Welcome to the moor of my mind, to the bog of my mood. In this place you'll find reflections in a shattered mirror, shadows in an autumnal day, changing dark clouds in my mind's nocturnal sky. This place is such a stuff as dreams and nightmares are made on, a journey record which gives shape to a different world. Welcome to my world.
Tuesday, 3 October 2017
Wednesday, 20 September 2017
Shiva
Credo di aver fatto un errore di valutazione. Non eri Vishnu, eri Shiva. Ed ho passato gli ultimi anni nell'attesa che arrivasse la mia distruttrice, quando invece eri già venuta e lasciato rovine al tuo passaggio. Un'attesa inutile, quando invece avrei dovuto spendere quel tempo nella ricostruzione.
I may have done an evaluation mistake. You weren't Vishnu, you were Shiva. And I have spent the last years waiting for my destroyer when you had already come to wreck havoc. A useless wait, when I should have spent my time rebuilding.
I may have done an evaluation mistake. You weren't Vishnu, you were Shiva. And I have spent the last years waiting for my destroyer when you had already come to wreck havoc. A useless wait, when I should have spent my time rebuilding.
Monday, 18 September 2017
Today as yesterday
“When a man is denied the right to live the life he believes in, he has no choice but to become an outlaw.” ― Nelson Mandela
Sunday, 17 September 2017
Sometimes you lose it all.
Some people lose it all.
Dr. Flynn could have been a very happy wife. Taking the hand of a man she wanted all her life. Work and career came first that year, she wanted respect. But she was easy on the eyes and became the boss's pet. Oh, no no. The choices we make and things we say create the hands of fate. The things she did and words she said drove her man away. She pushed herself ignored her health and began to fall apart. Doomed is the soul who ignores their broken heart. Oh, no no no. Sometimes you lose it all. Some people lose it all. Desperate now for that love she found, but too ill and out of faith. She accepts the hand of a lonely old man who only knows her name. Down she fell to a private hell, the middle where no one dreams. Where beauty and brains are things she will not need. Oh, no no. Entitled girls who ignore the world with lies and make belief, Walk an easy road but wear cowards robes, When they face eternity. Oh, no no no. Sometimes you lose it all. We're all going to fall, But some people lose it all.
I told you a thousand times my dear...
...never to fall in love with a man
Who's broken beyond all repair
If I told you once
I told you a thousand times my dear
Never to fall in love with a man
Who drinks from the well of despair
I thought from the very start
I'd made it quite clear I fear
Now you're righteously fucked
As you swing from the rope
At the top of the stairs
If I told you once I told you twice
I was held in the grip of incurable vice
Lips turning blue like the shade of your eyes
Limbs shudder and twitch as you met your demise
You must've looked pretty as you stepped off the chair
Pink satin slippers how they danced in the air
Your dainty toes swelled to an alarming degree
Hope you were thinking of me
Hope you were thinking of me
Thinking of me
If I told you twice
I told you two thousand times my dear
Never to fall in love with a man
Who's broken beyond all repair
I knew from the very start
You'd end up right here so queer
Now you've left me with naught
But a suicide note and a lock of your hair
If I've mentioned it once I've mentioned it twice
I was bound in the throes of unearthly device
Radiance bloomed as I lay you to rest
Shadows of moonbeam alight in your breast
Deep in the ground where the worms have their feast
At last you can taste an incurable peace
Now that you're dead and you're finally free
Hope you were thinking of me
Hope you were thinking of me
Thinking of me
If I told you thrice
I told you three thousand times my dear
Never to fall in love with a man
Who'd draw you into his lair
I warned from the very start
The end would be rather severe
Now your screams fall like vaporous
Stones from your mouth into the night air
One time begat twice, that third time's the charm
Disregard it all lovey, it's signs of alarm
Skin milky white as you lie in repose
Tattered dress stained from the blood I suppose
So hollow and vacant, devoid of all light
Your epitaph written on our wedding night
As your muscles were twitching in their final plea
Hope you were thinking of me
Hope you were thinking of me
Thinking of me
Thinking of me
Thinking of me
Always thinking of me
Just me
In effigy
There's a bunch of keys on the table. There are some cigarettes on the sofa. There's a blood stain on the carpet. And the TV is on.
There's some cash close the keys. There's a wine bottle on the floor. There are two glasses on a tray. And the music softly comes from the TV.
There's a magazine close the cigarettes. There's a woman purse laid on the ground. There's a small, white hand that appears from behind the armchair.
There's the traffic noise getting in through the window. There are the neon lights reflecting in the room. There are people shouting on the road. There's a knife in my grasp.
There's a thick lock of red hair close the hand. There are two green eyes staring wide open. There are many freckles on a little nose. There's her snow white skin.
I didn't do it for love. I didn't do it for hatred. I just did want you to leave forever. But it didn't work.
She has hair as red as yours. She has the skin as white as yours. She has hands as small as yours. But she isn't you.
I did want you leaving my head. I did want you getting lost in the past. I did want to forget you. I did try to kill you in effigy.
In effigie
C'è
un mazzo di chiavi sul tavolino. C'è un pacchetto di sigarette sul divano. C'è una macchia di sangue sul tappeto. E la TV è accesa.
Ci
sono delle banconote vicino alle chiavi. C'è una bottiglia di vino sul pavimento. Ci sono due bicchieri su un vassoio. E la musica esce
soffusa dalla TV.
C'è
una rivista aperta vicino alle sigarette. C'è una borsa da donna in terra. C'è una piccola mano bianca che compare da dietro la
poltrona. E la finestra è aperta.
C'è il rumore del
traffico che entra dalla finestra. Ci sono le luci dei neon che si riflettono nella stanza. Ci sono persone che gridano in
strada. C'è un coltello nel mio pugno.
C'è
una folta ciocca di capelli rossi vicino alla mano. Ci sono due occhi
verdi sbarrati. Ci sono tante lentiggini su un naso piccolo e
all'insù. C'è la sua pelle candida.
Non
l'ho fatto per amore. Non l'ho fatto per odio. Volevo solo che te ne andassi per sempre. Ma non ha funzionato.
Lei
ha i capelli rossi come i tuoi. Lei ha la pelle candida come la tua.
Lei ha le mani piccole come le tue. Ma lei non è te.
Volevo che uscissi dalla mia testa. Volevo che ti
perdessi nel passato. Volevo dimenticarti. Ho provato ad ucciderti in effigie.
Tuesday, 29 August 2017
Customer Service 2
Ovvero le disavventure di un gruppo di sudafricani.
