to urban pollution and thrives if planted in cluster. Even more it constituted the great forest which covered the lands northwards from London. These are the reasons of the swapping to Hornbeam to recreate the new Seven Sisters circle.
Monday, 27 August 2012
Gardens of Ninfa
Gardens of Ninfa is a shrine, a green place which enshrine the ruins of a medieval city, burnt and plundered several times and in the end left by inhabitants. Today, just the vestiges remain, surrounding a lake whit its defensive walls, towers, churches and houses.
At the edge of Pedemontana Volsca way, which linked Rome with south of Lazio, underneath the crag of Norma, a limpid lake is. It was born by the waters of Ninfeo river, and on its shores, during the VII century a.C., a small group of inhabitants from Norba settled. Since the river name means, in Latin language, "water place" or rather a "place consecrated to a ninfa", the settlement was called Ninfa.
Ninfa's fortune lasted until February of 1382, when, after centuries of economic and architectural growth, which saw the construction of churches, houses, mills, a palace with a strong bulwark and new defensive walls, the city was overcome by internecine fights. Completely destroyed, it was never rebuilt. Malaria went through it dispersing the few farmers remained on the place. Ninfa lived just in the memory, and in the 1800s it was called "the Pompei of Middle Age".
In the 1920 the Prince Gelasio Caetani decided to clear up the area with the aim to create the wonderful garden which today we still admire. His work was continued and completed by donna Lelia, the last representative of the family. In 1977, at her death, Ninfa was donated to Roffredo Caetani Foundation.
Our walk into the garden is leaded by the watercourses and we go with the sound of their waterfalls and the murmuring of the flowing water beneath the bridges. The river flows aside the watermill, and a ruined ivy covered bridge still standing on the green water river. Walking among the ruins, the urban lay out is still clearly distinguishable, giving the garden a setting which appeals to the imagination. And the path aside the river turns towards the lake, crosses the river on an arches bridge, then flanks the lake, where the Castle with its tower is reflected on the clear surface. Turned all around the lake, using the Consular Road, the walk arrives to the hortus and at the Castle.
Inside the garden we can meet 19 different varieties of deciduous Magnolia, along birches, water Irises and a fabulous variety of Japanese Maples. Moreover Cherry trees have a spectacular blossom in Spring. Among 1300 different species that is possible admire into the almost 2.5 acres of garden, we remember Viburnum (Viburnum tinus), Honeysuckle (Lonicera caprifolium), Ceanothus (Ceanothus thyrsiflorus), Holly (Ilex aquifolium), Clematis (Clematis montana), Cornelias Cherry (Cornus mas), flowering Apple trees (Malus) and Tulip tree (Liriodendron tulipifera). Many Rose varieties grow
Inside the garden we can meet 19 different varieties of deciduous Magnolia, along birches, water Irises and a fabulous variety of Japanese Maples. Moreover Cherry trees have a spectacular blossom in Spring. Among 1300 different species that is possible admire into the almost 2.5 acres of garden, we remember Viburnum (Viburnum tinus), Honeysuckle (Lonicera caprifolium), Ceanothus (Ceanothus thyrsiflorus), Holly (Ilex aquifolium), Clematis (Clematis montana), Cornelias Cherry (Cornus mas), flowering Apple trees (Malus) and Tulip tree (Liriodendron tulipifera). Many Rose varieties grow
along the paths, festooning trees and ruins, bordering the river and the streams. In a substantial collection are worthy of note varieties as R. banksiae, R. bracteata, R. x odorata 'Mutabilis', R. hugonis, 'Ballerina', 'Iceberg', 'Max Graf', 'Complicata', 'Penelope', 'Buff Beauty', 'M.me Alfred Carriere', R. filipes 'Kiftsgate', 'Gloire de Dijon'. Wild flowers are much in evidence, for example Anemone, Valerian, Bellis, Primulas and Cyclamens, colouring meadows and paths.
The Ninfa's mild climate allows to grow even tropical plants, as Avocado, Gunnera manicata of South America, Banana trees. Many shrubs have been planted not just for their beauty, but because perfect habitat to birds, more than hundred different species registered, and insects which leave inside the Garden.
The best time to visit Giardini di Ninfa are the mild days of Italian Spring, when scents are in the air, which is warm and the breeze kisses you. The sun is bright but not strong enough to make colours lighter, as happens in Summer. You'll love to lay on the green grass, smelling its odour and the soil, tasting the air and slowly sliding into the particular torpor which belong just to Italian Spring.
Monday, 20 August 2012
Sunday, 19 August 2012
Saturday, 18 August 2012
Altroquando
Mi preparo a perdere tutto una volta ancora. Una "mandata" di amici che vanno lentamente svanendo nella nebbia, li aiutero' a scomparire col mio silenzio; un nuovo amore di cui vedo gia' la fine inevitabile, che sono certo mi lascera', perche' per stare con me dovrebbe compiere troppe rinunce e le rinunce vengono sempre rinfacciate. In attesa che accada, mi rendo conto che ho desiderato troppo conservare la mia vita perche' non la perdessi, anche questo straccio di esistenza, questa pantomima annaspante e parodia di vera vita. Lasciandola andare, chissa', magari la ritrovero' in un Altroquando.
