Saturday, 15 August 2015

Dormi, piccola mia


Dormi, piccola mia, le foglie frusciano
E gli alberi ti sussurrano da fuori della finestra,
Il vento che attraversa i rami ti racconta di domani.
Adesso chiudi i tuoi occhi e in un momento dormirai,
Nei tuoi sogni puoi sentire il quieto respiro della Terra,
La madre dei fiori protegge il tuo riposo.
La loro canzone risuona così saggia
Dalle ere delle ere,
Cullati al ritmo gentile del tuo cuore.
La luna è nel cielo,
Le nubi sono di passaggio
E le stelle luccicano solo per te.





Circa 70.000 anni fa, l' Homo sapiens lasciò la sua culla di origine nell' Africa dell'Est in una migrazione che lo portò inizialmente sulla Penisola Arabica. Da lì cominciò a spargersi in nuove terre della massa Eurasiatica e a colonizzarle. Quelle terre erano già abitate da altre razze umane, fra le quali la più nota a noi era quella dei Neaderthal, insediati in gran parte d'Europa e del Medio Oriente. Quando Sapiens e Neanderthal vennero in contatto, dopo millenni di separazione, il gap genetico fra le due razze era già incolmabile e l'interbreeding impossibile se non in casi eccezionali. Nei millenni seguenti i Sapiens rimpiazzarono i loro fratelli nell'intero globo terrestre, in parte assorbendo le altre razze. Tale sostituzione, però, avvenne principalmente in un più traumatico modo, scrivendo una storia di incompatibilità, repulsione e, infine, genocidio.


Marton fu svegliato di soprassalto dal grido di sua figlia Bianka. Senza neanche rendersene conto corse fuori della camera, al buio, a piedi scalzi. L'urlo si ripeté mentre lui letteralmente volava per il corridoio e apriva la porta della cameretta. Un terzo urlo iniziò nel momento in cui le sue dita si posavano sull' interruttore della luce. Sua figlia era seduta sul letto, le lenzuola un groviglio intorno alle gambe, gli occhi sbarrati e la gola tesa nel gridare, la bocca spalancata. Un'occhiata veloce non rivelò niente di strano e tanto meno pericoloso nella cameretta. La paura slittò in un meno eccitato stato di preoccupazione, mentre si avvicinava al letto e la piccola smetteva di gridare per riprendere fiato.
-Amore? Che succede?- chiese dolcemente alla bambina. -Un incubo?
Sedendosi sul bordo del letto allungò una mano.
-Calma, piccola. C'è papà con te.
Gli occhi sbarrati della bambina si puntarono su di lui e un nuovo grido esplose dalla piccola bocca spalancata.
-Via! Lasciami! Lasciami!- urlò istericamente la bambina, colpendo la mano protesa del padre e cercando di allontanarsi da lui, ma impedita nel tentativo dalle lenzuola che le avvolgevano le gambe.
Colto di sorpresa Marton si ritrasse, ed in quel momento si sentì afferrare per una spalla. -Scostati!- gli sibilò nell' orecchio sua moglie con tono duro, strattonandolo per farlo alzare dal letto. Sentendosi peggio che se fosse stato preso a schiaffi, Marton fece spazio a sua moglie Nora e si ritirò sulla porta, da dove rimase a guardarla abbracciare la figlia e parlarle mentre la stringeva in un abbraccio. Quando l' urlo si spense la bimba prese dei respiri in singulti, che divennero ben presto i singhiozzi di un pianto dirotto.
In quel momento Marton si sentì tirare per la manica del pigiama. Guardando in basso incontrò gli occhi perplessi di suo figlio.
-Noel, mi spiace tu ti sia svegliato.
-Che cos' ha Bianka?- chiese il bambino.
-Ha avuto un incubo, niente di grave. Le passerà.
-Anch' io ho fatto un sogno.
-Hai avuto un incubo anche tu?
Noel strinse le labbra, con espressione concentrata, quindi scosse la testa.
-Era un bel sogno, allora.
Noel abbasso' gli occhi per un attimo, pensandoci ancora. Poi scosse la testa nuovamente, mentre rialzava gli occhi ad incrociare lo sguardo del padre. -C'era una bambina-, disse.
Marton sorrise, posando una mano sulla testa del figlio ed arruffandogli i capelli. -Se c'era una bambina, allora vale sicuramente la pena di riprendere il sogno. Vieni.- E con un ultimo sguardo a Nora che ancora stava cullando la piccola, sospinse Noel su per il corridoio.
-Era strana-, disse Noel.
-Strana?
-La bambina.
-La bambina del sogno era strana? A volte capita che ciò che sogniamo sia strano.
Dai, torna a letto e rimettiti a dormire, peste.
Marton guardò suo figlio mettersi a letto e tirarsi le coperte fin sopra il mento.
-Chiudi gli occhi.
Noel chiuse gli occhi, strizzandoli. Con un sorriso Marton spense la luce e tornò indietro. Nora lo intercettò appena fuori della porta della camera di Bianka.
-Scusa per prima-, gli sussurrò. -Ma la tua presenza la spaventava di più. Non ti aveva riconosciuto.
Lui sorrise. -Non c'è problema. Bianka si è calmata?
-Solo un poco.- La voce di lei suonò preoccupata. -Passo il resto della notte con lei, se non ti dispiace. Non sono riuscita a farmi dire cosa abbia sognato. E mi sa che domani la tengo a casa.
-D' accordo-, annuì Marton.
-Posso stare a casa anche io, domani?- chiese Noel dalla porta di camera sua.
Marton e Nora si girarono verso di lui.
-No, peste-, gli rispose Marton con un sorriso. -Tu andrai a scuola regolarmente. Perciò torna a letto, ora.
Con uno sbuffo Noel si girò per tornare in camera.
-Andresti a scaldare un bicchiere di latte per Bianka?- chiese Nora.
-Certo.
-Anch'io voglio il latte!- esclamò Noel.
-Va bene, peste! Però torna a letto.
Marton scese in cucina, cominciando a sentirsi assonnato, ora che l' adrenalina prodotta dallo spavento aveva esaurito il suo effetto. Inciampando a metà strada raggiunse il frigorifero, prese la bottiglia del latte e ne versò in due bicchieri che mise insieme nel microonde. Mentre il latte si scaldava prese il barattolo del miele ed un cucchiaio; al suono del campanello del microonde aprì lo sportello e, con gli occhi che gli si chiudevano per il sonno, mise un cucchiaio di miele in ciascun bicchiere. Lasciò cadere il cucchiaio nel lavandino, prese i bicchieri e tornò al piano di sopra, la bottiglia del latte dimenticata sul piano della cucina.
Avvicinandosi alla camera di Bianka udì sua moglie cantare alla bimba una ninna nanna.

Dormi, piccola mia, le foglie frusciano
E gli alberi ti sussurrano da fuori della finestra,
Il vento che attraversa i rami ti racconta di domani.
Adesso chiudi i tuoi occhi e in un momento dormirai.

Fermo fuori della porta Marton rimase ad ascoltare la voce di sua moglie, un sorriso assonnato appena accennato sulle labbra.

Nei tuoi sogni puoi sentire il quieto respiro della Terra,
La madre dei fiori protegge il tuo riposo.
La loro canzone risuona cosi' saggia
Dalle ere delle ere,
Cullati al ritmo gentile del tuo cuore.
La luna e' nel cielo,
Le nubi sono di passaggio
E le stelle luccicano solo per te.

In silenzio, dalla soglia della camera, fece un cenno col bicchiere del latte a sua moglie. Nora si alzò dal letto e andò a prendere uno dei bicchieri.
-Grazie-, disse piano, baciandolo lievemente sulle labbra. -Chiudi la porta, per favore.
Marton annuì e, dopo aver chiuso la porta, si diresse in camera di Noel.
-Ecco il latte, peste-, annunciò entrando.
Noel rispose con un grugnito e si girò su un fianco, profondamente addormentato.
-Appunto.
Facendo spallucce spense la luce e, sorseggiando il latte, tornò al suo letto.

