Saturday, 24 May 2014

Per chi cerca lavoro in UK (e non parla l'inglese)

Di seguito un altro post preso a prestito da Italiani a Londra. La testimonianza di questo ragazzo serva da monito a chi, senza parlare l'inglese, pensa di venire a cercare lavoro a Londra. Ecco cosa, quasi sicuramente, riuscirete ad ottenere.



Shining

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manager che paga in nero i dipendenti
22/5 alle 17:28
Salve a tutti, sono a Londra da quasi un mese e cercando lavoro mi sono imbattuto in un ristorante che mi ha chiesto di pagarmi in nero a meno di 3 sterline l'ora, per 10 ore di lavoro. Vorrei sapere se c'é un modo per denunciare il datore di lavoro. Posso andare dalla polizia? O c'é il rischio che possa subire delle conseguenze anche io?




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Il punto è: puoi provarlo?
by Bisanzio72 il 22/05/2014 alle 19:42
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eccoti il numero
https://www.gov.uk/pay-and-work-rights-helpline
qui puoi fare la denuncia e hanno pure un servizio di traduzione in 100 lingue dovesse servirti.
Io l'ho usato una volta per conto di un amica e sono stati gentili anche se non potevano intervenire perche' a fare la denuncia non era la la persona vittima della presunta violazione. Mi dissero che avrebbero comunque segnalato il fatto. Facci sapere.
by fabjodo il 22/05/2014 alle 20:09 - Il tuo voto: [+] positivo [-] negativo



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Il punto è che il lavoro lo ho accettato, ma mi hanno pagato solo una parte di quello che avrebbero dovuto... tra l'altro quando ho chiesto il giusto corrispettivo sono stato insultato in ogni modo. Vorrei sapere se potrei denunciare il fatto senza rischiare conseguenze, dato che ho comunque accettato un lavoro a nero...
by Shining il 22/05/2014 alle 23:15 - Il tuo voto: [+] positivo [-] negativo



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Certo che puoi e che non rischi niente. Qui in UK è normale lasciare un dipendente senza contratto anche per 6 mesi o più, quindi basta dire che non te lo avevano ancora dato. Ma come ti ho gia fatto notare col primo commento, sarà la tua parola contro la loro. Diranno che eri in prova (che non è retribuita) e che non sei andato bene e ti hanno mandato via immediatamente. O qualcosa del genere. Le regole di questa nazione ne fanno un paradiso per gli sfruttatori. Tutto cambia se tu hai modo di provare quante ore hai lavorato, ma ti servirebbe un testimone o qualche altra prova inconfutabile.
La cosa migliore che puoi fare, comunque, è chiamare la helpline che ti ha linkato Fabjodo e chiedere consiglio a loro. Quella chiamata non ti metterà di certo nei guai.
Giusto una curiosità. Come hai trovato quel lavoro? Per conto tuo o tramite una qualche agenzia?
by Bisanzio72 il 23/05/2014 alle 08:50 



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Ma non è illegale far lavorare senza contratto? Il contratto non andrebbe fatto dal primo giorno in cui si lavora? O perlomeno, qualcosa di provvisorio che mi metta in regola? Non ho ben capito come funzionano le cose quì quanto riguarda il lavoro, ho letto che in teoria lo stipendio minimo dovrebbe essere di 6,08 sterline all'ora, invece a me me ne hanno pagate meno di 3. Quindi è legale per loro metterti a lavorare "in prova" gratis per 3 giorni?
by Shining il 24/05/2014 alle 11:57 - Il tuo voto: [+] positivo [-] negativo



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Scusate, per errore ho scritto il commento 3 volte... comunque il lavoro lo ho trovato per conto mio, lascianto i cv in giro.
by Shining il 24/05/2014 alle 12:00 - Il tuo voto: [+] positivo [-] negativo



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Se ricarichi la pagina ti viene ripetuta l'ultima azione effettuata. Comunque no, non è illegale. Se pagano le tasse che devono, ti fanno le regolari deduzioni, possono lasciarti senza contratto e pagarti sul c/c senza problemi. A me è successo molte volte. E le "prove" non retribuite sono all'ordine del giorno. Scordati le tutele che esistevano in Italia, qui non le hanno mai avute.
Nel caso tuo il nodo cruciale è cosa sei in grado di dimostrare: se loro dicono che ti hanno fatto lavorare solo poche ore come prova non retribuita, tu puoi dimostrare che le cose sono andate diversamente? Comunque parla con quelli della helpline. Fabjodo può confermarlo o meno, ma credo che inizialmente sia tutto anonimo.
by Bisanzio72 il 24/05/2014 alle 12:26



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io come detto sopra chiamavo per conto di un'amica e il mio report non fu anonimo, tantomeno io chiesi di rimanerlo. Non mi interessava perche' non vedevo alcun rischio ne per me tantomeno per la mia amica che invece volle rimanere anonima e non volle chiamare direttamente semplicemente per PURA IGNORANZA (era appena rrivata in UK con tutto cio' che comporta) ovvero cio' che permette a certe canaglie di farla franca regolarmente.
Seconmdo me le tutele ci sono, basta che si denunci il fatto pero'!
Poi gran bel paragone quello dell'Italia Bisanzio...prova ad andare in Sicilia..lasciamo stare va.
by fabjodo il 24/05/2014 alle 12:40 - Il tuo voto: [+] positivo [-] negativo



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La prossima volta dirò "Italia da Ponte a Niccheri in sù". Il lavoro a nero qui non è diffuso come in Italia (da Ponte a Niccheri in sù) perché date le condizioni non è conveniente. Del resto se paghi 1000£ al mese di stipendo, non ne hai altri 1000 e più di contributi da versare. Se hai un negozio e assumi un commesso l'ufficio delle tasse non deduce automaticamente che tale commesso ti genera un profitto di 70.000 euro su cui dovrai pagare le tasse sempre e comunque. E per licenziare un operaio basta dire che è redundant e in una settimana, massimo due te lo sei levato di torno. Non tutti, in UK, lavorano nelle condizioni in cui lavori tu, Fabjodo. Anzi, sono veramente pochi. Come non tutti, in Italia, lavoravano nelle condizioni siciliane. Dalle mie parti, fino a pochi anni fa, chi lavorava a nero lo faceva per guadagnare di più. E ti assicuro che la differenza era notevole. Che sia stato spazzato via tutto è un altro discorso. Ma ho usato il tempo passato appositamente. Rimane il fatto che chi vuole lavorare qui deve iniziare a pensare al lavoro diversamente da come faceva in Italia, quindi "Scordati le tutele che esistevano in Italia, qui non le hanno mai avute". Il bisogno di manodopera proteggeva i lavoratori, bisogno che è scomparso dalla maggioranza delle categorie lavorative a causa dell'immigrazione.
Qui funziona diversamente, che non significa che funziona meglio.
by Bisanzio72 il 24/05/2014 alle 13:35

Starting point

   

Se ne è andata. Ha caricato le sue cose sull'auto di un collega, mi ha dato un bacio la cui passione era sminuita dalla paura. La mente che saltava da una cosa all'altra per non fermarsi a pensare. Sarà qui a giro per un paio di mesi, poi attraverserà l'oceano. Nel momento in cui ho chiuso la porta, mi sono ritrovato al punto di partenza, nello stesso luogo dello spirito da cui, tre anni fa, ho ricominciato. E da cui dovrò ricominciare una volta ancora: ricominciare dalle stesse sensazioni, dalla stessa stretta allo stomaco, dagli stessi pensieri. Ricominciare dagli stessi desideri, ma senza più i sogni che avevo a sostenermi quando arrivai a Londra. Del resto, in questa città i sogni muoiono, si fanno grigi e seccano per poi sbriciolarsi nel vento di confusione che si impossessa delle nostre vite.
   Aver saputo fin dal principio che questa sarebbe stata la fine, la migliore fra le due fini che si prospettavano per la nostra storia, aver saputo che sarebbe arrivata forse aiuta ad affrontare tutto in modo più razionale, ma non rende la cosa meno dolorosa. 