Monday, 13 August 2012
Inevitabile
Quando infine ammisi con me stesso che di cio' che era la mia vita poco o nulla mi sarebbe rimasto fra le mani, pregai per una seconda opportunita'. Fui accontentato, in un modo che non mi aspettavo. Arrivasti tu, col tuo sorriso da ragazzina e quegli occhi profondi da donna matura, in bilico fra l'adolescenza e la maturita', dolce come nettare ed affilata come un rasoio. Il nome quasi uguale, nata lo stesso giorno, e tante altre cose in comune. Cosi' tante, sebbene per lo piu' minuzie, che se considero il quadro generale rabbrividisco.
Ed essendo una seconda possibilita', l'occasione di correggere i miei errori, la chance di prendere, questa volta, le giuste svolte, iniziai a trovarmi davanti quegli stessi bivi fra cui in passato avevo gia' dovuto scegliere. Ma dove avevo preso la svolta giusta e dove quella sbagliata?
Inizialmemte non ci avevo fatto caso, ma poi ero stato costretto a prendere coscienza che il suolo su cui camminavo era una pista che avevo gia' battuto. E tutte quelle scelte che in passato avevo affrontato con tanta disinvoltura, col cuore leggero della gioventu' e con la stupidita' che ne e' tipica, ora me le trovavo davanti una seconda volta ed ero chiamato a correggerle la' dove avevo fallito.
Ed una scelta dopo l'altra, una prova subito appresso alla precedente, quasi senza lasciarci il tempo di respirare, in un caleidoscopio nuovo per te ma conosciuto per me, mi sono reso conto che gia' sapevo qual era la prova successiva e che allungando il collo per guardare al di sopra della massa degli eventi entranti , accalcati sulla strada per il domani, ero capace di vedere cosa aveva in serbo per me il futuro.
Quello che tu non capisci e' che cio' che ho visto mi spaventa, perche' ho visto la fine, ho visto te andartene, come gia' chi avevo amato se ne e' andata. Perche' dopo ogni svolta, dopo ogni decisione cambiata, e' sempre lo stesso scenario che mi si ripresenta sullo sfondo. E percio' e' una lotta affannosa per cercare di cambiare quel destino preparatomi, quella dannazione che pare inevitabile, come se non avessi la capacita' di prendere la decisione giusta, perche' probabilmente non c'e' una decisione giusta, ma solo una meno sbagliata e che non e' sufficiente.
Cio' che e' predestinato e' inevitabile. Almeno fin tanto che contero' sulle mie sole forze. Non volermene se nei miei annaspanti tentativi sembro respingerti, cerco solo di allontanarti da quel sentiero che ci perdera', di scongiurare un fato che vedo e che non so ancora come evitare.
Saturday, 4 August 2012
Land of illegal dances
THIS IS ENGLAND
I hear a gang fire on a human factory farm
Are they howling out or doing somebody harm
On a catwalk jungle somebody grabbed my arm
A voice spoke so cold it matched the weapon in her palm
This is England
This knife of Sheffield steel
This is England
This is how we feel
Time on his hands freezing in those clothes
He won't go for the carrot
They beat him by the pole
Some sunny day confronted by his soul
He's out at sea, too far off, he can't go home
This is England
What we're supposed to die for
This is England
And we're never gonna cry no more
Black shadow of the Vincent
Falls on a Triumph line
I got my motorcycle jacket
But I'm walking all the time
South Atlantic wind blows
Ice from a dying creed
I see no glory
When will we be free
This is England
We can chain you to the rail
This is England
We can kill you in a jail
The British boots go kick them
Got 'em in the head
Police ain't watchin'
The newspapers been read
Who cares to protest
A (???) in the eye like a flare
Out came the batons and
The British warned themselves
This is England
The land of (il)legal dances
This is England
Land of a thousand stances
This is England
This knife of Sheffield steel
This is England
This is how we feel
This is England
This is England
Are they howling out or doing somebody harm
On a catwalk jungle somebody grabbed my arm
A voice spoke so cold it matched the weapon in her palm
This is England
This knife of Sheffield steel
This is England
This is how we feel
Time on his hands freezing in those clothes
He won't go for the carrot
They beat him by the pole
Some sunny day confronted by his soul
He's out at sea, too far off, he can't go home
This is England
What we're supposed to die for
This is England
And we're never gonna cry no more
Black shadow of the Vincent
Falls on a Triumph line
I got my motorcycle jacket
But I'm walking all the time
South Atlantic wind blows
Ice from a dying creed
I see no glory
When will we be free
This is England
We can chain you to the rail
This is England
We can kill you in a jail
The British boots go kick them
Got 'em in the head
Police ain't watchin'
The newspapers been read
Who cares to protest
A (???) in the eye like a flare
Out came the batons and
The British warned themselves
This is England
The land of (il)legal dances
This is England
Land of a thousand stances
This is England
This knife of Sheffield steel
This is England
This is how we feel
This is England
This is England
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