Il loro odore era diverso. Rimase a guardare la donna seduta sotto un albero che cullava la bambina in lacrime. La donna si rifiutava di guardare nella sua direzione, piegata sul corpo rattrappito della bambina, ondeggiando avanti e indietro.
La loro bocca era più grande del normale, il naso largo alla base; la fronte era sfuggente e i capelli neri invece che marroni. Ma più importante di tutto, il loro odore era... sbagliato. Per questo aveva colpito la bambina con un bastone, ferendola sulla fronte. La piccola era corsa dalla madre col sangue che le grondava sul viso.
-Stai attento.- Sentendo la voce di suo padre alzò gli occhi.-La donna è molto forte.
Lui annuì, poi tornò a guardare la donna e sua figlia.

Stesa di fianco a Bianka, Nora la sentì agitarsi nel sonno. Un flebile gemito sfuggì dalle labbra della bambina. Istintivamente la abbracciò, stringendola a sé. La bimba si agitò ancora un poco nell' abbraccio, come a volersi divincolare, poi emise un rumore come se stesse annusando e si placò. Il respiro divenne regolare. Gli occhi di Nora si chiusero piano piano ed anche lei cadde in un sonno profondo, chiedendosi se veramente sua figlia l'avesse annusata e riconosciuta dall' odore.

-Tu no mannu!- La voce di sua madre era piena di rabbia.
-Stupida femmina! Quella bambina dimostra che sono uomo abbastanza!
Avvolta nell'abbraccio della madre, sentì l'uomo allontanarsi. Il dolore alla testa era meno intenso, ma pulsante. Poi sua madre cominciò a cantare, in una lingua che non era la lingua della tribù. Non capiva le parole, ma delle immagini si formavano nella sua mente. I rami degli alberi ondeggiavano nel vento, e il suono delle foglie che sfregavano fra di loro era come se lo udisse con le sue orecchie. Udiva anche un respiro calmo e profondo, e sapeva che era il respiro della Terra. Il suo respiro prese il ritmo di quello della Terra e lentamente si addormentò.
* * *
Noel giocava nella sua stanza. Due serie di miniature d' auto si fronteggiavano dalle due estremità del tappeto steso ai piedi del letto. Quelle rosse, le più numerose per colore, da un lato; tutti gli altri colori dall' altro a formare un diverso schieramento che superava in numero lo schieramento rosso quasi per due a uno. A turno ne faceva avanzare una di ogni schieramento e simulava uno scontro frontale. Era un gioco che ripeteva quasi quotidianamente. Cercava di essere imparziale, nel decidere quali automobiline dovessero uscire vincitrici dagli scontri, ma immancabilmente la vittoria finale era dello schieramento rosso.
Improvvisamente Noel si immobilizzò, lo sguardo fisso sulla trama del tappeto, le orecchie tese in ascolto. C'erano delle voci... alcune di adulti, molto lontane, e quella di una bambina. C'era del vento, e la voce della bambina non era chiara. Noel sollevò la testa, poi, alzatosi in piedi, uscì di camera e raggiunse quella di sua sorella. La porta era socchiusa, e lui mise la testa dentro, per vedere se fosse stata Bianka a chiamarlo. Ma Bianka dormiva. Un sonno agitato: girava la testa a destra e sinistra, mentre braccia e gambe si contraevano irregolarmente.
Con sguardo pensieroso Noel tornò in camera sua.

Il gruppo di uomini stava seduto vicino alle tende. Parlavano, ridevano, uno era arrabbiato. La sua rabbia faceva ridere gli altri ancor di più. Intimorita si allontanò. Le figure minacciose degli uomini vennero quasi subito dimenticate e lei cominciò a cantare in un mormorio la nenia che sua madre le cantava sempre per farla dormire. La sua mente era concentrata sull' erba sotto i piedi nudi, sul profumo dei fiori dai cespugli che nell' arco di due o tre lune avrebbero portato gustose bacche rosse.
Improvvisamente il bambino sbucò da dietro i cespugli. Spaventata balzò indietro, ma lui non si mosse. Rimaneva fermo a guardarla, annusando l'aria. Non aveva il bastone con sé, ma il ricordo del giorno precedente la faceva ancora tremare. Poi vide sua madre comparire in lontananza, con un carico di legna sulle spalle, e corse da lei.

-Mamma! Guarda cosa ho disegnato!- strillò Noel quando sua madre entrò in camera.
Nora gli sorrise, guardandolo seduto alla sua piccola scrivania, il pigiama indosso e i piedi scalzi dondolanti a dieci centimetri dal pavimento.
-Fammi vedere-, disse scavalcando le automobiline sparpagliate ovunque.
Il bambino, tutto serio, le passò un foglio A4. Nora lo prese e lo guardò con attenzione. Sulla destra, alcuni uomini vestiti di pelli marroni sedevano in gruppo davanti a quelle che dovevano essere delle tende. Anche i loro capelli erano marroni. A sinistra, due figure differenti si tenevano per mano: una donna e una bambina, a giudicare dai capelli lunghi, vestite di pelli nere e coi capelli pure neri. Madre e figlia, giudicò Nora. Tra la donna e la bambina e il gruppo di uomini stava un' altra figura vestita di marrone, con in mano un bastone alzato per colpire. Come a voler scacciare la donna e la bambina. Nora corrugò la fronte. Non le piaceva quando suo figlio disegnava scene di violenza o faceva giochi violenti. Poi notò le scritte sotto le figure. Uomini, sotto il primo gruppo. Neandertal, senza la h, sotto le figure di madre e figlia. Ma fu la scritta sotto la figura solitaria che impugnava il bastone che la scosse. Noel. Nora trattenne il respiro, ma si sforzò di affrontare la cosa lucidamente.
-Chi sono questi uomini?-chiese.
-Una tribù-, rispose senza esitazioni il bimbo, e con un tono che indicava che per lui il termine era sufficiente a definire il gruppo senza bisogno di altri dettagli.
-Una tribù di uomini primitivi?
-Una tribù di uomini.
Nora, dopo una breve pausa, chiese ancora: -Una tribù di soli uomini?
-No, ci sono anche le donne. Ma nel disegno non si vedono.
Nora annuì.
-E la donna con la bambina? Non sono parte della tribù?
-No. Sono neandettal.
-Come sai che sono Neanderthal?
-L'ho studiato a scuola. C'è una foto sul libro di storia.
-Una foto? Vuoi dire un disegno.
-No, una foto. L'ho fatta vedere anche a Bianka. Lei si è spaventata.
-E tu perché sei nel disegno?
-Io sono un membro della tribù.
Nora fissò il figlio negli occhi, che ricambiò lo sguardo in silenzio, senza battere ciglio.
-E perché hai il bastone alzato? Vuoi mandare via i Neanderthal?
-Voglio ucciderli.
-Cosa!? Noel, ma cosa stai dicendo?! Perché vuoi ucciderli?- Nora era sconvolta.
-Sono diversi.
-Che significa “sono diversi”?!
-Il loro odore è diverso.
-Il loro...?- Nora fissò suo figlio a bocca aperta. Fece un respiro per calmarsi, poi disse: -E quando mai hai annusato un Neanderthal, tu? Che poi neanche distingui l' odore dell' arrosto di pollo da quello di maiale!
Ora basta con questi discorsi. Non è bello parlare di uccidere.
-Neanche se sono diversi?
-Neanche se sono diversi. Ascolta-, disse Nora piegandosi a carezzare la testa del bambino e posando il disegno sulla scrivania, -hai fatto un bellissimo disegno. Ma usare un bastone anche solo per picchiare un' altra persona non è bello. Non parliamo poi di uccidere qualcuno. Domani voglio che tu faccia un altro disegno, lo farai per me. Un disegno in cui tu, gli uomini della tribù e la donna Neanderthal con sua figlia giocate tutti insieme. Me lo fai questo disegno, domani?
Noel guardò sua madre negli occhi e annuì. Nora gli sorrise.
-Grazie. Adesso fila a letto.