Credevate fosse finita? Sbagliavate.
Dopo il problema con l'elettricità alla proprietà occupata dai turisti sud-africani, di cui ho raccontato nel post precedente, ho passato un paio di giorni in uno strano stato. Specialmente la sera, al momento di andare a letto, venivo preso dalla sensazione che mancasse qualcosa. E non riuscivo a capire cosa fosse questo qualcosa. Poi ho realizzato: i sudafricani non mi stavano più chiamando. Che finalmente tutto stesse volgendo per il meglio mi era inconsciamente inconcepibile. Eppure...
Si sono rifatti vivi ieri mattina, ma non per un problema. Mi hanno gentilmente chiesto se potessi prenotare per loro un tavolo al ristorante in paese, cosa che mi ero offerta di fare al loro arrivo sapendo le problematiche che troppo spesso (ma sempre meno, per fortuna) i miei connazionali incontrano quando hanno a che fare con una lingua straniera. Provvedo immediatamente a chiamare il ristorante, fisso un tavolo per sette persone, quattro adulti e tre bambini uno dei quali ha bisogno del seggiolone. Confermo la prenotazione e procedo a fare le mie cose per il resto del giorno.
La notte precedente avevo avuto ospiti (paganti) due francesi di passaggio nel loro viaggio da Firenze a Siena, Luc e la sua fidanzata. Offro loro di cenare insieme, cosa che Luc accetta volentieri, mentre la fidanzata declina per la stanchezza. Io ci metto un risotto col lampredotto e spiedini, Luc una bottiglia di buon vino e del pecorino stagionato. Entrambi mettiamo un fiume di parole, confrontando i sistemi scolastici, burocratici e fiscali delle rispettive nazioni, accompagnando il tutto con svariati bicchierini di liquore al basilico che qualcuno di voi mi ha visto preparare in diretta su Facebook. Per farla breve, sono le 2 di notte passate quando ci convinciamo che è il caso di andare a dormire. Purtroppo l'orologio biologico di un giardiniere è spietato, ed alle 6 e 30 ero già sveglio.
Torniamo a ieri, giornata piena e stancante, ancor di più avendo poche ore di sonno alle spalle. Prima delle 10 sono già a letto e le numerose sirene che sento andare e venire non mi scuotono più di tanto. Cado profondamente addormentato.
Mi sveglia il telefono. Lo afferro quando già ha smesso di suonare, ricordo di altri tempi, anni ormai passati in cui suonava tutte le notti. Dieci minuti a mezzanotte, sono i sud-africani. Che cavolo è successo? Ci sono anche dei messaggi su Whatsapp: ...eravamo al ristorante... non possiamo tornare a casa a causa del fuoco... ci puoi indicare un posto dove passare la notte?
Fuoco? Un incendio? Ecco cos'erano tutte quelle sirene. Li richiamo. Dove siete? Davanti alla chiesa dove ci siamo incontrati la prima volta. Sarò lì in quindici minuti. Mi vesto, salto in macchina e li raggiungo. La montagna è a fuoco, con fiamme che si sono allargate in due diverse direzioni e che in alcuni punti sono alte molti metri. Le strade sono state bloccate dalla polizia, i pompieri e l'ex comunità montana sono al lavoro per contenere l'incendio non essendoci alcuna possibilità di spengerlo, i droni mandati a monitorare sono respinti dalle colonne di aria calda.
Beh, questa vacanza non ve la scorderete di certo. Poco ma sicuro! Ci dispiace darti tutti questi problemi, ma senza di te non avremmo saputo come fare. No problem. Anzi, so che non dovrei dirlo, ma io mi sto divertendo un sacco. Vediamo di trovarvi un letto, adesso.
L'agriturismo che avevo contattato quando minacciavano di andarsene fa al caso nostro. Telefono e verifico la disponibilità di posti letto. Ci sono, quindi faccio loro strada fino al posto, anche questo ben in alto su un altro versante montano lungo una strada immersa nel bosco. Arriviamo, si registrano (meno male che due di loro avevano la patente con sé), le camere vengono preparate e i bambini messi a letto. Noi rimaniamo a guardare l'incendio, che sembra andare a morire più di una volta per poi tornare ad esplodere in vampate gigantesche ancora ed ancora. Ci beviamo una birra (non ho capito se offerta dalla ragazza dell'agriturismo o dal sud-africano), si parla di come l'Inghilterra tratta gli stranieri (membri del Commonwealth sì, ma fanno sputare sangue pure a loro con tutta una serie di regole kafkiane su residenza, conto bancario e permesso di lavoro risolvibili solo infrangendo le regole), poi me ne torno a casa. E' l'1 e 18. E stamattina sono dovuto andare a vedere se la strada di casa loro era stata riaperta, perché partono questa notte e devono recuperare i passaporti e il resto delle loro cose. La strada è sgombra, vado a comunicarglielo, un'ultima chiacchiera, un ultimo ringraziamento e poi addio. Fate un buon viaggio di rientro. Io starò le ultime ore con le dita incrociate.
Ah! Ho avuto notizie dei tipi che cercavano il tedesco. I miei ospiti li hanno incontrati al ristorante. Dopo quattro giorni non hanno ancora visto il proprietario di casa, anche se almeno hanno trovato la casa, presidiata dalla madre, ed hanno un posto dove dormire. I lupi non li hanno presi, e Italia batte Germania 2 a 0.
Thursday, 24 August 2017
Customer service
Fra annunci di affitto non chiari, bollette non pagate,
tedeschi che abbandonano i loro ospiti a vagare sui monti,
un'esperienza su come non fare ospitalità per i turisti.
Tutto è cominciato pochi mesi fa, quando, avendo deciso
di rientrare in Italia, ho preso possesso della casa resa vacante
dalla dipartita per altri lidi prima di mio padre e poi di mio
fratello. Ritrovatomi a vivere solamente con mio figlio in una casa
di circa 200 metri quadri che, al momento della mia decisione di
rientrare in Italia, era piena di persone al punto che progettavo di
ristrutturare una parte del granaio per avere una camera mia, ho
dovuto decidere come impiegare quegli spazi improvvisamente vuoti. Il
granaio è sulla via per diventare la mia biblioteca privata, e una
camera da letto inutilizzata è stata messa in affitto su Airbnb. La
cosa procede bene, anche se ovviamente si parla di piccoli numeri,
giusto per raggranellare il necessario a pagare le bollette. Ma
interagire coi turisti mi piace e la qualità del servizio offerto
(sempre superiore alle aspettative degli ospiti) mi ha fatto
guadagnare fin'ora un 100% di recensioni a 5 stelle.