   She's gone. She loaded her staff in a collegue's car, gave me a kiss which passion was diminished by the fear. Her mind jumped from a task to another one to avoid stopping to think. She'll hang around for a couple of month yet, then she'll cross the ocean. In the very moment I closed the door, I found myself at the starting point, in the same place of the spirit where I started again from three years ago. And one more time I have to start again from here: to start again from the same sensations, from teh same stab in the stomach, from the same thoughts. To start again from the same desires, but without the dreams I had to hold me up when first I arrived to London. Furthermore, in this city the dreams die, turning grey and drying out to crumble in to the wind of confusion which takes over our lives.
   Knowing since the beginning that this would have been the end, the best one between two different endings for our story, knowing that it would have arrived maybe helps to face it in a more rational way, but it doesn't make less painful.

Friday, 23 May 2014

So long, baby

You'll walk off with tears in your eyes,
Bad dreams will shake your sleep far from me.
You'll cross the water feeling lonely,
To bury yourself deeply in to your job,
To make me your biggest regret.
Then, one day, you'll rise your eyes,
You'll see him, and I'll be forgotten.
But it's all right.
You'll be in his arms before you understand,
Before you grasp how you'll be with him.
And I, I will be just a memory,
I'll be a sweet smile, at the corner of your mouth.
Nothing else, nothing more.
But it's all right.

#bloodyinterviews 2


Thursday, 22 May 2014

Quando i danesi non scopano più


"Ryanair is bullshit!"

   Non so se oggi è stato un caso eccezionale o se non avevo mai notato prima a quante persone, per un motivo o per un altro, Ryanair rifiuta l'imbarco o fa in qualche modo perdere il volo. Forse l' ho notato solo oggi perché è toccato anche a me; del resto chi penserebbe che quella lunga coda all'ultimo desk nell'angolo è per chi è stato respinto al controllo bagagli?
    Ma andiamo per ordine. Stamani mi alzo alle 3:45, mi preparo e alle 4:30 esco di casa e cammino per 20 minuti fino alla fermata del bus perché nella mia zona non ci sono bus notturni. La camminata in sé non è niente di che, è farla trainandoti un trolley sui marciapiedi dissestati di Londra, fatti di un' infinità di asfalti e mattonelle diverse, con canalette di scolo che non scolano niente che ti tagliano il percorso, radici degli alberi che sollevano l'asfalto, lavori in corso da aggirare e rampe per le carrozzelle rese scivolose dalla pioggia che non è agevole. Poco male, arrivo alla fermata con largo anticipo, prendo un bus che prima delle 5 di mattina è già pieno al punto che l'autista non si ferma agli stop successivi. La faccia delle persone alle fermate mi fa capire che è la norma: del resto sono sempre di più coloro che invece dell'Underground prendono il bus per andare a lavoro, per risparmiare sull'abbonamento che aumenta del 10% ogni anno. Arrivo alla stazione dei pullman, anche lì in anticipo. Dopo 10 minuti arriva il pullman, salgo, e per le 5:20 siamo in viaggio verso Stansted. Alle 6:03 sto cercando sul display dell'aeroporto a quale desk devo andare. L'unica informazione che mi fornisce è che è aperto.
   Stansted non è grande, trovo subito dove dovevo recarmi. Ho un'ora prima del mio volo, in teoria più che a sufficienza per il check-in del bagaglio. Non fosse che l'aeroporto è già affollato. Ma da dove è arrivata tutta questa gente a quest'ora?! Perdo un poco di tempo in una coda per capire quale sia il desk specifico per il mio volo: any desk is the same. Quando la ragazza col velo mi ha detto questa frase avrei dovuto capire che ero fregato. Non ci sono desk specifici per voli specifici con Ryanair, ne devi scegliere uno ed incolonnarti lì. Nessuna indicazione, neanche file chiare. Si sta tutti insieme appassionatamente: così capita che davanti a te nella fila ci siano persone il cui volo è dopo il tuo. E' la situazione in cui mi sono trovato io. E la metà di quelli in fila prima di me ha dovuto ridistribuire il contenuto delle borse perché avevano sforato il peso consentito. In particolare la famiglia subito prima di me, che ha speso 15 minuti buoni a risistemare e ricontrollare. Vedevo molte facce scure, persone inviate ad altri desk, gente chiaramente incazzata: ma non capivo perché. Non ancora.
   Quando è il mio turno metto la valigia sulla bilancia, lo steward controlla il mio biglietto e poi mi dice: Ci sono 3 chili di troppo, puoi levarli? Certo. Mettiti da una parte che servo un altro cliente. No problem. Mi faccio di lato e lascio passare una ragazza che già aveva provato a scavalcarmi nella coda, levo i 3 chili incriminati per metterli nello zaino e quando la ragazza ha finito ricolloco la valigia sulla bilancia. Molto meglio, fa lo steward, un indianino. Però sei 5 minuti in ritardo e non posso imbarcare il tuo bagaglio. Stai scherzando? No, mi spiace. Il controllo bagagli chiude 40 minuti prima del decollo e tu sei 5 minuti in ritardo. Non c'è più tempo per controllare il tuo bagaglio. Se vuoi prendere l'aereo devi lasciarlo qua. Ero esterrefatto. Non sapevo se arrabbiarmi o cosa. No, lo voglio portare con me! Allora devi andare al Customer Desk. Se non chiedevo dov'era neanche mi spiegava come arrivarci: cosa non facile visto che non ci sono né segnali né nomi, solo una fila di desk tutti uguali nascosti dalla folla.
    Ora, fra chi ha viaggiato con Ryanair, alzi la mano chi ha trovato il gate aperto in orario. Io ho sempre dovuto aspettare circa mezz'ora oltre l'orario di apertura indicato. E a quanti di voi, sempre fra coloro che hanno viaggiato con Ryanair, è capitato che il volo decollasse in ritardo per aspettare delle persone? Non credo che siate in pochi. Questa consapevolezza non mi ha aiutato mentre cercavo di capire dove cominciasse la coda al Customer Desk, una fila sparpagliata di gente costretta a formare una coda che tendeva a richiudersi su se stessa, con una sola hostess a fornire indicazioni presa d'assalto da più direzioni e che alla fine era quasi inutile. Anzi, contribuiva ad impedire di capire dove cominciasse la coda dato che creava una folla di gente che giungeva da direzioni diverse guardandosi intorno confusa.
    Mi metto in coda per avere un posto sul volo successivo, non proprio felice, e il tempo scorre mentre due sole impiegate cercano di sbrigare un numero di respinti che aumenta di minuto in minuto. Prima che fosse arrivato il mio turno la coda a questo desk era più lunga che a quelli per il controllo bagagli. Tutte persone che per motivi vari avevano perso il volo. Ad un certo punto arriva una giovane donna che salta la coda e va direttamente dall'impiegata: quella le dice di mettersi in coda e scoppia un litigio, che va avanti per 15 minuti buoni, con l'impiegata che fa spostare un altro cliente da un computer ad un altro quattro o cinque volte, sempre seguita dalla donna. La quale non è che avesse un problema da poco: avevano fatto imbarcare il marito con la bimba ma non facevano passare lei, e neanche volevano avvisare il marito. Alla fine lo hanno fatto, dopo altri 10 minuti abbondanti che la donna era lì in lacrime.
   Fra gente che chiede di saltare la fila per pagare il sovrapprezzo di un bagaglio troppo pesante, persone rassegnate con cui scambio quattro chiacchiere, arriva il mio turno. Gentilmente spiego la situazione e l'impiegata controlla quali voli sono disponibili. Niente in giornata, a meno che non voglia recarmi a Milano invece che a Bologna. Il tutto detto in tono piatto. Del resto sono cazzi miei, all'aeroporto dovevo arrivare con 2 ore di anticipo. Che tanti problemi per i viaggiatori si potrebbero evitare con un minimo di organizzazione è un dettaglio insignificante per Ryanair. Ma quello che veramente mi ha mandato in bestia sono stati gli occhi vuoti, la faccia piatta e inespressiva se non per una piega disgustata della bocca con cui la donna mi ha guardato quando ho fatto presente la cosa. Chiaramente per Ryanair la soddisfazionedei clienti non è una priorità. Bischero io a voler volare con Ryanair. Del resto, che potevo aspettarmi da una compagnia aerea che si era rifiutata di imbarcare mio figlio minorenne al ritorno di una gita con la scuola ?Aveva perso la carta di identità, certo, ma si son fregati del documento sostitutivo rilasciato dal Consolato e lo hanno abbandonato a Barcellona. Ogni chilo in meno imbarcato è carburante risparmiato.
   Mentre mi incammino per prendere il pullman e tornare a casa, mi trovo a camminare a fianco di un uomo che era davanti a me nella coda. Ci lamentiamo un poco l'uno con l'altro del fatto che problemi così capitano solo con Ryanair, poi, quando i nostri percorsi si dividono, mi lascia con un: "Ryanair is bullshit!"