Quando Nora scese in cucina, suo marito la accolse da dietro una rivista che stava leggendo seduto a tavola di fronte ai resti della cena.
-C'è un interessante articolo-, disse Marton. -Pare che dall'1 al 4 per cento del nostro DNA corrisponda a quello dei Neanderthal. Degli scienziati hanno fatto una mappatura del genoma dei Neanderthal e di quello delle popolazioni d'Europa e del Medio Oriente, e pare che ci sia stata qualche mescolanza fra Neanderthal e Sapiens.
-Oggi vanno di moda i Neanderthal, a quanto pare-, lasciò andare Nora in tono fintamente piccato. Ma una nota nel suo tono diceva che quella finzione era solo una pretesa.
-Eh?!
Nora scosse la testa, sorridendo. -Noel mi ha appena mostrato un disegno con degli uomini primitivi. Una tribù di Sapiens, direi, e poi una donna e una bambina che lui dice essere Neanderthal.
Marton annui. -E in quale modo questo ti ha sconvolta? Hai la faccia sconvolta, quindi non negare.
-Noel ha disegnato anche se stesso fra i Sapiens-, disse Nora con un sospiro. -Con un bastone in mano. Per uccidere i Neanderthal.
-Per uccidere i Neanderthal?!
-Esatto-, sospirò lei, annuendo al marito. -Me lo ha detto lui. Ucciderli perché sono diversi.
-Wow! Sono senza parole.
Però non mi pare una cosa così grave.
-Che nostro figlio parli di uccidere qualcuno non è grave? Ma cosa dici!
-Dico che Noel non ha neanche sette anni, che a scuola gli stanno spiegando dei Sapiens e dei Neanderthal e di come i Sapiens hanno preso il dominio del pianeta. Gli avranno detto che le due razze hanno combattuto una guerra, et voilà, ecco i suoi discorsi sull' uccidere.
Nora scosse la testa. -Non sei minimamente preoccupato, tu.
-Onestamente, no. Credo tu stia facendo la cosa più grave di quello che è.
-Comunque gli ho chiesto di farmi un altro disegno, domani. Uno in cui i Sapiens e i Neanderthal sono amici.
Marton spalancò gli occhi e si strinse nelle spalle. -Non pare che le cose siano andate proprio così, ma... okay.
-Pff!- sbuffò Nora. -Fammi vedere questo articolo così interessante.- E sfilandogli la rivista dalle mani gli si sedette in grembo.

-Ahahah! Devi avere un po' del loro sangue, tu!
-Smetti!
Altre risate si unirono al coro. La rabbia di suo padre divertiva gli altri uomini.
-Sei l'unico che ha avuto una figlia da una come lei. Dovete essere simili.
-Sono l'unico abbastanza uomo da averne ingravidata una!
Se ne andò, per non vedere suo padre arrabbiato. Camminando senza meta ai margini dell'accampamento, sentì la bambina cantare. Un canto senza parole. Lo stesso canto della donna. C'era qualcosa di strano in quel canto, come se fossero più voci sovrapposte, lontane e stranamente in armonia fra loro. Si fermò in attesa e, dopo un attimo, attraverso i cespugli vide la bambina. Camminava da sola, strusciando i piedi nell'erba. Pareva cantasse ai fiori. Il suono della sua voce era rilassante. Ma nel momento stesso in cui l' odore di lei lo raggiunse sentì i peli del suo corpo rizzarsi. La bellezza del canto scomparve e davanti a sé vide solo un animale pericoloso nella sua diversità. Uscì da dietro i cespugli.
La bambina si ritrasse spaventata, lo fissò con occhi sgranati, poi si lanciò di corsa in direzione di sua madre.
Diversa. Il suo odore rimase a sporcargli le narici, mentre rabbia e paura si mescolavano nel suo ventre.

Marton entrò in camera di suo figlio. La piccola lampadina posizionata sulla scrivania, che tenevano accesa tutta notte, sprigionava una luce soffusa che arrivava fino al letto.
-Papà...- mormorò Noel, semiaddormentato e aprendo a metà un occhio. -C'è una bambina che canta...
Poi Noel sprofondò nuovamente nel sonno.
Marton raggiunse la scrivania, curioso di vedere il disegno che aveva sconvolto sua moglie. Quando lo vide inspirò l'aria per la sorpresa. Le figure della donna e della bambina erano state cancellate con una croce rossa e ridisegnate stese in terra, le braccia e gambe allargate, gli occhi spalancati e il sangue che fluiva dai loro crani. Il bastone che la figura rappresentate Noel stringeva in mano adesso era tutto rosso.
Marton rivolse uno sguardo preoccupato a suo figlio. Prese il foglio col disegno e piegatolo in quattro se lo mise nella tasca posteriore dei pantaloni. Meglio che Nora non vedesse come Noel aveva modificato il disegno dopo che lei era scesa in cucina. E l' indomani doveva ritagliarsi un paio di ore libere per lasciare l' ufficio ed andare a parlare con lo psicologo della scuola di Noel.

Posseduto da una decisione che non aveva mai provato prima di allora, attese nascosto che la bambina, distratta dai suoi giochi, gli arrivasse vicino. Rafforzando la sua presa sul bastone inspirò profondamente e, con un grugnito e la bocca distorta da un ringhio d'odio, si lanciò fuori dai cespugli. Il bastone si alzò ed abbassò, senza che la bambina facesse in tempo a gridare. Gridò quando il bastone colpì il suo braccio sollevato a intercettare il colpo, l'espressione di stupore spazzata via e sostituita da una di dolore.
-Muori!- gridò con rabbia, sollevando ancora il bastone in un movimento goffo e raggiungendo solo parzialmente col colpo successivo la bambina che stava cadendo.
Il pianto e le urla della bambina si mescolarono ai suoi grugniti mentre tornava a colpirla un'altra volta, impattando parzialmente col terreno la punta del bastone. Lo sollevò ancora sopra la testa per sferrare una quarta bastonata, questa volta distanziandosi correttamente con un passo all'indietro. Ma quando fu il momento di lasciare andare il colpo le sue braccia non si mossero, come se stesse tentando di muovere un albero e non un bastone. Una frazione di secondo dopo l' arma fu strappata con forza dalla sua presa, ferendogli il palmo delle mani. Si voltò senza capire, giusto in tempo per vedere il manrovescio della donna che lo centrò in pieno viso, sollevandolo da terra e catapultandolo ad un metro di distanza.
Per un po' vide tutto nero, poi la vista tornò chiara e vide la donna china sulla figlia piangente. Un attimo dopo suo padre piombò su di lei, colpendola al viso con una ginocchiata. La donna rotolò sulla schiena, ma prima che suo padre potesse esserle sopra si era già rialzata su un ginocchio e lo colpì allo stomaco con una spallata. I due rotolarono a terra, colpendosi e mordendosi a vicenda. Si divisero e rialzarono, suo padre sferrò un pugno alla donna e la colpì su un orecchio. Lei, quasi insensibile al pugno, reagì spingendolo con entrambe le mani e scaraventandolo a terra. Vicino al bastone. Suo padre lo afferrò e piombò sulla donna, ferma ad aspettarlo, sferrandole un violento colpo che la prese al fianco sinistro. Con un verso strozzato, non dissimile da quello di alcuni animali nel momento in cui venivano abbattuti durante la caccia, la donna cadde a terra, inerme.
Lo scontro era finito.
Suo padre piantò i piedi a terra, ben larghi, ed alzò il bastone sopra la testa, pronto a finire la donna boccheggiante distesa davanti a lui. Una sensazione di esultanza gli pervase il petto. Poi vide i muscoli sulla schiena di suo padre rilassarsi ed il bastone abbassarsi lentamente. Suo padre si voltò verso di lui.
-Vai a prendere la corda.
Lui capì subito a quale corda suo padre si riferisse. Annuì, si sollevò da terra e corse verso la tenda, passando di corsa fra gli altri membri della tribù che avevano assistito da lontano ed ora si avvicinavano lentamente.
Quando tornò indietro con la corda di fibre vegetali intrecciate terminante in un cappio, la bambina era strisciata da sua madre e la abbracciava, piangendole su una spalla; la donna aveva passato un braccio intorno alla piccola, con fare protettivo. Suo padre stava ancora dove lui lo aveva lasciato e stava parlando con altri due uomini.
-Domani la porto dalla tribù del lago-, gli sentì dire prima che, vedendolo, si interrompesse e gli facesse segno con la mano di passargli la corda.
Gliela prese di mano bruscamente, lasciò cadere il bastone e si avvicinò alla donna, facendole scivolare il cappio intorno al collo. Quindi dette uno strattone per stringerlo, strappando alla donna un grugnito soffocato. Un secondo strattone le tirò la testa all'indietro e dette il via ad un accesso di tosse, mentre le mani cercavano freneticamente di allentare la fune.
-Vieni!- le ordinò suo padre quando fu nuovamente in grado di respirare a sufficienza e tendendo appena la corda. La donna si alzò a fatica, stringendosi il fianco, e lo seguì docilmente, a capo chino. La bambina, sempre piangendo, si aggrappò alla veste della madre ed andò con lei.