Se con la camera mi pago le bollette, con lavoretti di
giardinaggio (la mia professione da sempre) mi pago il mangiare.
Tramite questi lavori sono venuto in contatto con una famiglia
proprietaria di un immobile situato sulla montagna sovrastante il
paese. Dopo avermi affidato la manutenzione del terreno prima, e
della piscina poi, mi hanno chiesto di seguire per loro anche la
parte relativa all'ospitalità nei periodi in cui la proprietà è
affittata ai turisti. In teoria, niente di che: pulire la casa,
accogliere gli ospiti quando arrivano, mostrare loro la proprietà
che mai potrebbero trovare senza una guida, spiegare le regole della
casa e come le varie cose funzionano. Essere disponibile per le
emergenze. Easy. Mica tanto, invece. Cioè, sarebbe facile se avessi
il pieno controllo dell'organizzazione e gestione della struttura.
Essendomi invece ritrovato a gestire qualcosa organizzato (malamente)
da altri, la situazione è un cincinino più complicata. Ma andiamo
per gradi.
Prima venne l'istrice. La settimana precedente
all'arrivo di 9 ospiti russi, un fetente istrice si rosicchia il tubo
dell'acqua e la linea elettrica che servono la proprietà, rendendola
inagibile. Insieme ad un ruspista della zona, riusciamo a piazzare
nuove linee idrica e elettrica in tempi record. Tenete conto che la
proprietà si trova a 600 metri di altezza, al termine di una strada
in terra battuta troppo stretta per un normale furgone. Il che non
rende semplice portarvi macchinari come un miniescavatore e i
materiali. Quando andiamo a riaprire l'acqua, il proprietario non lo
fa con la dovuta cautela: l'acqua arriva da un deposito posizionato
più in alto rispetto alla casa, e quando il rubinetto viene aperto
all'improvviso l'acqua scende ad una velocità degna delle condotte
di una centrale idroelettrica. Risultato: la caldaia esplode. Di
sabato pomeriggio. Caldaisti e idraulici neppure rispondono al
telefono il fine settimana. I proprietari mi assicurano che
invieranno un'email ai russi per avvisarli della mancanza di acqua
calda e che per alcuni giorni dovranno usare i bagni della casa
accanto (quella dove i proprietari vengono a stare quando hanno
tempo). E per avvisarli, suggerisco io, di comprare qualcosa da
mangiare perché la domenica qui è tutto chiuso.
I russi arrivano, li accompagno in cima alla montagna,
mostro loro la proprietà e chiedo: “I proprietari vi hanno
avvisato dei problemi che sono sorti?” Quali problemi? Ecco... E
quindi spiego: un istrice si è mangiato il tubo dell'acqua e il cavo
dell'elettricità; abbiamo sistemato tutto, ma come conseguenza del
danno la caldaia e la lavapiatti (sì, questa mi è stata comunicata
a poche ore dall'arrivo degli ospiti) si sono rotte. Come? Non ho
menzionato che il danno lo ha fatto il proprietario? Non si può
sempre dire la verità. Appena possibile porteremo dei tecnici quassù
per sistemarle, dico concludendo agli ospiti. Non è che i russi
sprizzassero gioia, alla notizia. Ovviamente non era stato comunicato
loro neppure che si dovevano procurare delle cibarie prima di
arrivare qua, quindi se ne sono dovuti tornare a Firenze prima di
cena.
Il giorno dopo mi contattano: internet non funziona. E
non funziona neppure il forno. Vado a verificare, poi giro il
problema ai proprietari. No, il forno non funziona. E perché non me
lo avete detto prima?! Internet? Boh... Com'è, come non è, viene
fuori che i russi si sono consumati 30 giga di dati in meno di 24
ore. Eh! Ma internet lassù non è per guardare i film. E' solo per
comunicare, cercare qualcosa in rete. Non è mica illimitato. Okay,
ma tu cosa hai scritto nell'annuncio? Hai specificato che internet
non è illimitato? Ho scritto che c'è il WI-FI. Ecco, chiunque
avrebbe inteso di avere a disposizione internet illimitato. Le cose
vanno spiegato per bene! Si deve essere chiari in ciò che si offre.
Eh, vabbe'... Io glielo ricarico, ma tu diglielo che non devono
usarlo per guardare ifilm. Certo.
Due giorni dopo i russi mi contattano di nuovo. Non c'è
elettricità. Vado su a vedere a cosa sia dovuto: il contatore indica
un superamento della potenza. Cosa c'era in funzione? Ferro da stiro
e idromassaggio. Mmmm... Telefono ai proprietari. Ma l'avete pagata
la bolletta? No, non l'avevano pagata. L'elettricità viene
ripristinata in poche ore. Fottuto istrice, dico ai russi, il danno
deve aver creato problemi in tutto l'impianto elettrico.
Fra mercoledì e giovedì, caldaia e lavapiatti vengono
riparate e coi russi non ci sono più stati problemi. A me è rimasto
poi da pulire il disastro che avevano lasciato in casa.
Passa una settimana e arriva una coppia di “amiche”
inglesi, con i 3 figli di una delle due: una ragazza adolescente, una
bimbetta di 7 anni e un bimbo di 5. Persone squisite: la bimba si
spaventa per la strada accidentata che abbiamo fatto col buio e
scende infine dall'auto in lacrime, al che la consolo assicurandole
che di giorno la strada fa ancora più paura e che i bambini italiani
crescono su strade del genere ed è per questo che noi italiani siamo
strani. Stranamente si è rasserenata. Il bimbetto corre
immediatamente dopo ad abbracciarmi una gamba, al che lo sollevo e me
lo metto sulle spalle, procedendo a mostrare la casa al gruppo. Forse
al bimbo manca la figura paterna?
Questo gruppo non ha avuto problemi. Internet non gli
interessava, tutto ha funzionato a meraviglia e sono dovuto andare su
solo una volta per verificare i danni al termine di una tempesta che
aveva abbattuto alberi e pali della luce un po' ovunque. Le signore
avevano dimenticato di chiudere gli ombrelloni, col risultato che 2
si sono distrutti ed un terzo (che era chiuso) era adagiato sul fondo
della piscina.
Le inglesi se ne vanno (lasciando l'acqua
dell'idromassaggio nera) e arrivano dei sudafricani. Due coppie con 3
bambini in tutto. Ci prendiamo in simpatia e dico loro di chiamarmi
per ogni necessità. Non mi aspettavo ne avessero così tante...