Saturday, 10 May 2014

Una mappa del cazzo

  E' proprio il giusto modo di chiamarla. Qualcuno ci si è messo di buzzo buono per redarre questa mappa, andando in giro a misurare la lunghezza dei membri maschili eretti. Eretti perché, ovviamente, quando non lo sono variano di misura ed aspetto: il mio dopo aver nuotato nella Manica il 1° ottobre 2011, per esempio, sembrava un brufolo. Comunque, quello che non si può che definire un lavoro del cazzo, ha portato alla creazione di una mappa del cazzo. 


   In verde dove gli uomini ce l'hanno più grosso, in rosso dove ce l'hanno più piccolo. In Italia mi pare che ci si difenda. Quelli messi peggio di tutti sono i coreani, che però compensano con una lunghezza della lingua maggiore rispetto a chiunque altro, che ha comunque i suoi vantaggi. Qui l'articolo da cui ho estratto la mappa, per chi fosse interessato anche a qualche percentuale riguardo ciò che le donne pensano delle dimensioni. 
   Ma quello che mi chiedo io è: che molla è scattata nella testa di colui o colei che ha deciso di disegnare questa mappa?

Wednesday, 7 May 2014

Al peggio non c'è mai fine: i colletti bianchi attraversano la strada

   I miei pellegrinaggi ciclistici si sono ampliati. Ho raggiunto la City, Central London, come avete già potuto leggere qui, e questo ha ampliato le mie esperienze. Prima reputavo il pedone di East London quanto di peggio un ciclista potesse incontrare sulla sua strada, e questo in conseguenza delle esperienze raccontate qui e qui, ma dopo pochi giorni in cui mi sono recato a lavoro in bici in Central London... ebbene ho dovuto ricredermi: c'è di peggio. I colletti bianchi impiegati nella City, mescolati ai turisti, sono di gran lunga peggiori degli abitanti di East London.
   A East London la gente può avere una scusa, una scusa che in genere si legge sulle loro facce ebeti o inebetite: cresciuti in culture in cui il rispetto per diritti e doveri è qualcosa di sconosciuto (e in mezzo alle culture indo-pakistrane e afro-carrambiche ci metto pure la società occidentale odierna), storditi dai fumi della marjuana che dall'odore persistente in vaste aree si pensa venga bruciata in falò e non in canne, tarati geneticamente da generazioni di accoppiamenti fra consanguinei, storditi dal troppo focalizzarsi sul lavoro soltanto o dal vivere senza mai lavorare del tutto, ignoranti più delle capre, non ti aspetti da questo strato sociale indugiante sul confine della sub-umanità e composto di benefit people e immigrati che riescano a capire come ci si comporta per strada, o che, capendolo, decidano di rispettarne le regole. Ma quando ti trovi davanti persone in giacca e cravatta o tailleur costosi, con lo sguardo vivo e intelligente (?), che sono chiaramente andate all'università (pure rimanendo ignoranti come capre), ti aspetteresti un comportamento differente. 'Sto par di palle!
   I colletti bianchi e le giarrettiere nere che lavorano nella City, ma di sicuro anche quelli di Liverpool Street e Canary Wharf, stanchi di stare in un luogo che deve intimamente disturbarli (a meno che non siano carogne a cui piace turlupinare il prossimo) e ansiosi di prendere la prima metrò disponibile (poco importa che la successiva sia 2 minuti più tardi) sciamano fuori dai palazzi di uffici come formiche che vanno alla guerra: invadono i marciapiedi, camminano sulle piste ciclabili, ingolfano gli attraversamenti pedonali. Ed ovviamente attraversano col rosso o dove l'attraversamento non c'è proprio: in genere a metà fra due semafori pedonali distanti sì e no 50 metri l'uno dall'altro. Ma loro non sono come i londinesi orientali, che non guardano perché non ci pensano e anche se guardano non vedono. Colletti bianchi e giarrettiere nere guardano per bene da ambo le direzioni, prima di attraversare la strada, perché non sia mai che il loro costoso vestito venga sciupato da un cab che gli passa sopra. Guardano e ti vedono, a te che arrivi in bicicletta, i due neuroni in croce che possiedono riescono ad elaborare i dati e dire loro che se tu, ciclista, gli vai addosso ti fai male pure tu, e che quindi frenerai o li eviterai. E così si buttano in mezzo alla strada, in branchi, perché sono come quegli animali che se uno solo si muove tutti gli altri lo seguono. I turisti li seguono o recedono, poco importa: loro vedono solo i monumenti o la stazione dell'Underground da raggiungere e si comportano come se la città fosse lì soltanto per loro e nessuno ci vivesse da vero.
   E che puoi fare, a questo punto? Io mi alzo sui pedali e, al grido di "Vi odio tutti!", spingo al massimo per piombare nel gruppo di bestie sbarbate e depilate alla massima velocità possibile.