* * *
Chiudendo la portiera della macchina con un gesto stanco Marton alzò lo sguardo verso la finestra illuminata della cucina. Avranno già finito di cenare, pensò sconsolato, e si avviò lungo il marciapiede. L' incontro con lo psicologo della scuola non lo aveva lasciato soddisfatto. In compenso, a causa di quelle due ore che aveva speso per andare alla scuola e parlare col dottore, era stato costretto a fare tardi in ufficio.
-Sei arrivato, finalmente-, disse sua moglie con un sorriso mesto quando lui entrò in cucina. -Cos'è successo?
-Poi ti spiego-, rispose lui stancamente. -Fammi mandare giù un boccone, prima. Sto morendo di fame.
-Certo.
-Ciao, amore-, disse a Bianka chinandosi a darle un bacio sulla fronte. -Come stai?
-Uuh-, fu l' unica risposta che ottenne, mentre la bimba gli passava i braccini intorno al collo e lo baciava su una guancia.
La notte precedente Bianka aveva avuto un altro incubo, costringendo Nora a passare il resto della notte con lei una volta ancora. L'avevano tenuta a casa di nuovo, ma non pareva averle giovato molto, a giudicare dalla sua cera.
-Ciao, peste-, disse a Noel quando Bianka lo svincolò dall' abbraccio.
Noel, che fino a quel momento non aveva proferito parola ed era rimasto tutto il tempo guardare nel piatto, alzò gli occhi verso di lui.
-Ciao.
-Come stai?
-Bene.
-Com'è andata a scuola?
-Bene.
-Tutti di poche parole, stasera-, commentò Marton annuendo a se stesso.
-Ecco la tua cena. Io porto i bambini a letto.
Marton le fece un cenno affermativo, mentre prendeva posto a tavola. La guardò prendere Bianka in braccio e dire a Noel di precederla su per le scale. Il momento successivo a quello in cui i tre scomparvero al piano di sopra si tuffò sul cibo, finendolo senza neanche rendersi conto di cosa stesse mangiando.
Quando Nora tornò in cucina stava sorseggiando un bicchiere di vino, rilassato contro lo schienale della sedia, il braccio sinistro che gli penzolava al fianco e lo sguardo fisso nel nulla.
-Allora,- esordì Nora, -spiegami adesso.
-Sei sicura che Noel dorme?
-Mi stai facendo preoccupare. Certo che dorme.
Marton annuì.
-Sono stato a parlare con lo psicologo della sua scuola, questa mattina, per questo poi ho dovuto fare tardi in ufficio.
-Con lo psicologo? E perché mai?
-Per il disegno che Noel ha fatto ieri.
-Sei andato a parlare col suo psicologo per il disegno? Ma non ero io quella che stava prendendo la cosa troppo seriamente?
Marton sospirò, e dopo aver bevuto un altro sorso di vino, disse: -Dopo che lo hai lasciato solo in camera, ieri sera, Noel ha cambiato il disegno.
Dato che Nora lo fissava senza capire, Marton posò il bicchiere sul tavolo e, dalla tasca posteriore dei pantaloni, prese il disegno di suo figlio. Il foglio era piegato in quattro: lo aprì e dispiegò con attenzione, e dopo avergli dato un' ultima occhiata lo passò a sua moglie. Nora lo prese con entrambe le mani, lo fissò a lungo, quindi rivolse uno sguardo inorridito a Marton.
-Ma come...?
Marton si strinse nelle spalle. -Lo psicologo ha ribadito più volte che probabilmente non significa niente. E' normale che i bambini passino fasi del genere, ha detto. Però mi ha fatto un sacco di domande, ed alcune mi hanno lasciato un bel po' perplesso.
-Che domande?
-Mi ha chiesto se Noel avesse fatto altri disegni simili, se ci fossero stati episodi di violenza con altri bambini o meglio bambine e in particolare con la sorella. E... se avesse mai ucciso degli animali.
-Ucciso degli animali!?- Il tono di Nora era passato dall' inorridito all' offeso. -Violenza contro altre bambine o la sorella? Ma di cosa stiamo parlando?
-Ha detto che, essendo comparso tutto all'improvviso, sicuramente non è niente altro che la riproduzione di qualcosa che ha visto o sentito.
Però mi ha consigliato di portarlo da uno specialista. Mi ha dato il numero di un suo collega.
-Mpff! Certo. Qui si sta esagerando. E poi, se devo dirla tutta, mi preoccupano di piu' gli incubi di Bianka.
-Sei riuscita a farti dire che cosa sogna?
Nora scosse la testa. -Si rifiuta di dire una singola parola al riguardo.
-Anche Noel ha detto di aver fatto dei sogni. Ha sognato una bambina, dice. Chissà se le cose sono collegate.
-E come potrebbero esserlo?- mormorò Nora.

Sua madre era stanca. Lo capiva dal suo passo e dalle spalle basse. Più stanca di lei. Sentiva dolore. L'uomo la strattonava con la corda, di tanto in tanto, anche se lei non rimaneva indietro. Avevano camminato tutto il giorno ed ora stavano percorrendo un sentiero lungo le rive di un grande lago. Del fumo di levava da dietro gli alberi e voci arrivavano da lontano al suo udito fino.
Infine il sentiero uscì dal bosco e, su un lungo tratto di riva completamente spoglia, un villaggio si rivelò alla vista. Per lo più erano tende, ma c'erano anche alcune case di tronchi legati con corde, molte delle quali costruite sull'acqua e sorrette da robusti pali. C'erano donne e bambini, e molti cani. Il branco, non appena annusò i nuovi arrivati, si lanciò di corsa verso di loro, latrando e ringhiando. Gli uomini del gruppo li tennero a distanza coi bastoni delle loro lance, ed un paio più aggressivi nei confronti suoi e di sua madre provarono anche le punte di selce.
Alcuni del villaggio vennero loro incontro, e l' uomo andò a parlare con loro. Lo vide indicarle, gli uomini del villaggio guardare nella loro direzione; uno di loro le puntò a sua volta, dicendo qualcosa. Poi scosse la testa alla risposta dell' uomo, che cominciò a gesticolare rabbiosamente. Infine, scuotendo la testa, fece ritorno verso il suo gruppo.
-La donna non la vogliono.- disse con rabbia. E, puntando ad uno dei suoi compagni, aggiunse: -Porta loro la bambina.
Si sentì afferrare improvvisamente per i capelli e con uno strattone fu costretta a camminare. Gridò, chiamando sua madre, la cui risposta disperata si troncò in un gemito. Cercò di girarsi verso di lei, per vedere cosa succedeva, ma altre mani la afferrarono, resero ogni sua convulsa resistenza inutile, e dopo non molto non riuscì più a sentire l' odore di sua madre.
A quel punto, la paura la immobilizzò.