Prima c'è il problema con internet: non funziona. Indaghiamo e viene
fuori che alcuni ripetitori sono stati danneggiati dalla tempesta.
Non c'è verso di farlo funzionare. Non rimane che cambiare
compagnia: trovo un negozio ancora aperto alle 7 e 30 e il giorno
dopo vado a portarglielo. Il segnale va e viene e non sono contenti,
perché avevano specificato che avrebbero avuto bisogno di internet
per lavoro ed era stato assicurato loro che internet era
perfettamente funzionante. Il giorno dopo, alle 9 di sera, mi
chiamano di nuovo perché non c'è acqua. Vado a vedere e trovo il
deposito da 10.000 litri vuoto e la pompa del pozzo in blocco.
Sistemo il tutto ed apro la linea dell'acquedotto, così hanno acqua,
anche se a pressione più bassa, mentre il deposito si riempe. Il
proprietario mi assicura che il giorno dopo lui sarà lassù e
riaprirà il rubinetto del deposito. Ma la sera dopo mi richiamano i
sudafricani per dirmi che sono di nuovo senza acqua. Chiamo il
proprietario: ma che sei stato su? No. Sarebbe stato carino
avvisarmi, sarei andato io a riaprire i rubinetti. 9 e 30 sono alla
proprietà, riapro il rubinetto del deposito, comunico il ritorno
dell'acqua, e i sudafricani mi dicono che uno dei bagni è intasato.
Mi cascano le braccia... Torno domani, dico, non ho attrezzi con me.
La mattina dopo vado, ma lo stura lavandini non è
abbastanza grande per quel water e un litro di acido solforico non
risolve minimamente il problema. Torno di nuovo nel pomeriggio, con
della soda caustica e un mop. Trovo gli ospiti scuri in faccia, i
proprietari nella casa accanto, e il loro figlioletto con 2 suoi
amichetti che nuotano in piscina insieme ai figli degli ospiti. Ma
non gli avete dato l'esclusiva dell'uso del giardino e della piscina?
Eh, vabbe', fa la signora, siamo venuti solo oggi! E che vuol dire?
Se gli avete venduto una cosa quella cosa deve essere. Infatti i
sudafricani non erano contenti: abbiamo pagato per l'esclusiva, non
vogliamo nessuno in giardino e nella piscina. Giusto. Vado dai
proprietari: levatevi dai coglioni, per favore. Poi riferisco agli
ospiti: mi spiace, una mancanza di comunicazione fra i proprietari e
il figlio che vi ha affittato la proprietà; non sapevano
dell'esclusiva. No problem, Alessio. Non è colpa tua.
Ma la giornata non era ancora finita. 8 e 30 di sera,
mentre sono fuori casa, ricevo un messaggio. Siamo di nuovo senza
acqua. Ne abbiamo abbastanza. Non c'è stato un giorno tranquillo:
vogliamo i nostri soldi indietro e ce ne andiamo. Okay,
comprensibile. Alle 9 e 30 sarò lì e vi aiuto a trovare un'altra
sistemazione. Quando arrivo su scopro che qualcuno (il proprietario)
aveva nuovamente chiuso il deposito e aperto l'acquedotto, “perché
il livello dell'acqua nel deposito era basso”. Ma perché cazzo non
me lo hai detto?! L'acquedotto non ha pressione di notte, non c'è
acqua neanche per lavarsi le mani, figuriamoci per una doccia. Ovvio
che questi sono incazzati. Non con me, per fortuna.
Dopo aver riaperto l'acqua mi hanno offerto una birra,
mi sono fermato a parlare per oltre un'ora, passando da un argomento
all'altro: Londra, le mie e loro inclinazioni politiche, la crisi
economica e la Brexit, la vita in Italia quando ero bambino, e molto
altro. Li lascio con la promessa di portarli in una vineria locale
per provare un po' di roba buona e la richiesta di farmi sapere cosa
decideranno di fare riguardo la loro permanenza.
Stamani c'è stato un nuovo capitolo. Mi chiamano a
mezzogiorno. Siamo di nuovo senz'acqua (ancora?! Eccheccazzo è
successo stavolta?) e senza elettricità (ecco spiegato: niente
elettricità, niente pompa dell'acqua). Mi fiondo alla proprietà,
vado a controllare gli interruttori, che sono tutti su, poi vado a
controllare il contatore. E' saltato. Perché? Leggo sul display:
superata la potenza di oltre il 33%. Chiamo i proprietari: mi sa che
c'è un'altra bolletta non pagata. Provvedete, please. Ai sudafricani
racconto di fantomatici lavori sulla linea e che nel pomeriggio la
potenza tornerà normale. Cosa che è prontamente avvenuta non appena
la bolletta è stata pagata.
Prima di andarmene chiedo: avete trovato un altro posto
dove stare? Ma sai, mi viene risposto con un sorriso, il posto qui ci
piace, quando abbiamo acqua ed elettricità. Sorrido anch'io e torno
a casa, dove mi scaldo il pranzo.
Non appena mi siedo il telefono squilla. Sono di nuovo
loro. Angoscia: cos'è successo ora? Alessio! C'è qui una persona
che cerca un certo Marco. Lo conosci? No... Posso parlare a questa
persona? Certo! Pronto? Pronto. Qual è il problema? Abbiamo
prenotato una casa quassù ma non riusciamo a trovarla. Il
proprietario, Marco, non risponde al telefono e ci ha lasciati qua a
girare da un'ora. Speravo tu ci potessi aiutare. Mi dispiace, non
conosco nessun Marco. L'unica persona che affitta lì in zona e che
conosco è una signora inglese. No, questo è tedesco. Ah, tedesco? E
perché cazzo ha un nome italiano? Guarda, l'unico tedesco lì so
dove vive. Spiego come trovare la casa, mi raccomando di farsi dare
il mio numero dai sudafricani e di chiamarmi se fossero in
difficoltà.