   Ovviamente il karma, poi, mi punisce, facendomi finire dietro il furgoncino dagli iniettori più sporchi di Londra, che mi fa respirare uno smog nero ed oleoso. Ma per me il karma può andarsene a fare in culo.

PS Vi state chiedendo cosa c'entri la foto in apertura di questo post col tema trattato? Niente. Ho googlato "fucking pedestrians" in cerca di un'immagine adatta e, non trovandone nessuna che mi soddisfacesse, ho ripiegato sulla tipa ubriaca. Magari dal lunedì al venerdì è una giarrettiera nera della City.

Monday, 5 May 2014

Sai a cosa penso?



Penso alle persone e ai luoghi che mi volevi far conoscere, e che mai conoscerò. 
Penso ai posti dove volevamo andare, i viaggi che volevamo fare insieme, e che mai visiteremo e faremo.
Penso a tutte le cose che ancora devi raccontarmi, e che mai mi narrerai.
Penso a tutti i piani di vita che studiavamo e scartavamo, incerti ancora del futuro per noi.
Ora sono solo fumo, fumo che aleggerà sulla mia testa per un poco ancora. 
E poi sarà disperso dal vento.

Sunday, 27 April 2014

Il Gruppo della Birretta

   Nel settembre del 2011 incontrai, in un pub vicino Covent Garden, @Apache71 (ora ha un nuovo profilo su Twitter, dato che questo ha dovuto chiuderlo a causa di una donna rivelatasi trooooppo gelosa). Io venivo da circa tre mesi di isolazionismo, durante i quali non ero riuscito non dico a creare dei rapporti di amicizia con nessuno, ma addirittura non ero riuscito a parlare con nessuno, dato che lavoravo con polacchi che mi parlavano in polacco sopra la testa come se neppure esistessi o con inglesi che parevano sforzarsi di usare un accento incomprensibile proprio per impossibilitare ogni tentativo di comunicazione. Apache, al secolo Luca, era il primo italiano che incontravo dopo aver deciso che non potevo tagliare fuori dalla mia vita la mia italianità. Ma questo argomento magari lo riprenderò in altra sede. Pensiamo a ciò che di importante accadde in quel pub, dato che decise la traccia di come avrei vissuto a Londra questi tre anni ormai sul punto di terminare, traccia dalla quale probabilmente non uscirò fin quando non lascerò questa Metropoli Farneticante.
   Durante la conversazione Luca dette voce ad un'idea che da un po' di tempo mi ronzava in testa. "Mi piacerebbe", disse, "creare un gruppo di italiani che si incontri regolarmente. Magari una volta a settimana." Quello fu il momento in cui nacque il Gruppo della Birretta, la cui paternità fu causa di alcune discussioni fra noi, dato che entrambi la reclamavamo. Luca avendovi dato voce, io avendovi già iniziato a lavorare, sebbene semplicemente provando a realizzare la proposta di un altro membro di Italiani a Londra che aveva invitato, chiunque volesse, a ritrovarsi per bere una "birretta" insieme. Tale proposta non si realizzò mai, dato che fu fatta durante i Riots e il propositore fu in seguito raggiunto dalla fidanzata e dagli amici ed ebbe di meglio da fare che incontrare altri connazionali  a lui sconosciuti. Ma qualcuno di coloro che si erano resi disponibili quella prima volta accettarono poi di incontrarsi in successive occasioni e lo fecero sotto il nome di Gruppo della Birretta. Iniziai allora un lavoro di organizzazione di incontri, che ben presto divennero regolari ogni weekend, dal venerdì sera alla domenica pomeriggio, tutti pubblicati in anticipo su Italiani a Londra, con la descrizione della meta, che fosse un museo o un pub per ballare la salsa, gli orari degli incontri e il journey plan del Transport for London (tfl.gov.uk) più ogni altra informazione utile o sfiziosa. Insomma, i miei post settimanali erano davvero bellini! 
   Piano piano, fra adesioni spontanee e arruolamenti eseguiti da me online e da Luca (di tanto in tanto) durante le sue peregrinazioni lavorative, arrivammo a creare un gruppetto discreto a cui si univano personaggi di passaggio. Di passaggio sia nel gruppo che a Londra. Nessuno di noi era un angelo, io con le mie paturnie, Luca con la sua testardaggine a non voler vedere certe cose neanche quando gliele sbattevi sotto il naso (tipo che McDonalds vende veleni, dato che lui è innamorato di McDonalds per questioni lavorative), tutti gli altri con le loro fisime personali. Ma nel Gruppo si era creata un'atmosfera rilassata, mancando secondi fini ed essendo mirato semplicemente allo stare in amicizia, senza bisogno di essere vigili contro approcci indesiderati. Questo portò il Gruppo ad essere composto per lo più da donne, che nella compagnia si sentivano sicure e tranquille: io e Luca eravamo gli unici uomini, spesso e volentieri, circondati da un numero di donne che variava dalle quattro alle dieci. Niente del genere "niente sesso siamo inglesi", anche perché inglesi non lo eravamo (grazie a Dio!); ma anche se poi ho scoperto che il caro Luca si è fatto le sue belle pascolate con qualcuna delle ragazze, il sesso fu una caratteristica marginale e non creò mai problemi. Che io sappia, almeno, ma essendo io mattiniero per necessità, per altrettanta necessità andavo a dormire prima degli altri, che una volta non più sotto il mio paterno controllo si sbizzarrivano di nascosto in attività sull'orlo dell' infantilismo che qualche piccola grana hanno creato.
   Una caratteristica comune univa tutti i membri stabili del Gruppo della Birretta: tutti avevamo dei problemi. E tali problemi influenzavano le nostre vite al punto che iniziai a descrivere il Gruppo della Birretta, a chi me ne chiedeva la natura, come un "gruppo di mutuo soccorso". Chi veniva da un matrimonio finito o travagliato e in procinto di rompersi, chi era venuta a Londra con la scusa di cercare lavoro ma in realta' per fuggire da un ragazzo con cui non riusciva a rompere, o chi si era trasferita a Londra per spurgare una relazione amorosa intossicante, ognuno di noi era in cerca di qualche tipo di conforto. Il Gruppo funzionò eccelsamente per alcuni mesi, attraverso tutta l'estate e l'autunno e l'inizio d'inverno che quell'anno furono particolarmente miti. Così miti che il 1 ottobre andammo a Brighton, dato che mi era venuta voglia di nuotare, cosa che feci nell'acqua sporca e gelida della Manica e che mi guadagnò un pisello ridotto ai minimi termini per le ore successive e una bronchite che non riuscii a guarire finché un angelo non trafugò degli antibiotici per me dall'ospedale dove lavorava (qui gli antibiotici te li danno solo se sei sul punto di sputare pezzi di polmone quando tossisci). Da Natale in poi l'attività del Gruppo rallentò fin quasi a fermarsi, spostandosi parzialmente sulla chat di Italiani a Londra, per riprendere a scartamento ridotto in primavera. Il Gruppo della Birretta aveva iniziato a perdere i suoi pezzi.
   La natura stessa del Gruppo era alla base della sua fine. Non era un fallimento, semplicemente il Gruppo aveva assolto il suo scopo e realizzato la sua natura. Essendosi formato intorno ai bisogni e problemi dei suoi membri, via via che ognuno di noi andava risolvendoli, si staccò contemporaneamente dal gruppo. Nuove compagne furono trovate, vecchi rapporti furono definitivamente troncati, ognuno andava ricreandosi una sua vita nel modo che gli era più consono. O almeno tentavamo.
   Alcuni membri del Gruppo scomparvero definitivamente, con altri sono rimasto in contatto. In questo modo si realizzò ciò da cui molte persone residenti a Londra da lunga data mi avevano messo in guardia fin dalle prime settimane: Londra è come un porto di mare, le persone vengono, stanno per un poco, ed un mattino scopri che sono ripartite, magari perché si son degnate di inviarti un messaggio mentre stanno per imbarcarsi sull'aereo. E molti non si degnano neanche. Mantenere a Londra delle conoscenze, se non delle amicizie, che siano durature è quasi impossibile. Anche chi viene qui deciso a rimanerci, più spesso che no, se ne va, volente o (raramente) nolente. Sono veramente poche le persone che, dopo una residenza di alcuni mesi, ritengano Londra un luogo dove valga la pena stanziarsi definitivamente, costruire una famiglia e crescere dei figli. Chi rimane, in genere, sono coloro che si ritrovano prigionieri dei loro stipendi. O che sono bloccate qua per altri motivi.
   Ad oggi, solo un'altra persona, oltre a me, rimane di coloro che erano i membri originari e permanenti del Gruppo della Birretta. Luca stesso ha colto al volo l'occasione di tornare in Italia, dove pare stia ricostruendosi una nuova vita come piace a lui (gli auguro in questo ogni bene). Nuovi amici sono entrati a far parte della mia cerchia, alcuni di recente, altri con cui avevo costruito un rapporto parallelo già nel 2011/12, ma il Gruppo della Birretta, con le sue scorribande per pub e musei, è definitivamente finito. E fra non molto io sarò l'unico membro del Gruppo restante a bazzicare i paesaggi originari che videro la nascita di belle amicizie ed amori più o meno durevoli. 
   E' stato un bel periodo, guardandolo in retrospettiva. Tormentato, altalenante tra felicità e depressione, irto di difficoltà, sia nella sfera personale che sul lavoro. Ma ricchissimo di esperienze, fra cui la nascita di questo blog che in parte è dedicato a raccontarle. Un bel periodo, ma che è prossimo a finire. Non molto tempo ancora e mi ritroverò al punto di partenza, dov'ero circa tre anni fa. Io pensavo di star camminando in un labirinto simbolico, ma forse i sentieri che sto percorrendo sono quelli di un dedalo. E non c'è Dio ad aspettarmi al suo centro, bensì il Minotauro.