-Buongiorno, peste. Come stai?- disse Marton sedendosi a tavola per la colazione.
-Bene-, rispose Noel senza alzare la testa dal piatto.
-Hai fatto ancora sogni?
Noel annuì.
-La stessa bambina?
-La bambina non c'è più.
Marton fu colto un po' di sorpresa dalla risposta. -Non c'è più?
-No.
-Come mai?
-E' stata venduta.
-Ve... venduta?! Chi l' ha venduta?
Noel si strinse nelle spalle e suo padre non aggiunse altro.

Il giorno trascorse tedioso. Nora a casa con Bianka, che di tanto in tanto cominciava a piangere senza motivo apparente, cadendo spesso in un sonno agitato che non la ristorava. Noel a scuola, disinteressato a tutto, intento solo a disegnare scene viste in sogno e infine recluso in un' aula vuota con un insegnate di sostegno per evitare che si creassero problemi con gli altri bambini. Marton in ufficio, incapace di concentrarsi sul lavoro, i suoi pensieri che si rincorrevano in cerca di una connessione fra ciò che succedeva ai suoi figli, spesso sul punto di chiamare lo psichiatra ma sempre rinunciando per paura di non riuscire a spiegare cosa succedesse.
Infine giunse la sera, la famiglia si riunì a tavola per cenare ma nessuno parlò. Noel mangiò tutto ciò che aveva nel piatto poi, improvvisamente, si alzò e si avviò verso le scale.
-Vado a dormire-, disse.
Marton guardò sua moglie: l' espressione sgomenta sulla faccia di lei era sicuro che rispecchiasse la sua. Bianka le si era addormentata in braccio. Guardò la bimba, poi fissò Nora negli occhi
-Devono essere collegate-, mormorò.
Nora annuì, i suoi occhi che lentamente si spostavano verso le scale.
Solo vagamente cosciente di ciò che aveva intorno o di ciò che stava facendo, Noel salì al piano superiore, fece tutti i preparativi per mettersi a letto, spense la luce sulla scrivania, quella che rimaneva accesa tutta la notte, e si infilò sotto le coperte. Era buio e...

...steso nel buio guardava verso l'ombra che era suo padre, confrontato dalla donna. Le grida di lei avevano ferito le sue orecchie per tutto il tempo da quando avevano lasciato la tribù del lago.
-Tu no mannu!
-Taci!
-Tu no mannu!
-E' mia figlia! Ci faccio ciò che voglio.
Improvvisamente la donna fu libera, le corde che la trattenevano strappatesi, e con un grido acuto aggredì suo padre. Grida di allarme si levarono dagli altri uomini presenti, mentre la donna e suo padre si fondevano in un' unica ombra. Il pugno di lei si alzò più volte per abbattersi sulla testa di suo padre, che a sua volta la colpiva allo stomaco. Improvvisamente la donna emise un grugnito e si piegò su se stessa, suo padre la spinse indietro e lei cadde a terra, senza più muoversi. Nella mano di suo padre il pugnale di osso grondava sangue.
-Portatela nei cespugli-, ordinò suo padre nel silenzio che seguì la fine della collutazione.
Suo padre venne verso di lui, si lasciò cadere a terra e piantò con rabbia il coltello nel terreno.
-Una capra gravida, mi hanno dato-, disse a denti stretti. -E consigliato di aspettare che i capretti crescano prima di ammazzarli. Puah! Dovrei farmi dare la bambina indietro e finire il lavoro.
Anche nel buio, i segni dei colpi ricevuti erano visibili sul suo viso. Suo padre si distese, continuando a ripetere: -Dovevo finire il lavoro.

* * *

-Devo finire il lavoro...
-Hai detto qualcosa?- chiese Nora al figlio. Quel giorno avevano chiamato da scuola per dirle che Noel non faceva niente durante le lezioni se non disegnare di uomini primitivi. Gli insegnanti volevano parlare con lei e suo marito.
Noel la guardò senza capire
-Che cosa hai detto?
-Niente.
-Stavi mormorando qualcosa.
-No. Vado di sopra.
-Va bene, ma cerca di non svegliare Bianka, per favore. E' un miracolo che stia dormendo.
-Uh-uh.
-E cerca di non addormentarti tu. Tra poco tuo padre ritorna e ceniamo.
Noel annuì e Nora non gli prestò più attenzione, concentrandosi sulla preparazione della cena. Marton pensa che ci sia un collegamento, si disse. Ma quale? Noel è fissato coi Neanderthal... Riuscissi a farmi dire da Bianka che cosa sogna!
E mentre continuava a rigirarsi questa domanda in testa Marton rientrò ed entrò in cucina senza che lei se ne accorgesse.
-Ciao.
-Oh...? Scusa! Non ti ho sentito rientrare.
-Fa niente. Non ti ho spaventata, vero?- chiese Marton avvicinandolesi per baciarla in fronte.
-No no. Come stai?
-Insomma. Oggi mi ha chiamato lo psicologo della scuola.
-E io sono stata chiamata dalla segreteria...
Marton la fissò mortificato. -Non è colpa tua-, disse Nora scuotendo la testa. -Gli insegnanti vogliono parlarci. Che cosa voleva lo psicologo? E perché non ci parla lui con gli insegnanti?
-Privacy. Lo sai che non possono proferire parola. Probabilmente neanche ha detto agli insegnanti che sono andato a parlargli.
Comunque... Voleva sapere se avevo preso un appuntamento col suo collega.
-Che gli hai detto?
-Che dovevo dirgli? Che non ho ancora chiamato, perché non sapevo come presentare la cosa.
-E lui?
Marton fece una pausa per raccogliere i pensieri, poi disse: -Credo che a quel punto abbia cercato di mettermi apprensione. Come se ce ne fosse bisogno. Ho promesso di farlo domani. Con Noel e Bianka che peggiorano di giorno in giorno ho perso anche troppo tempo.
A proposito, dove sono?
-Bianka, incredibile, sta dormendo. Credo per lo sfinimento. Noel è andato di sopra. Probabilmente a fare un altro di quei suoi disegni orribili sui Neanderthal!
-Ssh! Non usare questo tono, amore. Non farti prendere dalla rabbia.
-Scusa... E'... è che ho paura...
Marton annuì.
-E' quasi pronto-, disse Nora ricomponendosi. -Vai a chiamare Noel?
-Certo.
Marton uscì dalla cucina a passo stanco, solo per rientrare pochi momenti dopo con fare guardingo.
-Hai tirato fuori tu la scatola degli arnesi dal sottoscala?- chiese.
-La scatola degli arnesi? No.
-Allora e' stato Noel.
-Per farci che?!
-Spero non per fare danni. Vado su.
Marton salì stancamente le scale, sperando in cuor suo che Noel non stesse segando i mobili in camera sua. Quando raggiunse il piano sentì la voce di Noel attraverso la porta semiaperta della camera di Bianka.
-...diceva che non siamo umani. Ma io ho finito il lavoro di mio padre.
Ma cosa diavolo...?
-Tua madre diceva che noi non siamo mannu. Diceva che non siamo umani. Ma io ho finito il lavoro di mio padre.
Marton aprì la porta.
-Tua madre diceva che noi non siamo mannu...
Noel parlava a Bianka, che stava distesa sul letto.
-...diceva che non siamo umani...
In mano stringeva il martello preso dalla cassetta degli attrezzi, rosso di sangue che grondava lento a terra, in filamenti venati di grigio.
-...ma io ho finito il lavoro di mio padre.
Bianka era una figura rattrappita sul letto inondato di sangue, il cranio un ammasso di ossa, denti, carne rossa e materia grigia.
-Tua madre diceva che noi non siamo mannu. Diceva che non siamo umani. Ma io ho finito il lavoro di mio padre.
Marton arretrò barcollando, cercando di trattenere ora un urlo, ora un conato di vomito. Urtò di schiena contro la parete del corridoio e si lasciò scivolare sul pavimento.
-Tua madre diceva che noi non siamo mannu. Diceva che non siamo umani. Ma io ho finito il lavoro di mio padre.
Marton si nascose il viso nelle mani e cominciò a piangere.