Sono passate 4 ore da quella telefonata e non li ho
risentiti, quindi suppongo abbiano trovato Marco. Oppure sono caduti
in un burrone e i lupi se li sono mangiati. Sì, che ci crediate o
no, abbiamo dei lupi quassù. I sudafricani hanno riavuto la
corrente, hanno ancora l'acqua, e forse sono riuscito, con i miei
racconti, a far loro percepire tutte le difficoltà avute non come
una serie di inconvenienti ma come un'esperienza di vita. Sempre che
da qui in avanti non succedano altri problemi e che la loro vacanza
sia finalmente rilassante e piacevole. Confido nel Montespertoli e
nella finocchiona che farò loro provare domani sera. Ma tirando le
somme, mi viene da dire che gli italiani non se la cavano tanto bene
con l'ospitalità. Neanche i tedeschi, a quanto pare, ma non è una
buona scusa per non fare meglio. E questo è qualcosa che noi
italiani dovremmo imparare dagli inglesi. Così come dovremmo
imparare la loro capacità di autopromozione... una cosa che invidio
loro tantissimo, questa capacità di venderti il sole a mezzogiorno,
un sole dipinto per giunta... dovremmo anche imparare da loro il
customer service. La stessa traduzione in italiano di questo
termine lascia a desiderare, un servizio clienti che non
riassume in sé lo stesso concetto posseduto dalla forma inglese la
quale implica che l'ospite e il cliente, devono vivere, grazie a te,
la miglior esperienza possibile e andarsene felici e pronti a
ritornare anche se hanno speso un patrimonio e ottenuto poco in
cambio.
In quanto a me, mi sto divertendo un casino. Perché
come diceva Tex Willer, i problemi sono il sale della vita. Ma per la
prossima stagione mi assicurerò di aver il controllo totale, perché
troppo sale non solo rovina il cibo, ma fa anche alzare troppo la
pressione. Tanto più che è probabile si aggiungano due nuove
proprietà.
Tuesday, 1 August 2017
Vita alla periferia del mondo
Certo,
è una vita isolata, quella che facciamo qui.
Non
siamo ad uno dei crocevia del mondo,
dove
tutto e tutti devono quanto meno passare
se
vogliono andare da qualche parte,
e
dove molti si fermano affascinati.
E
l'isolamento si fa sentire
maggiormente
quando leggo i racconti
di
autori che hanno calcato le strade oscure
nelle
downtown di grandi metropoli,
o
quando ripenso alle affollate e luminose strade di Londra
e
ai suoi vicoli dipinti in colori sgargianti.
Serve
l'auto per spostarsi,
non
abbiamo veloci treni sotterranei
che
ci portano ovunque.
Ma
cinesi e francesi vengono a bussare alla mia porta
in
cerca di ospitalità.
Beh,
veramente prenotano su Airbnb,
ma
sono curiosi e mi fanno domande,
e a me piace parlare
-niente
di strano, in fondo
sono un moderno cantastorie-
e
mi regalano bottiglie di vino.
E
due giorni fa ho parlato con un americano
di storia e letteratura,
e
a breve andrò a visitare le pievi di montagna
in
compagnia di uno scozzese.
Non
trovi sushi né cibo indiano, qui.
Non
c'è gran scelta di birre.
Il
sidro non lo trovi proprio.
I
supermercati non hanno corridoi interi
di dolci strani e cibi etnici.
Ma
trovi la finocchiona
e il formaggio al tartufo,
i
vini ci sono per il formaggio e per i dolci,
per la carne e per le
chiacchiere
durante
aperitivi resi più saporiti dalla cordialità.
Non
trovo molti negozi di libri, qui.
E
nei negozi di roba usata
trovo raramente libri che mi interessano.
Ma
Amazon consegna anche qui,
ed
ho una mia biblioteca
che mi può dar da leggere
per
il resto della mia vita
senza
più comprare un solo libro.
Non
ci sono stradine buie ed intricate, qui.
Né
luci né rumori né il vociare della folla.
Ma
ci sono i monti fuori della mia finestra,
col
campanile della pieve
che svetta fra gli alberi
e
la grande croce di metallo, lassù,
in
alto in alto,
sulla
cima della vetta più alta.
Non
è facile viaggiare,
se vivi nella periferia del mondo.
Ma
non è che ne abbia una gran voglia.
In
fondo in fondo, non si vive affatto male, qui,
nella
Periferia del Mondo.
Monday, 31 July 2017
London for dummies
Prima che il ricordo sbiadisca (potrà mai?), provo a
mettere per iscritto la Londra che risulta dalla mia esperienza
personale di 5 anni, fra “hard flat sharing” (appartamenti divisi
con indiani sudicioni, topi ed inglesi dalla cagata a spruzzo)
e “speed interview” (i colloqui di lavoro a Londra che ricordano
gli speed date, dove il lavoro viene dato al primo che lo accetta e
da cui ci aspetta massima fedeltà negli anni, poco importa se non
hai neanche avuto il tempo di valutare pure solo la parte economica
prima di essere costretto ad accettarlo, pena vedere il lavoro dato a
quello dopo di te). Trattasi di un'esperienza personale, e come tale
deve essere valutata, ma sono sicuro che non mancheranno le voci che
diranno che io non ho capito niente di Londra, che non è minimamente
come io la descrivo, eccetera eccetera eccetera. Come il ragazzetto
che dopo oltre un anno a Londra, senza aver mai lavorato in quanto
foraggiato dalla pecunia genitoriale diligentemente spedita dalla
Sardegna, né aver realmente neppure studiato durante quel periodo,
in quanto il corso che avrebbe voluto fare era troppo costoso, alla
mia affermazione che in UK non esiste la meritocrazia mi disse che
per affermare ciò dovevo non aver capito niente di questa nazione.
Al di là della validità o meno della mia affermazione, sarebbe
opportuno aver sperimentato il mondo del lavoro prima di supporre di
essere qualificati a dire la propria opinione in merito.
E di casi simili ne ho tanti: dal programmatore
residente a Londra da 13 anni che era stato una volta sola nell'East
End (a casa di amici) ma riteneva di conoscere “Londra come le sue
tasche”; alla tipa che dopo pochi mesi a Londra consigliava a
persone con un lavoro fisso in Italia e che non parlavano inglese di
licenziarsi e andare a Londra, ché un lavoro lo trovavano subito,
ritenendo di avere esperienza per parlare perché lei “aveva
vissuto sui benefit” (le traduzioni letterali dall'inglese
all'italiano possono risultare in traumi fisici per schiacciamento
per le parole, fate attenzione); al coglioncello che urlava “Italia
merda!” perché in Italia non aveva lavoro e qui aveva trovato
subito il lavoro della sua vita: mettere volantini publicitari nelle
cassette della posta. E poi quelli che vivevano vicino a musei
particolari ma conoscevano solo Brick Lane; e quelli che dicono che
Londra è una città sicura ma non hanno mai visto le statistiche sui
crimini; quelli che non si sono mai resi conto che i costi dei
trasporti aumentano in proporzione quasi geometrica, o che credono
che il monte paghe aumenti perché vi vengono considerati anche i
bonus dei manager, mentre l'unica cosa che aumenta a Londra è il
numero di persone che si deve dividere lo stesso monte paghe (vedi
dati governativi 2014); quelli che hanno inneggiato a Londra città
della tolleranza per l'elezione a sindaco del Cane Sadico, quando se
sommi musulmani e liberal shit fautori della distruzione della
civiltà occidentale ottiene la maggioranza degli elettori (e gli
effetti di quell'elezione si cominciano a vedere, direi, ma
ovviamente devi avere gli occhi aperti).