Saturday, 26 April 2014

The passenger



I am a passenger
And I ride and I ride
I ride through the city's backside
I see the stars come out of the sky
Yeah, they're bright in a hollow sky
You know it looks so good tonight

I am a passenger
I stay under glass
I look through my window so bright
I see the stars come out tonight
I see the bright and hollow sky
Over the city's a rip in the sky
And everything looks good tonight

Singin'

Get into the car
We'll be the passenger
We'll ride through the city tonight
See the city's ripped insides
We'll see the bright and hollow sky
We'll see the stars that shine so bright
The sky was made for us tonight

Oh the passenger
How how he rides
Oh the passenger
He rides and he rides
He looks through his window
What does he see?
He sees the sided hollow sky
He see the stars come out tonight
He sees the city's ripped backsides
He sees the winding ocean drive
And everything was made for you and me
All of it was made for you and me
'Cause it just belongs to you and me
So let's take a ride and see what's mine

Singing

Oh, the passenger
He rides and he rides
He sees things from under glass
He looks through his window's eye
He sees the things he knows are his
He sees the bright and hollow sky
He sees the city asleep at night
He sees the stars are out tonight
And all of it is yours and mine
And all of it is yours and mine
Oh, let's ride and ride and ride and ride

Singing

Should she stay or should she go?

Difficilmente una donna rimarrà per sua libera scelta. Le servirà sempre un qualche tipo di costrizione: i figli, la convinzione che andandosene getterà via gli anni spesi fino a quel momento, una catena affettiva che non riesce a rompere. Nei casi più squallidi un benessere a cui non vuole rinunciare. Mancando la costrizione, quale che sia, andarsene sarà sempre "la cosa più giusta da fare". E se ne andrà, fisicamente o spiritualmente,  che sia una fuga o che sia l'inizio di un nuovo viaggio che vuol fare da sola, certa di essere nella ragione, senza realmente analizzare se tale ragione esiste o meno. E questo, semplicemente, perché una donna non è capace di restare di sua libera scelta, pagando il prezzo e raccogliendo i frutti di tale decisione.

Hardly a woman will stay for her free choice. She will need always some kind of bound: children, the certainty that leaving she will throw the years spent till that moment away, an affective chain which she can't break. In the most sordid cases a wealth she doesn't want to give up. Lacking the bound, whichever it is, leaving will be always "the right thing to do". And she will leave, physically or spiritually, that be a getaway or that be a new journey's beginning which she wants to get through alone, believing she's right, without really analyse if that right exists or not. And this simply because a woman is not able to stay for her free choice, paying the price and reaping the rewards of her choice.

Stabilità




Thursday, 24 April 2014

Carlo Martello


A Post-Modern Middle Age

"Until the 1980s, corporate CEOs were paid, on average, 30 times what their typical worker was paid. Since then, CEO pay has skyrocketed to 280 times the pay of a typical worker; in big companies, to 354 times.
Meanwhile, over the same thirty-year time span the median American worker has seen no pay increase at all, adjusted for inflation. Even though the pay of male workers continues to outpace that of females, the typical male worker between the ages of 25 and 44 peaked in 1973 and has been dropping ever since. Since 2000, wages of the median male worker across all age brackets has dropped 10 percent, after inflation.
This growing divergence between CEO pay and that of the typical American worker isn’t just wildly unfair. It’s also bad for the economy. It means most workers these days lack the purchasing power to buy what the economy is capable of producing — contributing to the slowest recovery on record. Meanwhile, CEOs and other top executives use their fortunes to fuel speculative booms followed by busts.
Anyone who believes CEOs deserve this astronomical pay hasn’t been paying attention. The entire stock market has risen to record highs. Most CEOs have done little more than ride the wave."