Thursday, 13 August 2015

Goldrake (Melancholy theme)


Tuesday, 11 August 2015

Saturday, 8 August 2015

Come to the Labyrinth



The light will lead you deep into your core. Move into the centre, add your sorrow to the coals with incense rising, steady as a prayer. Though the heart is heavy as the dance is burning down, may you raise your eyes and never bow your head. We are not alone. It only takes the tiniest of fires sometimes to light the way you knew was always there. In the heart of matters, it's the journey keeps us warm, the lights that lead us where we are to go. May you raise your eyes and know with every step: we are not alone. We are come to the labyrinth tonight, walking one by one. In the dark of Samhain, a riddle burning bright, and candles waving down. It only takes the tiniest of fires sometimes to light the way you knew was always waiting for you there. In the heart of matters, it's the journey keeps us warm and the incense rising steady as a prayer. Steady as a prayer. May you raise your eyes and never bow your head. May you raise your eyes and never bow your head. We are come to the labyrinth tonight, walking one by one. In the dark of Samhain, a riddle burning bright, and candles waving down. We are come to the labyrinth tonight, walking one by one. In the dark of Samhain, a riddle burning bright, and candles waving down. We are vessels of the highest love in a lesson, burning bright, the lesson of our lives. When all our sorrows cauldron into one, be reborn, this Samhain night. When all our sorrows cauldron into one, be reborn, this Samhain night. We are come to the labyrinth tonight, we are come to the labyrinth tonight, we are come to the labyrinth tonight and the candles waving down.

Thursday, 6 August 2015

Wonderful creation










Ma ti rendi conto che, per piu' venti anni, tutto cio' che ho fatto lo ho fatto con lei o per lei? Come potevo parlarti di me senza nemmeno alludere a lei? Ti ho respirata come fumo e tu hai voluto scendermi fino in fondo al cuore per cancellare anche il piu' antico amore. Questo non poteva essere, quindi hai deciso di cancellare anche il piu' nuovo amore. Avresti dovuto accontentarti di essere il centro del mio universo, ma non hai saputo accettare che ci fosse stata un'altra importante come te prima di te.

Can't you see that, for more then twenty years, whatever I did I did it with her or for her? How could I tell you about me without not even hinting at her? I breathed you in like smoke and you sank deep till the bottom of my heart to blank even the most ancient love out. This couldn't be, so you decided to blank the most young love out. You should have accepted of being the centre of my universe, but you couldn't accept that another woman as important as you had come before you.

The Cheshire Cat's song

Oh, but I know you so well...

The Cheshire Cat

Hey! Be careful where you walk, you almost stepped on my tail! What does it mean that you hadn't seen me? Cannot you see an invisible cat? You see, it's not that I'm invisible all time: I appear and disappear. Normally when you expect it the least. I do it because I feel a subtle pleasure in making people giddy with this attitude of mine, but just with those people who don't attend. It's a bad attitude to think to something else while I'm telling a tale, and I don't care if a watch with no hands told you're late. You'll always be late for a date, so take your time and relax; it doesn't really matter which way you ought to get when you don't know where you want to go, so focus on and listen up. Because if you don't pay attention I will nail you to the floor with my claws, and if you refuse to attend to my story I'll disappear, leaving my grin to bewilder you. It doesn't matter how you will attend to, I don't need to explain it to you. The best way to explain it is to do it, because it's just a Caucus-race: the racecourse's shape is of no importance, you begin running when you like and you leave off when you like. And when the Dodo will call the race over, you'll have your prize too, like a good note, from a writing desk or from a raven, just nevar (sic) put it with the wrong end in front. But don't let who's crazier than you to baffle you with their hoaxes and never trust a deck of cards, would it be in March or at tea time.
But now I have to leave, or, rather to say, disappear. But I will always dwell in Wonderland, for there's no places for me outside there: I prefer sitting on threes rather than on mushrooms, even when I have something important to say and you are called back to lessons which lessen to nothing. And there's one or two vulnerable stripes even on my fur. You also can catch up when you want, you just need to walk that pattern that is somewhere south of Hell. You can find its beginning in your normal working day. And if at your arrival you'll notice I left my grin behind me, no worries, it's normal for a Cheshire Cat. Just remind to yourself that we are all mad here. And, oh, you can't help that.




Ehi! Guarda dove metti i piedi, mi hai quasi pestato la coda! Ma come, non mi avevi visto? Non sei capace di vedere un gatto invisibile? Che vuoi, non e' che sono invisibile tutto il tempo: appaio e scompaio. In genere quando meno te lo aspetti. Lo faccio perche' provo un sottile piacere nel frastornare le persone con questo mio atteggiamento, ma lo faccio soltanto con chi non partecipa. E' maleducazione pensare ad altre cose mentre racconto una storia, e non mi importa se un orologio senza lancette ti ha detto che sei in ritardo. Sarai sempre in ritardo per un appuntamento, quindi prenditi il tuo tempo e rilassati; non ha alcuna importanza quale strada dovresti prendere quando non sai dove vuoi andare, quindi tanto vale che ti concentri ed ascolti. Perche' se non presti attenzione ti inchiodero' al suolo con le mie unghie, e se ti rifiuti di partecipare alla mia storia io scompariro' davanti ai tuoi occhi, lasciando solo il mio ghigno irridente a confonderti. 
Non importa come prenderai parte, non serve che io te lo spieghi. Ma il modo migliore per spiegarlo e' farlo, perche' stiamo parlando di una corsa in circolo, ma la forma della pista non e' di alcuna importanza e non c'e' un punto di partenza: cominci a correre quando ti va e smetti quando ti va. E quando il Dodo infine dichiarera' che la gara e' terminata, anche tu avrai il tuo premio, come una buona nota da chi crede sia bello giocare a palla col proprio cervello. Ma non lasciarti confondere dagli indovinelli di chi e' piu' pazzo di te e non fidarti mai di un mazzo di carte, che sia marzo o l'ora del te'.
Ma ora devo andare, o ,per meglio dire, scomparire. Ma restero' sempre nel Paese delle Meraviglie, perche' non ci sono altri luoghi adatti a me la' fuori: io preferisco sedere sugli alberi e non sui funghi, anche quando ho qualcosa di importante da dirti e tu sei chiamato indietro a lezioni sul niente. E pure sulla mia pelliccia ci sono una o due strisce vulnerabili.  Anche tu puoi raggiungerci quando vuoi, basta che percorri quel sentiero che passa da qualche parte a sud dell'Inferno. Puoi trovarne l'inizio nel tuo tipico giorno lavorativo. E se arrivando ti accorgerai che ho lasciato il mio ghigno dietro di me, non preoccuparti, e' normale per un Gatto del Cheshire. Ricordati solo che siamo tutti matti qui. E tu non puoi farci niente.