Dopo questa introduzione, viene da sé che se, tu
lettore, ritieni che io non abbia capito niente di Londra, significa
che tu non hai capito proprio un cazzo non di Londra, ma della vita.
E l'unica cosa a tua discolpa che riesco a immaginare è che non
esiste una sola Londra, bensì multiple, nelle quali si muovono per
lo più sonnambuli e creature allucinate che non vedrebbero ciò che
non vogliono vedere neanche se ci sbattessero contro. Ma vi capisco:
preferite fingere di essere felici piuttosto che valutare l'ipotesi
di tagliarvi le vene. Anche se non capisco come si possa riuscire a
fingere di essere felici quando si vive in case dove crescono i
funghi, o infestate di topi, o con una perdita d'acqua esattamente
sul vostro letto, o dividendo una stanza con uno sconosciuto (a volte
più d'uno), o lerce da far paura, giusto per fare una brevissima
lista lungi dall'essere esaustiva. Ma effettivamente ho incontrato
poche persone che riuscivano a fingere abbastanza bene da far venire
il dubbio che fossero felici veramente.
Cambiamenti contingenziali e ricerca di lavoro
Ma lasciamo da parte i dummies e concentriamoci su
Londra. Londra cambia velocemente, mostra facce sempre nuove, si
“rinnova” con estrema facilità. La maggior parte delle sue
dinamiche muta in pochi anni, quindi si necessita di fonti di
informazione fresche e addentro alla dinamica contingente per capire
come muoversi. Per tale motivo un'esperienza decennale di vita a
Londra non è necessariamente certezza di conoscenza e buoni
consigli, in tanti campi. Mi ricordo, per esempio, i commenti che
tanti “decani” davano nel 2012/13 ai neo-arrivati su come cercare
lavoro e affrontare le interview. Io pensavo, ma questi sono
completamente estraniati dalla realtà! E
in un certo qual senso lo erano. Arrivati a Londra prima della crisi
del 2008, quando era facile, quando Londra aveva più lavori che
persone e prendeva tutti, accettava cani e porci, le paghe erano alte
e lo stato pagava fino a 24 ore di lezione di inglese per meglio
introdurti nel mondo del lavoro, erano ormai ben inseriti nel network
lavorativo, da anni non facevano una interview o se la facevano era
per posizioni superiori. Insomma, non avevano la minima idea di come
le cose erano cambiate intorno a loro e nella loro supponenza davano
consigli inattuabili a chi muovesse i primi passi in quel di Londra.
Ma Londra è molto gattopardiana, non fatevi ingannare. Il Regno
Unito è ancora guidato da quella classe nobiliare che sottomise
l'isola a partire dal 1066. I cambiamenti sono di facciata,
interessano le modalità, mentre lo spirito che anima le scelte
politico/economiche e di conseguenza sociali, rimane immutato: è la
situazione contingente su cui lo spirito viene applicato che muta, e
se conoscete lo spirito e avete un'idea anche solo grossolana di
quale sia la contingenza, potrete estrapolare le vostre regole di
comportamento.
Londra citta stressante?
Londra non è una città difficile da vivere. Tutto è
molto semplice e fatto per funzionare autonomamente. Spostarsi è
semplice, internet fornisce un grande aiuto per sapere dove andare,
come andarci e cosa cercare dove. Se puoi pagare ottieni ciò che
vuoi, se non puoi pagare sei nella merda. Simple like that.
Non ci sono particolari alchimie socio-culturali da comprendere
quando hai soldi in tasca, anche perché la tanto vantata città
culturale è in realtà una città non-culturale: è il vuoto sotto
la laminatura di facciata che la definisce, la scarsa profondità
della sua offerta che la fa unica nella sua varietà. Anche
nell'offerta culturale, ovviamente, il denaro fa la differenza in ciò
che si può ottenere. Londra non è nemmeno una città stressante: lo
è molto meno delle città italiane, dove lo stile di vita impostoci
ci lascia con poco tempo libero per tutte le inutili attività che
altri hanno deciso siano “obbligatorie”, ci costringe a corse
assurde per arrivare nei negozi prima di chiusure sempre più
ritardate. Lo stress è solo una moda, per i londinesi, così come la
loro ostentata psicopatia. Intendiamoci, a Londra finisci per
diventare psicopatico per davvero. Devi, se vuoi starci: empatia e
rimorso sono pericolose in un ambiente come quello londinese, mentre
l'egocentrismo è fondamentale. Riprenderò il discorso
sull'egocentrismo più avanti.
Depressione londinese
Cosa rende Londra una città difficile per tanti,
dunque? Principalmente la scarsità e pochezza dei rapporti umani, la
loro superficialità e falsità, la loro temporaneità. A Londra è
tutto temporaneo: abitazione, lavoro, amicizie. E questo di certo non
aiuta a costruire quella stabilità di cui gli esseri umani
necessitano. Si viene ammessi in un circolo sociale per lo più in
base al lavoro che si svolge. Poco importa quali siano i tuoi
interessi, i tuoi studi o le tue conoscenze. Se lavori come
giardiniere te la devi fare coi tuoi colleghi di lavoro, e chi se ne
frega se sei capitato con la feccia dell'Inghilterra. E anche i tuoi
interessi extra lavorativi si devono adeguare a questa regola. Quando
io, giardiniere, ho osato frequentare conferenze di storia, mi sono
sentito chiedere da degli inglesi cosa ci facessi là, dato che non
lavoravo né studiavo in nessun campo connesso alla materia; e quando
sono andato a delle letture dello Ulysses di Joyce, sono stato
invitato al pub per essere studiato ed esaminato, come un animale da
bestiario, per poi essere ignorato e non ricevere più neanche un
saluto.