Robert B. Reich

A Post-Modern Middle Age is showing at the horizon. For whoever has will be given more, and they will have an abundance. Whoever does not have, even what they have will be taken from them. They won't leave anything to us. They will take us one by one. Open your eyes.

Wednesday, 23 April 2014

Everyday London

   Lunedì di Pasquetta prendo la bici e decido di provare il tragitto da casa al mio attuale posto di lavoro, dall' East End a Central London. 40 minuti di pedalata, secondo Google Maps, lungo una delle più famigerate strade di Londra, Bow Road, che comincia con la Bow Roundabout, dove 2 dei 14 ciclisti investiti ed uccisi lo scorso anno sono stati fatti mash potatoes. Lunedì era un bankholiday, splendeva un bel sole e prevedibilmente il traffico era minore di un giorno lavorativo: la giornata adatta per provare un nuovo tragitto e guardarsi intorno.
   Dunque parto e pedalo alla volta di London Bridge e South Bank. Il viaggio si svolge tranquillamente e anche abbastanza piacevolmente, e nei 40 minuti (circa) pronosticati da Google arrivo in Holland Street, che si trova esattamente dietro il Tate Modern, museo di arte contemporanea (a me non piace, ma magari a voi sì), con la sua nuova parte in costruzione. La nuova ala è costruita con prefabbricati in calcestruzzo, così grandi che ne possono caricare solo uno per volta sugli autotreni, rigorosamente made in Holland. Del resto siamo in Holland Street, mica potevano usare un prodotto inglese. Ma soprassediamo e procediamo oltre.

In questa foto potete vedere il condominio super-lusso dove sto lavorando al momento (sostituisco un ragazzo che è in ferie mentre attendo che inizi il mio nuovo contratto). Stanze triangolari in edifici a base romboidale, pareti a vetro come le teche per i serpenti e prezzi non proprio alla portata di tutti: 1 milione e mezzo di sterline per l'appartamento più economico e ben 22 per la penthouse (l'attico). E tra l'altro, fra le 8am e le 8pm, chiunque può passare attraverso il giardino del condominio. Rompicoglioni a giro ma almeno hanno la security che sta lì tutto il tempo, a dire good morning e good afternoon ed aprire le porte alle signore che rientrano con le braccia cariche di spesa appena fatta. 
   Vi chiederete, ma cosa c'è intorno che valga la pena pagare quelle cifre per vivere lì? A parte il Tate, niente di niente. Solo strade trafficate e squallide. Certo, c'è il Lungo Tamigi a due passi, ma non è che sia questo gran che. Il punto è che ormai, le persone ricche, non comprano casa a Londra per viverci perché la città abbia un fascino particolare, comprano casa a Londra perché è un investimento. Le autorità stanno supportando con tutti i mezzi possibili la bolla immobiliare, coi prezzi degli immobili che salgono e salgono ogni anno (mentre le paghe scendono). Primo risultato: molte aziende stanno chiudendo le loro sedi a Londra per riaprirle in altre nazioni più economiche (vedi Reuters che apre in Polonia), mantenendo qui solo gli uffici centrali. Escluse quelle aziende che li vanno aprendo in Irlanda per usufruire della tassazione fiscale ridotta, ovviamente. Secondo risultato: la gente normale non riesce più a permettersi gli affitti o di comprare casa a Londra.      
Anche il flat-sharing comincia a diventare costoso. Nessun problema, la nuova linea ferroviaria Cross Rail sarà completata nel 2018. Loro dicono che servirà a collegare la City (Canary Wharf) con l'aeroporto di Hethrow, ma non è vero! Servirà a collegare Shenfield con Londra, perché è laggiù che stanno mandando le persone a vivere, lontano, dove non danno noia. Controllate su Gogle Maps dove si trova Shenfield, perché fra non molto diventerà periferia di Londra. E visto che ci siete, controllate anche dove si trova Ebbsfleet, perché ci vogliono costruire una città giardino per nasconderci gli indesiderabili, quelli i cui redditi li pongono in situazione di necessitare di affordable housing, ovvero le nostre case popolari . Ormai i terreni a Londra valgono oro, e chi comanda non vuole rinunciare neanche ad un metro quadrato: si abbattono le council houses e si costruiscono centri commerciali. Higher, brighter, bigger living soltanto, a Londra. Per chi può permetterselo, ovviamente. Chissà, forse, a forza di spingerla nelle periferie delle periferie, un giorno si sveglieranno e si accorgeranno che di gente normale a Londra non ce n'è più, che restano solo turisti e ricchi giapponesi. Certo, una bolla immobiliare ha bisogno di gente che compra per continuare a crescere, e mi sa che i giapponesi da soli non sono sufficienti. Neanche con l'aiuto dei russi. Per sostenere la domanda serve anche la gente normale, quella che si ammazza quasi per pagare il mutuo, quella che stanno mandando lontano da Londra. Risolvere il problema è semplice: si cambia il codice postale di Shenfield e la si fa diventare parte di Londra. Lo stanno facendo da anni e anni: annettono le piccole cittadine limitrofe, le chiamano Londra, e continuano a dire alla gente di venire a Londra, perché Londra è viva, a Londra c'è lavoro, eccetera eccetera. Si guardano bene dal dirgli, però, in quale parte di Londra vogliono farla vivere, quella gente.
 
 Ovviamente, non poteva mancare la pioggia. In 5 minuti, dal sole splendente alla pioggia a dirotto. A Londra funziona così. Ma basta ripararsi, aspettare che spiova, quindi saltare in sella alla bici e tornare a casa.
   E così torno verso l' East End, e mentre mi lascio alle spalle i quartieri dei turisti e dei colletti bianchi, dove l' 80 per cento della gente che vedi è di pelle bianca, e imbocco nuovamente Bow Road che mi riconduce verso i quartieri del Londonistan, dove la popolazione è "diversamente colorata" e si fa a volte fatica ad individuare un altro bianco sui marciapiedi, ebbene noto che i segni del passato acquazzone vanno scomparendo, fino ad essere completamente assenti. Il Cielo, penserete voi, non ha voluto infierire su quella parte della popolazione già troppo colpita per natura ed una volta tanto non ha piovuto sul bagnato. No, non è così: il Cielo ha fatto piovere poco o niente perché così quelli non hanno avuto il tempo di lavarsi.
   Ultima nota saliente di quella pedalata è stato un ragazzino (bianco), che approfittando del fatto che, per imboccare un flyover, la sopraelevata che passa sopra la Bow Roundabout, mi trovavo sulla corsia centrale di un tratto a tre corsie, mi ha tirato contro qualcosa. Mi ha mancato, per fortuna. Data la mia posizione non ho potuto fare altro che mostrargli il dito indice. 
    Questa è Sparta? No. Questa non è Sparta, è Londra. La Londra di tutti i giorni. Che è molto peggio.

Sunday, 20 April 2014

Una follia ogni tanto...