Moby Dick

Guardate Moby Dick! Guardatela danzare fra le stelle, guardatela volare fra le nubi, guardatela immergersi nelle profondita' piu' oscure. Non importa quale strada lei scelga, ne' Akab ne' alcuno dei suoi amanti potra' mai raggiungerla, perche' un fuoco brucia dentro il suo petto che tutta l'acqua del mare mai riuscira' ad estinguere. Guardatela giocare coi gabbiani e poi scivolare nelle acque verdi, per riposare sicura sul fondo del mare, perche'l'ossessione degli uomini non potra' distruggerla.





Look Moby Dick! Look at her dancing among the stars, look at her flying into the clouds, look at her diving into the darkest depths. It doesn't matter which way she choose, nor Ahab neither any of her lovers will ever be able to catch up, for a fire burns inside her that all the sea's water can't estinguish. Look at her playing with the seagulls and then sinking slowly into the emerald waters, to rest safe onto the sea ground, for the obsession of men will never reach her.

Wednesday, 5 August 2015

Suture up your future

Try to fake it, I just can't take it

I don't care if it hurts

Just so long as it's real


I'm gonna suture up my future
I ain't jaded, I just hate it
See, I been down too long
It's kinda hard to explain

Done and buried all I carried
All my evil through the needle
As it pulled through the eye
What was and what will, they're all gone

Don't sweat it, thread it, to forget it
To feel like you're already gone
To the rest of, the rest of the life that you've got
Take a picture, bury it all away, bury it all away

Try to fake it, I just can't take it
I don't care if it hurts
Just so long as it's real

I won't waste it, I turn to face it
That I'd sharpen the knife
Then used it to bone, made it dull

Tried explaining, unexplaining
Got caught in the plan, all this talking at once
I've been giving my love away
To the things that tear it apart
I'm gonna suture up my future

Thread to forget it
To feel like you've already gone
To the rest of, the rest of the life that you've got
Tie the loose ends, bury it all away
It's like there's, it's like there's



Tuesday, 4 August 2015

Geordie (ma non De Andre')


Per me e' stata un poco una sorpresa imbattermi, mentre vagolavo per YouTube, in una versione cantata in inglese della canzone Geordie, che avevo sempre creduto scritta da Faber. Effettivamente De Andre' ha anche altre volte attinto alla tradizione popolare e non solo italiana, ma non avevo mai posto attenzione alla cosa.
La canzone di De Andre' e' un adattamento (edulcorato) di una ballata popolare inglese, come quella di Joan Baez che avete ascoltato. Quella di Baez e' uno dei primi adattamenti della ballata, fatto nel 1962, a cui ne sono seguiti molti altri, partendo dalla Francia, passando per la Russia e finendo in Danimarca, con vari cambiamenti di ambientazione, da Edinburgo a Newcastle, da Londra a Copenhagen. Alcune versioni, compresa quella di Joan Baez, nominano la cittadina di "Bohenny", che non e' mai stata soddisfacentemente localizzata, pero'. 
La ballata stessa ha varie versioni, la piu' antica probabilmente una delle versioni scozzesi, facenti riferimento a vari accadimenti storici e personaggi in genere rei di ribellione, mentre nelle ballate la colpa e' anche, di volta in volta, omicidio, furto di cavalli o bracconaggio. Di seguito i testi dell'adattamento di Baez e della ballata piu' antica ambientata ad Edimburgo. Risalta, almeno ai miei occhi, la disponibilita' da parte della giovane protagonista, pur di avere salva la vita dell'innamorato, di separarsi da tutti i suoi figli, tre nell'adattamento di Baez, ben sette nella ballata (ma talvolta addirittura dodici), indicatore, ritengo, dell' usanza dell'epoca di disporre dei figli come proprieta'.


Geordie, adattamento di Joan Baez

As I walked out over London bridge
one misty morning early
I overheard a fair pretty maid
was lamenting for her Geordie
Ah my Geordie will be hanged in a golden chain
This is not the chain of many
he was born of king's royal breed
and lost to a virtuous lady
Go bridle me my milk white steed,
go bridle me my pony,
I will ride to London's court
to plead for the life of Geordie
Ah my Geordie never stole nor cow nor calf
he never hurted any
Stole sixteen of the king's royal deer,
and he sold them in Bohenny.
Two pretty babies have I born
the third lies in my body
I'd freely part with them every one
if you'd spare the life of Geordie
The judge looked over his left shoulder
he said fair maid I'm sorry
he said fair maid you must be gone
for I cannot pardon Geordie.
Ah my Geordie will be hanged in a golden chain
This is not the chain of many
Stole sixteen of the king's royal deer,
and he sold them in Bohenny.

Geordie, antica ballata come fu scritta da Robert Burns

There was a battle in the north,
And nobles there was many,
And they hae kill'd Sir Charlie Hay,
And they laid the wyte on Geordie.

O he has written a lang letter,
He sent it to his lady;
Ye maun cum up to Enbrugh town
To see what words o' Geordie.

When first she look'd the letter on,
She was baith red and rosy;
But she had na read a word but twa,
Till she wallow't like a lily.

Gar get to me my gude grey steed,
My menzie a' gae wi' me;
For I shall neither eat nor drink,
Till Enbrugh town shall see me.

And she has mountit her gude grey steed,
Her menzie a' gaed wi' her;
And she did neither eat nor drink
Till Enbrugh town did see her.

And first appear'd the fatal block,
And syne the aix to head him;
And Geordie cumin down the stair,
And bands o' airn upon him.

But tho' he was chain'd in fetters strang,
O' airn and steel sae heavy,
There was na ane in a' the court,
Sae bra' a man as Geordie.

O she's down on her bended knee,
I wat she's pale and weary,
O pardon, pardon, noble king,
And gie me back my Dearie!

I hae born seven sons to my Geordie dear,
The seventh ne'er saw his daddie:
O pardon, pardon, noble king,
Pity a waefu' lady!

Gar bid the headin-man mak haste!
Our king reply'd fu' lordly:
O noble king, tak a' that's mine,
But gie me back my Geordie.

The Gordons cam and the Gordons ran,
And they were stark and steady;
And ay the word amang them a'
Was, Gordons keep you ready.

An aged lord at the king's right hand
Says, noble king, but hear me;
Gar her tell down five thousand pound
And gie her back her Dearie.

Some gae her marks, some gae her crowns,
Some gae her dollars many;
And she's tell'd down five thousand pound,
And she's gotten again her Dearie.

She blinkit blithe in her Geordie's face,
Says, dear I've brought thee. Geordie:
But there sud been bluidy bouks on the green,
Or I had tint my laddie.

He claspit her by the middle sma',
And he kist her lips sae rosy:
The fairest flower o' woman-kind
Is my sweet, bonie Lady!

Let Me Bring You Down 14




Let Me Bring You Down 13





The Funny Side of English Language 2




Monday, 3 August 2015

Freak Party

Quando bevi troppo vino di qualita' scadente, e' automatico che dormirai male e ti sveglierai con la bocca impastata. 

>Secondo te di quanti mesi e'? 
...
>No no! Scherzo! No, non e' incinta. Si e' proprio svaccata. 
...
>Un peccato, concordo. Era veramente bella pochi anni fa. Come sia possibile lasciarsi andare cosi' non lo so.

Smile. Il party si trascina attraverso il pomeriggio. 

>Devo dire che questa di tenersi tutto dentro e' un difetto di voi donne. Sopportate fino a che e' umanamente possibile, poi scoppiate e non c'e' piu' possibilita' di rimettere le cose a posto. 
...
>E chi te lo ha fatto fare di sopportare i suoi tradimenti per 17 anni? 

Smile. Sul barbecue verdure e carne cuociono a ritmo da McDonalds. 