Per quelle persone che non sono attratte dai
divertimenti edonistici Londra può essere decisamente priva di
attrattive. Soprattutto se non si ha la capacità di concentrarsi su
un qualsiasi impegno o passatempo che ti impedisca di vedere cosa hai
intorno. Ho visto molte persone cadere preda di quella che io chiamo
la Depressione Londinese, rinchiudersi nella loro stanza e drogarsi
di internet, uscire solo per andare a fare un lavoro privo di
soddisfazioni o rinunciare addirittura a cercarlo, un lavoro, e
infine tornarsene a casa. Quella vera, che avevano lasciato. Io
stesso ho sofferto di tale depressione, e non c'è niente che te la
levi dalle ossa, perché è impossibile trovare quel senso di
appartenenza di cui necessitiamo: appartenenza ad un luogo, un gruppo
o una persona.
Ancora sullo stress che non esiste
Ritornando allo stress:
i ritmi di lavoro londinesi (e britannici ancor di più) non sono
minimamente al livello di quelli italiani. Un operaio inglese in
italia non sopravviverebbe una settimana; i colletti bianchi si
ritroverebbero all'orario di chiusura degli uffici senza aver
prodotto assolutamente niente, abituati come sono a cazzeggiare tutto
il giorno per poi concentrare il lavoro nell'ultima ora o mezz'ora e
invariabilmente essere costretti a fare overtime
(straordinario, spesso non
retribuito). Ricordo una manager di banca, una che “tirava su 600
sterline al giorno”, che si lamentava che alle 7 di sera lei era
ancora al lavoro, mentre la sua controparte italiana alle 4 o al
massimo alle 5 era già andata a casa. Solo che la controparte
italiana entra a lavoro alle 7 e 30, ha mezz'ora per il pranzo e
prima di staccare per pranzare ha già prodotto quanto a Londra viene
prodotto in 2 giorni, mentre la nostra manager londinese entrava a
lavoro fra le 9 e le 10 (più verso le 10), si prendeva 2 ore per
pranzare con parenti e/o amici, passava il pomeriggio a scarrozzare
il figlio del compagno in qua e là o per fare la spesa e portarla a
casa. Londra si è creata una reputazione di luogo duro, dove solo i
migliori riescono, quando in realtà ha raccolto insieme a tanti
meritevoli (prima del 2008) anche tanto del peggio dell'Italia e di
altre nazioni: ovvero tutti coloro che per un motivo o per un altro
avevano fallito nel paese di origine. I quali, ovviamente, dopo aver
avuto un immeritato successo, non erano minimamente disposti a
rinunciare al merito personale di tale successo ed hanno intortato la
storiella della tough city.
Ma se vuoi mantenere una fama usurpata qualcosa devi pagare in
cambio, e i londinesi lo pagano con gli orari di lavoro: non si può
avere finito tutti i compiti assegnati per le 2 del pomeriggio e
magari andarsene a casa come facevo io quando lavoravo all'Olympic
Park e al più grande living wall d'Europa.
Se vuoi dare ad intendere che lavori duro devi rimanere in ufficio
fino a buio e oltre.
Ovviamente ci sono anche aziende dove le condizioni
lavorative sono realmente dure o addirittura disumane, in un paio
così ci ho lavorato pure io. Ma impiegano tutte immigrati di recente
arrivo e dal basso profilo professionale. Così come ci sono persone
capaci che sono dovute emigrare a Londra perché in patria avevano
tutte le porte chiuse, tipo i ricercatori scientifici per fare un
esempio; ma anche loro rientrano a buon titolo fra coloro che “hanno
fallito in patria”, pure se non per loro colpa ma per un sistema
perverso.
Sapersi vendere
In un ambiente dove le
capacità personali, spesso, non hanno grande rilevanza,
l'appartenenza ad una classe sociale o a un gruppo etnico o a una
qualsiasi minoranza diventano fattori di successo. Per esempio, nel
mio settore, il giardinaggio, i posti migliori erano riservati ad
inglesi e membri bianchi del Commonwealth; le farmacie e la medicina
generale sembrano non avere altri impiegati che indiani; la
distribuzione dei farmaci parrebbe invece appannagio dei pakistani.
In un ambiente del genere il sapersi vendere in fase di reclutamento
diventa più importante di essere capace di eseguire il tuo lavoro.
Ricordo che ricevetti una risposta negativa ad una mia application
e che nella mail veniva chiaramente detto che la selezione e la
scelta finale del candidato erano state fatte sulla base della
qualità delle cover letter.
In pratica, come i candidati avevano scritto la loro cover letter. O
meglio, come una terza persona aveva scritto la cover letter per
loro, era passato avanti alle conoscenze e capacità dei candidati
stessi. Alla mia replica che faceva loro notare ciò fu risposto che
avevo frainteso il senso e che, anzi, la mia era una delle cover
letter scritte meglio. A parte la soddisfazione di aver scritto di
mio pugno una delle “migliori cover letter”, c'era solo la
comprensione del perché il giardinaggio in Inghilterra sia scaduto
così tanto.
La meritocrazia non esiste
La meritocrazia è una balla, come ho già scritto e
come sempre più persone stanno realizzando ora che il numero di
immigrati è aumentato a dismisura. Ma come si poteva credere, dico
io, che, in una nazione in cui le più alte cariche dello Stato e del
Governo vengono assegnate per diritto di nascita, il sistema si
basasse sulla meritocrazia? C'era spazio per tutti, fino a poco tempo
fa, e qualunque idiota poteva salire di posizione; ma la maggioranza
delle persone, inebriate dalla loro “ascesa”, non si rendevano
conto che in realtà la loro ascesa era stata limitata
volontariamente e dovuta unicamente al velocissimo ricambio dovuto ad
un continuo abbandonare. Era bisogno, non riconoscimento dei meriti.
Se qualcuno di voi ha raggiunto posizioni di riguardo, si chieda dove
sarebbe arrivato se fosse stato inglese. E non giustificate la cosa
con la questione culturale, come qualcuno ha fatto con me quando l'ho
messo alle strette durante una discussione: la scusa non regge.
Ovviamente, il Regno Unito è una nazione che intende ancora
competere sullo scenario mondiale, non si è venduta come la nostra
classe dirigenziale, perciò, di tanto in tanto, qualcuno veramente
bravo lo devono tirare dentro. Non si compete solo coi figli di papà.