...va fatta, mi son detto. La realtà è che se mi lasciano entrare in libreria da solo sono pericoloso. Pericoloso per il mio portafogli, s'intende. Ma andiamo in ordine.
   Venerdì pomeriggio vado a conoscere di persona uno dei miei contatti su Twitter, @profilocriminale. "...io sono un principe libero e ho altrettanta autorità di fare guerra al mondo intero quanto colui che ha cento navi in mare." recita la sua bio, citazione di Samuel Bellamy, pirata britannico soprannominato il Principe dei Pirati per la misericordia che era uso dimostrare verso coloro che catturava. Le premesse erano interessanti, quindi è stato con gran piacere che ho accettato l'invito fattomi da @profilocriminale di andarci a bere qualcosa insieme per conoscerci quando si è trasferito a Londra. Luogo d'incontro, il Caffè Vergnano vicino alla stazione di Leicester Square. Un poco di pubblicità, ma se avrete mai la sventura di essere spinti dalle correnti della vita sulle rive londinesi, voi poveri relitti umani, sappiate che Caffè Vergnano è l'unico luogo in Londra dove potete trovare una cioccolata calda degna di questo nome. In qualunque altro luogo, almeno fino ad oggi, mi hanno servito solo acqua calda con una polverina sciolta dentro. Latte al posto dell'acqua una volta, a Notting Hill. Se doveste decidere di volere una cioccolata calda a Londra e paga qualcun altro, prendete la tazza grande con la panna. Merita.
   Ma torniamo a cosa è successo venerdì scorso. Io arrivo davanti al Caffè Vergnano e @profilocriminale è in ritardo. Cioè, al momento non lo era, ero io ad essere in anticipo. Quindici minuti di anticipo, anziché dell'ora canonica. Ecco perché mi porto sempre dietro un libro. Ma leggere in mezzo alla strada, non è che sia il massimo. Quindi, dato che proprio di fianco al caffè ci sono due librerie, decido di entrare a dare un'occhiata. Infilo nella prima: quella sbagliata, Henry Pordes Books (che tra l'altro mi sa che è proprietà di un italiano). In vetrina, a fianco del corridoio d'ingresso, fra una copia de "The incredulity of Father Brown" di Chesterton e una di "Grek Art:Byzantin Wall-Painting" di Acheimastou-Potamianou e Mirtaly, vedo questo:


   Attrae la mia attenzione, ma tiro a diritto ed entro nel negozio, nella cui sala d'ingresso, seduti ad una piccola scrivania d'altri tempi, siedono un britannico di circa 60 anni ed un uomo molo più giovane, sui 35, straniero, che conversano in inglese riguardo una qualche rappresentazione teatrale. Mi infilo fra gli altri clienti, scivolo nella seconda sala e guardo fra i libri. Ne trovo addirittura uno sulla "Questione del Meridione" (d'Italia, ovviamente). Ma la mia mente era tutta per la copia de "The Lord of the Rings" vista in vetrina.


   Torno indietro e raggiungo la scrivania. "How much is the edition of The Lord of the Rings which is in the window-shop?" chiedo. "It should be 100 pounds." No, troppo. Gli spiego che cento sterline sono troppe, ma mi informo comunque se sia l'opera integrale. Certo, mi dicono. "But it's so thin..." "It's printed on Indian paper." Io avevo visto solo copie della Bibbia stampate su carta indiana. Mi allontano e mi dirigo verso una terza saletta, ma non sono neanche alla porta che già mi si forma un'idea in testa.


   Torno indietro. "I changed my mind." "Do you want the book?" "Yes, you must do something crazy, sometimes." "Let me check the price", dice lo straniero alzandosi. "I'm not sure if it's 100 or 150." "150?" Già quel something crazy cominciava a sembrarmi fin troppo crazy.
   Andiamo alla vetrina, il tipo la apre, maneggia i libri con la reverenza di un prete che maneggi reliquie, prende il volume che mi interessa e lo riporta alla scrivania. "It's 150." "Wow", boccheggio io. "But it's a unique copy. 1978. You can have a look."



   Una copia nuova, immacolata, con tutte le mappe com'erano disegnate nelle prime edizioni. "I will not try to open te maps", dico, e l'inglese mi sorride. "Is 150 your best price?" chiedo. "Well, I can do 140."
   Ok, we have a deal.

   
   E circa due ore dopo, come un bischero, al momento di tornare a casa, dopo aver bevuto insieme a @profilocriminale una birra (lager, mai ale) in un pub di fronte a Saint Giles di Renzo Piano, dove ho a malincuore ignorato gli ammiccamenti di un trio di donne carine, per poco non mi dimenticavo la borsa con il libro dentro. Per poco. Taken home.

Friday, 18 April 2014

John Barleycorn e il rito della mietitura


Il significato metaforico del testo è abbastanza chiaro, una allegoria della produzione del whisky, nettare in cima ai desideri degli inglesi, dalla semina fino al raccolto. John Barleycorn è la personificazione dello "spirito del grano", che si trova in tutte le società agricole fino dalla preistoria, a volte in forma maschile a volte in forma femminile (la madre del grano). Lo spirito del grano è la spiegazione mitica del mistero contenuto nel continuo rinnovarsi della vita: dai semi del grano vecchio (che muore) nascerà l'anno successivo il nuovo raccolto. E la nascita del grano nuovo, e quindi del cibo, fonte principale e quasi unica di sostentamento e vita nella civiltà contadina, non era certo un fatto secondario, e giustificava attenzioni particolari, fino in alcuni casi a sacrifici propiziatori rituali, in alcuni casi anche umani, o, più tardi, a rappresentazioni allegoriche degli antichi sacrifici.
Perché lo spirito del grano doveva morire? Era una metafora del ciclo della mietitura, il grano crescente doveva essere mietuto, quando finiva era finito il raccolto. Ma lo spirito sarebbe rinato l'anno dopo, bastava sincerarsi che morisse in modo certo per garantirne la rinascita, e quindi doveva essere inscenata una uccisione simbolica e inappellabile (nella canzone è il "voto solenne"), con le forme e la brutalità del sacrificio.
Le modalità simboliche dell'uccisione descritte nella canzone sono proprio quelle in uso nelle campagne inglesi del Devonshire e della Scozia fino ai primi decenni del '900.
Per esempio nella regione agricola del Devonshire, prevedevano che il mietitore che finiva per ultimo, il mietitore che mieteva l'ultimo covone e simbolicamente uccideva il raccolto di quell'anno, e quindi uccideva lo spirito del grano, doveva in qualche modo prendere su di sé la sventura della fine della vita, della morte, veniva perciò legato e addobbato come un covone, cioè con tutte le spighe di grano intorno, proprio come nella figura tipica di John Barleycorn nei disegni tradizionali, e veniva brutalizzato, naturalmente nella nostra epoca in forma simbolica (scherzi pesanti o cose simili). Il taglio delle gambe citato nella canzone era proprio il momento rituale del sacrificio, ed echeggiava nelle canzoni della mietitura e in grida rituali che i mietitori facevano tutti assieme, in modo da farsi sentire a miglia di distanza, e quindi simbolicamente da farsi sentire anche dagli dei, buoni o cattivi che fossero, per dimostrare che quello che doveva essere fatto era compiuto.