>Tu non sei British. 
<Half French and proud to be. 
>Orgoglioso di cosa? Di essere nato in un posto invece che in un altro? Non ne vedo ragione. Comunque, se ti piace quella roba la tua meta' francese e' quella sbagliata. 
...
<Ne vuoi un po'?
>Di cosa?
<Erba. 
>No grazie, non ne fumo. Neanche mi ubriaco. Se perdi il controllo ti meriti tutto cio' che ti capita nel frattempo. 
...
>Si, l'alcol aiuta a sciogliere la lingua... Ma ti sembra che io ne abbia bisogno? 
<Ahahah! No, sei come Obelix, che e' caduto nella pozione magica da bambino. 
>Qualcosa del genere. Mi sono ubriacato con l'aleatico quando avevo 4 anni. 
<Ahahahah!! Lo dicevo io! E ti e' rimasta la lingua sciolta da allora.

Smile. Saluti pieni di superiorita' da parte di persone inutili. 

>La spagnola si prepara a farlo ballare sulle punte. 
...
>Se scambio altre due parole con quell'idiota finisco per premere la sua faccia sulla griglia del barbecue. 
...
>Non e' solo antipatico, e' di una maleducazione incredibile. Ogni volta che rivolgi la parola a lei, arriva lui con quel cazzo di cappellino da baseball anche se stava dall'altra parte del giardino ad interrompere la conversazione.
...
>No, alla fine una del genere non mi interessa. Se la puo' tenere "Cappellino". Non lotto per un osso con un vecchio cane.

Smile. La numero 3 e la numero 7 potrebbero andarmi bene...

>Il proprietario e la sua cricca di amici sono dei dandy in cerca di moglie. 
<Lo so. Mi e' stata fatta una proposta dopo l'altro party, quello a cui non sei venuto. 
>Cosi' esplicita? 
<Si'. Non potevo crederci. Mi ha contattata tramite la nostra comune amica: "Perche', sai, e' interessato a te e a un'altra ragazza, e potreste vedervi, perche' lui cerca moglie. Non ha parenti in vita, quindi un giorno erediteresti la casa..." Mi sono ribaltata dalle risate.
>Ma si', proviamole in gruppo! Pare pure che non importa che sesso abbia la futura moglie. Ha fatto una proposta semiseria anche al peruviano al barbecue.

Smile. Gli inglesi si appartano in gruppo, su dei divani in un angolo buio del giardino. Come al solito si sentono cosi' superiori che neanche si prendono la briga di venire a dirti che sei inferiore.

<Quell'angolo la' e' la Casa del Piccolo Fratello. Non c'e' posto per noi. Ogni tanto tirano fuori una bottiglia di vino buono da qualche nascondiglio e se la portano la'.

Smile. Si e' fatto buio, la carne continua a cuocere sul barbecue. L'inglesina ha girato l'interruttore: non ha bevuto a sufficienza per essere ubriaca, ma lo e'. Cammina diritta, pero'. Finge? La sua ipofisi ha iniziato a produrre endorfine per creare una felicita' chimica? Molto amichevole con tutti gli uomini presenti, comunque.

<Sei messo cosi' male che devi pagare? 
>Mai pagato per una prestazione. Ma pagare si paga sempre. Una professionista alla fine e' piu'economica ed hai la certezza di ottenere cio' che vuoi. 
<Va bene, ma non c'e' solo quello... 
>C'e' altro, certo. Ma non ne vale lo sforzo. 

Smile. Entro nella Casa del Piccolo Fratello: pavimento di legno, tre divani ed un tavolino coperto di bottiglie vuote. Mi ci ha portato l'inglesina ubriaca. L'inglesina si vede che non vuole realmente compagnia, anche se tocca tutti. E' semplicemente predisposta ad accettarla. Forse e' qualcosa che succede a causa delle endorfine.

<Cosa possiamo fare di eccitante a Londra? 
>Uccidere qualcuno. 
<Non dire cose del genere! Non quando vesti come un militare. 

Smile. L'inglesina si alza e va in casa. I tre dandy la circondano. Visione disgustosa. Tempo di andarmene. Ma la cosa piu' disgustosa e' che faccio anch'io parte del Freak Show.

Per strada verso casa. Non invitatemi piu' a queste feste, per favore. Non fino a quando non avro' recuperato la mia capacita' di ridere in faccia a queste creature. Smile.

Certo: smile.

********************

When you drink too much cheap wine, it's sure you will sleep unwell and wake up with a furry mouth.

>In your opinion, how many months is she?
...
>No! I'm just kidding! She's not pregnant. She's really a beached whale.
...
>Yeah, I agree. She was really beautiful few years ago. How a girl can let herself go in this way I have no idea.

Smile. The party goes through the afternoon.

>I have to say that that of holding everything inside is a typical women's defect. You endure till is humanly possible, then you burst and there's no way any more to make things up.
...
>And why did you tolerate his cheating for 17 years?

Smile. On the barbecue vegetables and meat cook at McDonalds' rhythm.

>You're not British, are you?
<Half French and proud to be.
>Proud of what? To be born in a place instead than another one? I don't see reason of being proud. Anyway, if you like that stuff, you got the wrong French half.
...
<Do you want some?
>Of what?
<Weed.
>No, thanks. I don't smoke. I don't get drunk too. If you lose control, you deserve everything happens to you meanwhile.
...
>True. Alcohol helps to unfasten the tongue. Do you really think I need it?
<Ahahah! No, you're like Obelix, who fell into the magic potion pot when was child.
>Something like that. I got drunk whit Aleatico wine when I was 4.
<Ahahahah!! I said it! Your tongue is unfastened since there!

Smile. Greetings full of superiority from useless people.

>The Spanish girl will have him dancing on the tiptoes.
...
>If I speak to him a bit more I'll push his face down on the barbecue.
...
>He's not just unpleasant. He's of an unbelievable rudeness. Any time you speak to her, he arrives with his fucking baseball cap, even if he was on the other side of the garden, to interrupt the conversation.
...
>No,in the end I'm not interested in such a girl. "Little Cap" can keep her. I don't fight for a bone with an old dog.

Smile. The girl number 3 and the girl number 7 could fit me...

>The landlord and his gang of friends are dandies looking for wives.
<I know. I received a proposal after the other party, the one you didn't join us to.
>So explicit?
<Yes. I couldn't believe it. He got in touch through our common friend: "You know, he's interested in you and another girl... you could have a date, because he looks for a wife. He has no relatives, thus you would inherit the house..." I fell over from laughing.
-Let's try them in group! It seems it doesn't even matter what sex this wife is. He made a half-serious proposal to the Peruvian man at the barbecue too.

Smile. The Brits withdraw in group, on some sofas in a dim corner of the garden. As usual they feel so superior that don't even bother to tell you that you are inferior.

<That's the Little brother House. There's no room for us in there. Time by time, they take a good wine bottle out from a hiding place a take it over there.

Smile. It grew dark, the meat keeps coming from the barbecue. The English lass turned the switcher: she hasn't drunken enough to be drunk, but she is. She walks steady, still. Is she pretending? Has her hypophysis begun to produce endorphin for a chemical happiness? Really friendly with all the men at the party.

<Are you in such a bad condition that you have to pay for?
>I've never paid for such a service. But in the end we always pay, and a professional can be cheaper than a girlfriend and make sure you got what you want.
<Okay... but there's more that just that.
>Sure, there's more. But it's not worth the effort.

Smile. I get into the Little Brother House: a woody deck, three sofas and a coffee table covered with empty bottles. The English lass brought me there. Clearly the lass doesn't want company, even if she touches everybody. She's simply predisposed to have company. Maybe it's something linked to the endorphin.

<What could we do of exciting in London?
>Killing someone.
<Don't say something like that! Especially when you dress like a soldier.

Smile. The lass stands up and goes inside home. The three dandies surround her. Disgusting. Time to go home. But it's even more disgusting because I'm part of the Freak Show too.

On my way home. Don't invite me any more to such parties, please. At least until I'll be able again to laugh on the face of such creatures. Smile.

Sure: smile.


Saturday, 1 August 2015