What London wants
Tutto ciò che
interessa a Londra è il business, che lubrifica con l'alcol e le cui
tensioni rilascia col sesso. Se non sei interessato a business, sesso
o alcol, temo che Londra abbia poco da offrirti. Almeno così è
stato per me e per tante altre persone che ho conosciuto. E a Londra
tutto è incentrato sul business, tutto ciò che serve al business
funziona. Il resto potrebbe anche non esistere. La fortuna è che il
divertimento di uno è in genere il business di un altro, quindi si
riesce ad avere una (insoddisfacente) vita extra-lavorativa se si
vuole. Ma la creatura che viene coccolata è Londra, mentre i suoi
abitanti sono solo degli accessori sfortunatamente necessari a far
funzionare la città. Basta soffermarsi sul nome dell'ente che
gestisce i trasporti londinesi per capirlo: Transport for
London, non certo Transport for
the Londoners.
Per chi è Londra?
Eppure in tanti dicono
di trovarsi bene a Londra. E per qualcuno di loro magari è pure
vero. Un amico (ex amico, da quando mi sono reso conto che stava
diventando un vero londinese) mi disse, i primi tempi che ero a
Londra: a Londra non devi aspettare né le persone né il
meteo, altrimenti non farai mai nulla.
Aveva ragione, ovviamente: se fai dei piani e vi rinunci perché chi
ti doveva accompagnare ha disdetto all'ultimo minuto ne porterai a
compimento molto pochi, e quasi nessuno se poi aspetti pure di avere
un tempo decente per uscire. Londra, del resto, è perfetta per i
narcisisti, gli edonisti e gli egocentrici. Per quelle persone che, a
vari gradi, gioiscono solo di se stesse e in se stesse, e che poco o
nessun valore danno agli altri se non come ornamenti che possono
essere sostituiti a proprio piacimento o in base alle necessità. Se
vuoi sopravvivere a Londra devi tirare fuori il narcisista che è in
te, devi ottundere la tua sensibilità verso il tuo prossimo e
rimuovere i sensi di colpa. Tu devi essere il centro di tutto il tuo
fare, la persona per la cui soddisfazione (per quanto temporanea) ti
adoperi. Se sei così Londra ti calza a pennello. Se vuoi stare a
Londra devi sforzarti di essere così.
Un'altra categoria di
persone che immancabilmente si trovano bene a Londra, anche se
talvolta lo negano, sono tutti coloro che hanno un progetto. Che sia
un progetto di business, di studio e ricerca, o artistico, Londra è
perfetta per svilupparlo. Che, certo, non è poco. Non ti mette
paletti per limitarti né pali fra le ruote per bloccarti: non crea
impedimenti come fa l'Italia, bensì ti stende tappeti rossi. Ma
implica che tu ti dedichi interamente al tuo progetto, che tu lo
persegua con tutto te stesso, con una necessaria mancanza di empatia,
perché non puoi certo permettere che un'altra persona diventi più
importante del tuo progetto e vanifichi tutto ciò su cui hai
impostato la tua vita. Io stesso sono stato una “vittima” di
questa situazione, barattato come un oggetto per il successo di un
progetto. Ma in fondo anche questo tipo di persone, che dedicano (o
vendono?) anima e corpo alla realizzazione di neanche loro sanno
quale parte di se stessi, ricadono nella categoria degli
egocentrici/narcisisti. Magari sono proprio su quel confine offuscato
e vago che divide la maggior parte delle persone dalla categoria dei
narcisisti, ma lì sono.
E qui concludo, per ora. I consigli che ho dato
prendeteli o scartateli. Per me non cambia niente.
Wednesday, 26 July 2017
#FeminismIsAwful 2
Feminism is mixed up with the muddled idea that women are free when they serve their employers but slaves when they help their husbands.
-G. K. Chesterton
Thursday, 20 July 2017
Double Trouble
Guardandolo si capiva subito che era il suo secondo matrimonio: aveva l'espressione di chi aveva fatto la stessa cazzata per due volte. E dalla sua espressione si capiva anche che la seconda volta era cascato peggio che alla prima.
Looking at him it was clear that that was his second marriage: he had the expression of who has screwed up twice. And his expression said also that this time he screwed it up much worse than the first time.
Looking at him it was clear that that was his second marriage: he had the expression of who has screwed up twice. And his expression said also that this time he screwed it up much worse than the first time.
Sunday, 9 July 2017
The Danger of Post-Modernism 3
"This is insane. And this is why they are intellectual terrorists"
A Wild Multiple Apparatus of Knowing Discussion
Waiting Pentimento Intra-Observation
a paper by Anne Beate Reinertsen
Abstract
This is a heterodidactic neuroscience, not materiality of language discussion. It is an article on intra-observation as research methodology, thus auditory, visual, cultural, syntactic, and paratactical body/mind/brain possibilities of words—Thinking ontology for post-qualitative methodology. Indirectly, it is about linguistic accountability of the event of/in education; the event of/in research—Thought in the act and/or bodily awareness in the moment: Nodal point waiting pentimento performances . . . and Jasmine. It might therefore be about a whole new transdisciplinary and humble body/mind/brain, education and research field all together, or about being a bit wild in the brain, and/to transfer something across areas and learning. It is a schizoanalysis crafting of knowledge attempt becoming data wise in action. My goal and hope are to foster self-reflexive think-languages and practices in Early Childhood Education and Care (ECEC) Institutions and schools. It is a professionalizing method.
Postmodernists Educating Your Children...
What Could Go Wrong?
The Danger of Post-Modernism 2
The Post-Modernists, the SJWs, the gender studies foxes, and the rest of the natural lobotomised are intellectual terrorists. They murder reason, they kill common sense, they slaughter science, they massacre human reason, human dignity, and human decency.
The Danger of Post-Modernism
The British are barbarians camped out
in the relics of an older and superior civilisation
to whose beauty they are oblivious.
in the relics of an older and superior civilisation
to whose beauty they are oblivious.
When you degrade the Public Realm, you automatically degrade the quality of your city's life.
Friday, 7 July 2017
Serenity
Perché i momenti felici bastano a se stessi; ma il dolore ha bisogno di chi lo condivida. E mentre i miei tempi si fanno più sereni, faccio foto che poi non condivido, immagino storie che non vi racconto, e i miei sogni ho ricominciato a tenerli per me solo.
Because the happy moments are sufficient unto themselves; but pain needs someone to share it with. And whilst my times get more serene I take photos which I won't share, imagine tales I will tell you not, and, once again, I keep my dreams for myself alone.
Because the happy moments are sufficient unto themselves; but pain needs someone to share it with. And whilst my times get more serene I take photos which I won't share, imagine tales I will tell you not, and, once again, I keep my dreams for myself alone.
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