estratto da Musica e Memoria

John Barleycorn must die


There were three men came out of the West, their fortunes for to try
C'erano tre uomini che venivano da occidente, per tentare la fortuna
And these three men made a solemn vow
e questi tre uomini fecero un solenne voto
John Barleycorn must die
John Barleycorn deve morire
They've plowed, they've sown, they've harrowed him in
loro avevano arato, avevano seminato, loro avevano dissodato
Threw clods upon his head
e avevano gettato zolle di terra sulla sua testa
And these three men made a solemn vow
e questi tre uomini fecero un solenne voto
John Barleycorn was dead
John Barleycorn era morto
They've let him lie for a very long time, 'til the rains from heaven did fall
lo lasciarono giacere per un tempo molto lungo, fino a che scese la pioggia dal cielo
And little Sir John sprung up his head and so amazed them all
e il piccolo sir John tirò fuori la sua testa e lasciò tutti stupiti
They've let him stand 'til Midsummer's Day 'til he looked both pale and wan
loro l'avevano lasciato steso fino al giorno di mezza estate e fino ad allora lui era sembrato pallido e smorto
And little Sir John's grown a long long beard and so become a man
e al piccolo sir John crebbe una lunga lunga barba e così divenne un uomo
They've hired men with their scythes so sharp to cut him off at the knee
loro avevano assoldato uomini con falci veramente affilate per tagliargli via le gambe
They've rolled him and tied him by the way, serving him most barbarously
l'avevano avvolto e legato tutto attorno, trattandolo nel modo più brutale
They've hired men with their sharp pitchforks who've gripped him to the heart
avevano assoldato uomini con i loro forconi affilati che avevano conficcato nel (suo) cuore
And the loader he has served him worse than that
e il carrettiere lo trattò peggio di così
For he's bound him to the cart
perché lo legò al carro
They've wheeled him around and around a field 'til they came onto a barn
e andarono con il carro tutto intorno al campo finché arrivarono al granaio
And there they made a solemn oath on poor John Barleycorn
e fecero un solenne giuramento sul povero John Barleycorn
They've hired men with their crabtree sticks to cut him skin from bone
assoldarono uomini con bastoni uncinati per strappargli via la pelle dalle ossa
And the miller he has served him worse than that
e il mugnaio lo trattò peggio di così
For he's ground him between two stones
perché lo pressò tra due pietre
And little Sir John and the nut brown bowl and his brandy in the glass
e il piccolo sir John con la sua botte di noce e la sua acquavite nel bicchiere
And little Sir John and the nut brown bowl proved the strongest man at last
e il piccolo sir John con la sua botte di noce dimostrò che era l'uomo più forte dopo tutto
The huntsman he can't hunt the fox nor so loudly to blow his horn
il cacciatore non può suonare il suo corno così forte per cacciare la volpe
And the tinker he can't mend kettle or pots without a little barleycorn
e lo stagnaio non può riparare un bricco o una pentola senza un piccolo (sorso) di grano d'orzo.

John Barleycorn

Ballata popolare nella versione del poeta scozzese Robert Burns (1759-1796). La dizione è quella scozzese antica.

 There was three kings into the east,
   Three kings both great and high,
 And they hae sworn a solemn oath
   John Barleycorn should die. 

 They took a plough and plough'd him down,
   Put clods upon his head, 
 And they hae sworn a solemn oath
   John Barleycorn was dead.

 But the cheerful Spring came kindly on,
   And show'rs began to fall;
 John Barleycorn got up again, 
   And sore surpris'd them all.

 The sultry suns of Summer came,
   And he grew thick and strong,
 His head weel arm'd wi' pointed spears,
   That no one should him wrong.

 The sober Autumn enter'd mild,
   When he grew wan and pale;
 His bending joints and drooping head
   Show'd he began to fail.

 His coulour sicken'd more and more,
   He faded into age;
 And then his enemies began
  To show their deadly rage.

 They've taen a weapon, long and sharp,
   And cut him by the knee;
 Then ty'd him fast upon a cart,
   Like a rogue for forgerie.

 They laid him down upon his back,
   And cudgell'd him full sore;
 They hung him up before the storm,
   And turn'd him o'er and o'er.

 They filled up a darksome pit
   With water to the brim,
 They heaved in John Barleycorn,
   There let him sink or swim.

 They laid him out upon the floor,
   To work him farther woe,
 And still, as signs of life appear'd,
   They toss'd him to and fro.
 
 They wasted, o'er a scorching flame,
   The marrow of his bones;
 But a Miller us'd him worst of all,
   For he crush'd him between two stones.

 And they hae taen his very heart's blood,
   And drank it round and round;
 And still the more and more they drank,
   Their joy did more abound.

 John Barleycorn was a hero bold,
   Of noble enterprise,
 For if you do but taste his blood,
   'Twill make your courage rise.

 'Twill make a man forget his woe;
   'Twill heighten all his joy:
 'Twill make the widow's heart to sing,
   Tho' the tear were in her eye.

 Then let us toast John Barleycorn,
   Each man a glass in hand;
 And may his great posterity
   Ne'er fail in old Scotland!

Alla ricerca di Altroquando

Comincia il mio viaggio alla ricerca di Altroquando, un luogo che si trova in un posto diverso da qui e che esiste in un momento che non è adesso. E' la Tanelorn del mondo di Elric di Melniboné, l'isola di Avalon nascosta dalle nebbie di memoria arturiana. Luogo di pace ed armonia, luogo che è sempre appena oltre l'orizzonte, non importa per quanto tu abbia viaggiato. Un luogo che è dentro di noi, ma che non possiamo trovare se non c'è pace al di fuori di noi. La vediamo in sogno, la collina che conoscevamo ma abbiamo dimenticato. Un luogo dove vorremmo essere adesso, ma non potremo esserci fino a domani. Ma quando il domani verrà sarà l'adesso, e dopo un attimo sarà passato e l' avremo perso. E' un luogo che non c'è, perché lì esiste ciò di cui abbiamo bisogno. E' un luogo dove possiamo arrivare solo seguendo un percorso fra le stelle, un percorso nei nostri sogni ma che non troveremo fino al mattino. E', semplicemente, Altroquando. Verrà col domani e dove è andato ieri se ne andrà.



Pan's Labyrinth




Wednesday, 16 April 2014

Meritocracy

Vai a SouthBank, e la manager è una giovane e bella donna. Lavori in un condominio il cui appartamento più economico costa un milione e mezzo di sterline e l'attico ventidue, e il manager è una giovane e bella donna. Arriva una troupe televisiva e il manager è una bella ragazza che avrà pochi più anni di mio figlio. Ah! Che bello trovarsi in una nazione civile dove le capacità contano, dove esiste la vera meritocrazia! Mica come in Italia.

You go to SouthBank, and the manager is a young and beautiful woman. You work in a condominium where the cheapest flat is worth 1.5 million pounds and the penthouse even 22, and the manager is a young and beautiful woman. A television troupe arrive and the manager is a beautiful girl very few years older than my son. Ah! What a great thing is to be in a civil nation where the skills count, where there's a real meritocracy! Not like in Italy.